Al Congresso SIGENP di Genova il focus sull'obesità in età pediatrica: cambiamento dello stile di vita, coinvolgimento dei genitori e interventi personalizzati restano centrali
L’obesità pediatrica non si risolve con una dieta prescritta a tavolino. E nemmeno con una terapia farmacologica. Il percorso, soprattutto quando riguarda bambini e adolescenti, passa dalla famiglia, dalle abitudini quotidiane, dall’ambiente in cui si vive e dalla capacità di accompagnare nel tempo il cambiamento. È uno dei messaggi emersi dalla prima giornata del XXXIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP), in programma a Genova dal 24 al 26 settembre. Il congresso si svolge al Centro Congressi del Porto Antico.
Il punto di partenza è un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali sfide per la salute dei più giovani. Secondo i dati riportati da SIGENP, in Europa circa un bambino in età scolare su tre è in sovrappeso o presenta obesità. Un quadro che rende evidente la necessità di ripensare gli interventi.Le campagne di educazione alimentare, da sole, non sembrano essere sufficienti. A incidere sono anche i cambiamenti sociali e familiari: meno tempo per cucinare, maggiore disponibilità di alimenti pronti e ultraprocessati e un ambiente che rende più semplice adottare comportamenti sedentari. A questo si aggiunge un problema culturale: il peso eccessivo di un bambino può essere percepito come meno urgente rispetto al sottopeso. Il risultato è che l’intervento rischia di arrivare tardi. Per gli specialisti, quindi, non si tratta semplicemente di “mettere a dieta” un bambino, ma di costruire un percorso che coinvolga l’intera famiglia, con indicazioni concrete e sostenibili e una comunicazione capace di raggiungere anche gli adolescenti nei luoghi in cui trascorrono gran parte del loro tempo, compresi i social.
Anche il modo di identificare il rischio sta cambiando. Accanto all’indice di massa corporea, diventano importanti altri indicatori, tra cui l’adiposità viscerale e la presenza di alterazioni metaboliche. Tra le complicanze che possono accompagnare l’obesità pediatrica c’è la steatosi epatica, comunemente definita “fegato grasso”, una condizione spesso silenziosa che rappresenta oggi una delle principali malattie epatiche dell’età pediatrica. Per questo, sottolineano gli specialisti, l’obiettivo non può essere soltanto ridurre il numero sulla bilancia, ma riconoscere precocemente i bambini e gli adolescenti maggiormente esposti alle conseguenze metaboliche dell’eccesso di peso.
Sul tavolo del congresso anche il crescente ricorso agli analoghi del GLP-1 per il trattamento dell’obesità adolescenziale. Farmaci come semaglutide e liraglutide rappresentano una possibilità terapeutica, ma il loro utilizzo in età pediatrica richiede una selezione attenta. Secondo quanto riferito al congresso, in Italia gli analoghi del GLP-1 possono essere utilizzati a partire dai 12 anni e, sulla base delle linee guida nazionali intersocietarie citate da SIGENP, vanno considerati negli adolescenti che non rispondono adeguatamente agli interventi sullo stile di vita. Una posizione che punta quindi a evitare che il farmaco venga percepito come una soluzione alternativa alle modifiche delle abitudini. Tra gli aspetti da considerare ci sono anche la necessità di un trattamento prolungato, la possibilità di recuperare peso dopo la sospensione e la limitata disponibilità di dati sugli effetti a lungo termine in età pediatrica. Il rapporto tra benefici, rischi e sostenibilità del trattamento deve quindi essere valutato nel singolo caso. Al di sotto dei 12 anni, secondo quanto riportato da SIGENP, non sono disponibili farmaci anti-obesità autorizzati: per i bambini più piccoli il percorso resta quindi fondato sugli interventi comportamentali e sul coinvolgimento della famiglia.
Dal congresso arriva attenzione anche per un’altra condizione spesso silenziosa: le dislipidemie, e in particolare l’ipercolesterolemia familiare. La forma genetica della malattia può interessare anche l’infanzia e rappresenta un importante fattore di rischio cardiovascolare. Il problema è che molti casi non vengono identificati tempestivamente. Secondo i dati presentati, le prime alterazioni vascolari possono essere già rilevabili in età pediatrica. Intervenire precocemente significa quindi non aspettare che il rischio cardiovascolare diventi evidente nell’età adulta. Anche in questo caso alimentazione e stile di vita rappresentano una componente fondamentale, ma possono non essere sufficienti quando alla base c’è una condizione genetica che richiede un trattamento specifico. Uno dei problemi resta proprio lo screening: una quota significativa dei bambini con ipercolesterolemia familiare non viene intercettata.
“La ricerca ci dice che continuare a fare come abbiamo fatto finora non sempre funziona”, sottolinea Antonella Diamanti, presidente SIGENP, secondo quanto riportato nel comunicato della società. “Sull’obesità come sul colesterolo il primo intervento resta sui comportamenti e sullo stile di vita, con la famiglia accanto; i farmaci, quando servono e dove sono ammessi, vengono dopo, non al posto”. Una frase che sintetizza il filo conduttore della prima giornata: la cura del bambino non può essere separata dal contesto nel quale vive. Ed è proprio per rafforzare questo legame che al congresso sono presenti le associazioni che fanno parte di SIGENP Family, l’alleanza tra società scientifica e associazioni di persone assistite e familiari nata alla fine del 2025.
Il congresso prosegue fino a sabato 26 settembre con sessioni dedicate, tra gli altri temi, all’alimentazione, alla gestione del fegato grasso e alle malattie infiammatorie croniche intestinali. Nella mattinata di sabato è prevista anche la “Marcia Curta”, una camminata non competitiva nel Porto Antico di Genova, aperta alla cittadinanza. Un’iniziativa che porta fuori dalle sale congressuali uno dei messaggi centrali della pediatria: il movimento e le abitudini quotidiane non sono un dettaglio della prevenzione, ma parte integrante della salute dei bambini.
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