Nutri e Previeni 23 Ottobre 2023 10:31

Diabete tipo 2: rischio aumentato con due porzioni di carne rossa a settimana

Diabete tipo 2: rischio aumentato con due porzioni di carne rossa a settimana

Sono sufficienti due porzioni di carne rossa a settimana per aumentare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2. A questa conclusione è giunto lo studio di un team della Harvard T. H. Chan School of Public Health, pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition, secondo il quale sostituire la carne con fonti proteiche di origine vegetale, come noci o legumi, ma anche con modeste quantità di latticini potrebbe invece ridurre il rischio di sviluppare la malattia metabolica.

Lo studio
I ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da 216.695 partecipanti al Nurses’ health Study (NHS), al NHS II e all’Health Professionals Follow-up Study (HPFS). Gli stili alimentari sono stati valutati attraverso questionari ad hoc, somministrati ogni due o quattro anni, per un massimo di 36 anni.

Durante questo periodo, oltre 22mila persone hanno sviluppato diabete di tipo 2. Dall’analisi è emerso che il consumo di carne rossa era fortemente associato ad un aumento del rischio di diabete di tipo 2. Le persone che mangiavano maggiore quantità di carne rossa presentavano un rischio più alto del 62% di sviluppare la malattia metabolica rispetto a quelle che consumavano meno porzioni.
E ogni porzione in più al giorno di carne rossa lavorata è risultata associata a un aumento del rischio del 46% di sviluppare diabete, mentre il consumo di quella non lavorata aumentava il rischio del 24%.

I ricercatori, successivamente, hanno stimato gli effetti della sostituzione della carne con una fonte proteica di origine vegetale e hanno evidenziato come con una porzione di noci e legumi si corresse un rischio inferiore del 30% di sviluppare diabete di tipo 2, mentre con una porzione di latticini il rischio si riduceva del 22%. “I nostri risultati supportano fortemente le linee guida che raccomandano di limitare la carne rossa, sia trasformata che non trasformata”, sottolinea Xiao Gu, primo autore dello studio.

Fonte: The American Journal of Clinical Nutrition 2023

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