In occasione della Giornata mondiale NIDCAP, società scientifiche e associazioni ribadiscono il valore della presenza dei genitori in Terapia intensiva neonatale. La vicinanza familiare non è solo supporto emotivo, ma una vera risorsa clinica per lo sviluppo del neonato
Non solo tecnologia, non solo assistenza. Nella cura dei neonati prematuri, la relazione fa la differenza. È questo il messaggio che arriva dalla Giornata mondiale NIDCAP, che si celebra il 20 marzo, e che vede insieme i Centri di formazione di Rimini e Modena, la Società Italiana di Neonatologia (SIN), la Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SIN INF) e l’associazione VIVERE ETS. Al centro, un approccio che negli anni ha cambiato il modo di intendere la Terapia intensiva neonatale (TIN): il NIDCAP, acronimo di Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program. Un modello che non si limita a introdurre nuove pratiche assistenziali, ma ridefinisce l’intero paradigma di cura, trasformando la TIN da ambiente altamente tecnologico a spazio di sviluppo relazionale e neurologico.
Il cervello del prematuro: fragile ma plastico
Le evidenze scientifiche sono chiare: il cervello del neonato prematuro è in una fase di sviluppo estremamente rapida e, allo stesso tempo, vulnerabile. Ogni stimolo ambientale incide direttamente sull’organizzazione delle reti neuronali. In questo contesto, il NIDCAP interviene proteggendo i ritmi biologici del bambino e modulando l’ambiente sensoriale, con l’obiettivo di favorire uno sviluppo armonico. Ma soprattutto introduce un elemento chiave: la presenza attiva dei genitori. Non si tratta di una concessione, né di un semplice supporto affettivo. La famiglia diventa parte integrante del percorso di cura. Le evidenze mostrano infatti che l’apertura delle TIN h24 consente ai genitori di svolgere un ruolo di “scudo neuroprotettivo”, mentre la separazione precoce può rappresentare una fonte di stress tossico, con possibili effetti sullo sviluppo cerebrale.
Le parole dei genitori: ricostruire il legame
A raccontarlo sono, prima di tutto, le famiglie. Le testimonianze raccolte parlano di un’esperienza che va oltre la cura clinica. Lilia, mamma di Gregory, descrive il NIDCAP come uno strumento capace di “ricostruire quel cordone ombelicale che la nascita pretermine ha interrotto”. Alice e Alessandro, genitori di Giovanni, sottolineano come questo approccio abbia permesso loro di sentirsi famiglia fin dall’inizio, partecipando attivamente alla cura del figlio. Barbara e Alberto raccontano di un “filo” che ha tenuto unita la famiglia nel seguire i progressi quotidiani della loro bambina, mentre Chiara, mamma di Dalila, evidenzia il valore del sostegno ricevuto nel recuperare il proprio ruolo genitoriale, anche nei momenti di maggiore fragilità.
Una relazione che diventa cura
Per i professionisti, c’è un punto sul quale non si discute: la relazione precoce tra genitore e bambino non è un elemento accessorio, ma una componente fondamentale dello sviluppo. Come spiega Gina Ancora, vicepresidente SIN e direttrice del Centro Training NIDCAP di Rimini, promuovere un legame precoce e sicuro significa creare le basi per una crescita armoniosa. “La tecnologia più avanzata deve restare al servizio della persona – sottolinea – e la cura diventa un progetto condiviso che mette al centro il bambino e la sua famiglia”. Sulla stessa linea Alberto Berardi, direttore del Centro Training NIDCAP di Modena, che richiama anche il valore biologico della presenza dei genitori: il contatto diretto favorisce lo sviluppo del microbiota e rafforza le difese immunitarie del neonato. Il contatto pelle a pelle, il tocco, l’allattamento al seno diventano così veri e propri strumenti terapeutici.
Un percorso che rende i genitori protagonisti
Il NIDCAP si fonda anche su un accompagnamento continuo delle famiglie. Come spiegano Natascia Simeone e Natascia Bertoncelli, trainer dei centri di Rimini e Modena, i genitori vengono affiancati da professionisti formati, imparando a osservare il proprio bambino, a riconoscerne segnali e bisogni e a partecipare attivamente alla sua regolazione. Un percorso che non solo favorisce lo sviluppo del neonato, ma consente ai genitori di acquisire competenze e sicurezza, facilitando il ritorno a casa e la gestione autonoma della quotidianità.
Dalla TIN alla comunità: il ruolo delle associazioni
Accanto ai professionisti, un ruolo fondamentale è svolto dalle associazioni. Per Martina Bruscagnin, presidente di VIVERE ETS, il NIDCAP “trasforma l’ospedale in una casa”, restituendo dignità e centralità ai genitori. L’obiettivo, sottolinea insieme alla vicepresidente Monica Ceccatelli, è che nessuna famiglia si senta ospite in TIN. La presenza dei genitori diventa così il cuore della cura e il punto di partenza per una genitorialità consapevole e responsiva.
L’alleanza tra scienza e umanità
Questa visione è condivisa anche dalle società scientifiche. Elena Bernabei, presidente della SIN INF, parla di un modello che rappresenta l’espressione più avanzata dell’infermieristica neonatale, capace di integrare competenza tecnica e sensibilità relazionale. E Massimo Agosti, presidente della SIN, sottolinea come stimoli semplici ma fondamentali – il contatto, la voce, la presenza – siano veri motori dello sviluppo cerebrale. In questa prospettiva, i genitori diventano una risorsa clinica a tutti gli effetti, capaci di integrare il monitoraggio tecnologico con un’osservazione continua e unica.
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