Uno studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia dimostra che i neonati di appena due giorni anticipano i pattern ritmici, ma non quelli melodici. La ricerca, pubblicata su PLOS Biology, chiarisce le basi biologiche della percezione musicale
Il ritmo nasce con noi. La melodia, invece, si costruisce nel tempo. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Roma su 49 neonati di pochi giorni di vita, le cui reazioni cerebrali sono state monitorate mentre ascoltavano composizioni di Johann Sebastian Bach.
I risultati indicano che il cervello umano è predisposto fin dalla nascita a riconoscere e anticipare schemi ritmici. Diversamente, la capacità di prevedere l’andamento di una melodia sembra svilupparsi successivamente, grazie all’esperienza e all’esposizione ai suoni.
Il cervello anticipa il ritmo
La ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS Biology, è stata coordinata da Giacomo Novembre, neuroscienziato dell’IIT, insieme a Roberta Bianco, oggi professoressa associata all’Università di Pisa e ricercatrice affiliata all’Istituto.
I bambini – alcuni di appena due giorni – sono stati esposti a 10 melodie originali per pianoforte di Bach e a quattro versioni modificate, in cui ritmo e melodia venivano alterati nell’ordine. Durante l’ascolto, mentre dormivano, l’attività cerebrale è stata registrata con elettroencefalografia (EEG), tecnica non invasiva che consente di misurare le risposte neurali agli stimoli sonori.
Quando il ritmo subiva una variazione inattesa, nel cervello dei neonati comparivano segnali compatibili con una risposta di sorpresa. Questo indica che avevano già formato un’aspettativa temporale su come il brano avrebbe dovuto proseguire.
La melodia richiede esperienza
Diversamente, i cambiamenti melodici non hanno prodotto reazioni neurali comparabili. Un dato che suggerisce come la capacità di anticipare la sequenza delle note non sia innata, ma emerga più avanti nello sviluppo.
Il risultato è coerente con l’idea che il ritmo rappresenti una componente biologicamente radicata, mentre la melodia sia un’abilità che si consolida con l’esposizione culturale e ambientale.
Dalla gravidanza ai primi giorni di vita
Già studi precedenti avevano mostrato che intorno alla 35ª settimana di gestazione i feti reagiscono ai suoni con variazioni del battito cardiaco e dei movimenti corporei. Il nuovo lavoro spinge l’attenzione ai primissimi giorni dopo la nascita, documentando in modo diretto la capacità cerebrale di elaborare strutture temporali complesse.
La ricerca è stata realizzata in collaborazione con il Research Center for Natural Sciences e l’Ospedale Szent Imre di Budapest.
Implicazioni per sviluppo e linguaggio
Il ritmo non è solo musica. È alla base del linguaggio, della coordinazione motoria e dell’interazione sociale. Comprendere quando e come si sviluppa questa competenza può aiutare neuroscienziati ed educatori a studiare meglio i meccanismi dell’apprendimento precoce.
Resta però da chiarire quando emerga la sensibilità alla melodia e in che misura l’ambiente sonoro – prenatale e postnatale – influenzi questo processo. Il campione analizzato è relativamente contenuto e ulteriori studi saranno necessari per definire con maggiore precisione le tappe dello sviluppo musicale.