Advocacy 2030 16 Febbraio 2026 09:24

Nasce “ADVOCACY 2030”, spazio di confronto e riflessione sui diritti dei pazienti e delle loro famiglie

Apriamo oggi su Sanità Informazione una nuova rubrica fissa dedicata alle voci che stanno contribuendo a ridisegnare il rapporto tra società e salute

di Corrado De Rossi Re
Nasce “ADVOCACY 2030”, spazio di confronto e riflessione sui diritti dei pazienti e delle loro famiglie

C’è una trasformazione silenziosa ma profonda che sta attraversando il sistema sanitario italiano ed europeo. Non riguarda solo le terapie innovative, la digitalizzazione o le riforme organizzative. Riguarda il modo in cui le decisioni vengono prese. Riguarda chi siede ai tavoli dove si definiscono le politiche di sanità pubblica. Riguarda il ruolo dei cittadini, dei pazienti e delle loro organizzazioni.

È in questo scenario che nasce ADVOCACY 2030, lo spazio editoriale di Sanità Informazione dedicato alle voci che stanno contribuendo a ridisegnare il rapporto tra società e salute. Un progetto che guarda avanti, verso il prossimo decennio, ma che si radica in un cambiamento già in atto.

Negli ultimi vent’anni, l’advocacy sanitaria in Italia ha compiuto un salto di qualità. Le associazioni di pazienti non sono più soltanto realtà di supporto o testimonianza. Sono diventate interlocutori riconosciuti (forse ancora troppo sulla carta piuttosto che nella realtà), portatori di competenze, protagonisti nei processi decisionali. Partecipano alla definizione dei Piani Nazionali, dialogano con il Ministero della Salute e con le Regioni, siedono nei tavoli tecnici dedicati alle cronicità, alle malattie rare, all’oncologia. Contribuiscono alla valutazione delle tecnologie sanitarie e alla definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici.

Il cambiamento è culturale prima ancora che organizzativo. Si è passati dalla rivendicazione alla co-progettazione. Dalla richiesta di diritti alla costruzione condivisa di soluzioni. L’esperienza della malattia non è più considerata un elemento soggettivo da ascoltare con rispetto, ma un sapere concreto, capace di integrare la dimensione clinica e regolatoria.

Il contesto italiano continua, tuttavia, a presentare fragilità evidenti. Le differenze territoriali nell’accesso alle cure restano marcate. L’implementazione dei livelli essenziali di assistenza non è uniforme. L’arrivo di terapie sempre più innovative pone interrogativi complessi in termini di sostenibilità e di tempi di accesso. Il PNRR ha aperto una stagione di investimenti senza precedenti, ma la trasformazione della medicina territoriale è ancora in corso e richiede stabilità, competenze e visione.

In questo scenario, l’advocacy svolge una funzione essenziale di equilibrio e di vigilanza. Le associazioni intercettano bisogni non soddisfatti, monitorano l’applicazione delle norme, contribuiscono a individuare le aree di disuguaglianza. Sono un elemento di coesione in un sistema sanitario, anzi, in una Servizio Sanitario che, pur rimanendo universalistico, rischia di frammentarsi sotto la pressione delle differenze regionali e delle tensioni finanziarie.

Se allarghiamo lo sguardo all’Europa, il quadro è altrettanto interessante e, per molti versi, può essere d’ispirazione. A livello comunitario, il coinvolgimento dei pazienti è ormai un principio consolidato in tutto gli organismi centrali. L’Agenzia Europea per i Medicinali include rappresentanti dei pazienti nei propri comitati. Le Reti di Riferimento Europee per le malattie rare integrano stabilmente le associazioni nei percorsi decisionali. I programmi europei per la ricerca e la salute pubblica prevedono la partecipazione attiva dei cittadini nella progettazione degli interventi.

Non si tratta solo di consultazione. Si tratta di corresponsabilità. L’Unione Europea ha compreso che la legittimità delle politiche sanitarie si rafforza quando le persone coinvolte nei percorsi di cura sono parte integrante delle scelte. Questo modello, fondato su trasparenza e partecipazione, rappresenta pertanto un riferimento importante anche per il sistema italiano.

Un altro passaggio cruciale è quello che distingue il concetto di market access da quello di patient access. Per anni l’attenzione si è concentrata sull’immissione in commercio e sulla rimborsabilità delle terapie. Oggi la questione è più ampia: conta non solo che un farmaco sia disponibile, ma che sia realmente accessibile in tempi adeguati, in modo equo su tutto il territorio, inserito in percorsi di cura sostenibili e accompagnato da un’adeguata informazione. In questa evoluzione, l’advocacy rappresenta un elemento chiave per valutare l’impatto reale dell’innovazione sulla vita delle persone.

Il 2030 è un orizzonte simbolico ma concreto. Entro quella data l’Europa dovrà affrontare sfide decisive: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi clinici, la pressione sui bilanci pubblici. In questo contesto, la partecipazione strutturata dei pazienti non sarà un elemento accessorio, ma una condizione necessaria per mantenere il sistema equo e sostenibile.

ADVOCACY 2030 nasce per raccontare questa trasformazione. Darà voce ai presidenti delle associazioni, ai rappresentanti delle istituzioni, ai protagonisti dell’industria e ai decisori pubblici. Metterà in dialogo l’esperienza italiana con quella europea, nella convinzione che il confronto sia uno strumento di crescita collettiva.

Il futuro della sanità non si costruisce esclusivamente nei laboratori di ricerca o nei palazzi istituzionali. Si costruisce nella relazione tra competenze diverse, nella capacità di ascolto reciproco, nella volontà di condividere responsabilità. L’advocacy è il terreno su cui questa alleanza prende forma.

Guardare al 2030 significa quindi assumersi un impegno: fare della partecipazione non uno slogan, ma un metodo. Fare della voce dei pazienti non un elemento simbolico, ma un pilastro della governance sanitaria.

Perché una sanità davvero moderna non è solo tecnologicamente avanzata ma anche, realmente, inclusiva.