Advocacy e Associazioni 5 Agosto 2026 15:34

Modica, Anffas e Fish dopo l’inchiesta: “Abusi incompatibili con i nostri valori, ora più controlli”

Dopo l'inchiesta della Procura di Ragusa sul centro diurno Anffas di Modica, il presidente di Anffas Sicilia Antonio Costanza parla a Sanità Informazione: "Se i fatti saranno confermati, tradiscono l'essenza stessa della nostra associazione". L'appello alle istituzioni: "Le famiglie non possono diventare vittime due volte"

di Isabella Faggiano
Modica, Anffas e Fish dopo l’inchiesta: “Abusi incompatibili con i nostri valori, ora più controlli”

Due persone agli arresti domiciliari, cinque operatori sospesi dall’attività professionale, tredici indagati e un centro diurno chiuso. È il bilancio dell’inchiesta della Procura di Ragusa sui presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità ospitate nel centro Anffas di Modica. Le accuse, a vario titolo, sono di maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione infermieristica. Secondo gli inquirenti, oltre ai presunti episodi di violenza, nella struttura sarebbero stati somministrati farmaci da personale non abilitato. Una vicenda che ha scosso profondamente il mondo dell’associazionismo e sulla quale sono intervenute sia Anffas Nazionale e Anffas Sicilia, sia la Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie (Fish). Ma oltre alla presa di posizione ufficiale, il presidente di Anffas Sicilia Antonio Costanza, in un’intervista a Sanità Informazione, racconta cosa rappresenta questa vicenda per l’associazione, quali provvedimenti sono già stati adottati e quali cambiamenti ritiene necessari perché episodi simili non possano ripetersi.

“Se i fatti saranno confermati, colpiscono l’essenza stessa di Anffas”

“La premessa è che ci troviamo di fronte a un episodio gravissimo, se quanto sta emergendo dalle indagini sarà confermato. Non solo perché mina il rapporto di fiducia tra le famiglie, le persone con disabilità e il Terzo settore, ma perché scuote l’intera comunità e, in modo particolare, la comunità di Anffas”. Costanza non nasconde lo sconcerto. La vicenda, spiega, “assume un significato ancora più profondo perché tocca un’associazione nata proprio dalla volontà delle famiglie di garantire diritti e dignità ai propri figli. Anffas, infatti, nasce nel 1958 proprio dalla volontà di genitori che chiedevano risposte per i propri figli. Le famiglie rappresentano il cuore della nostra associazione. Per questo, non solo condanniamo con fermezza quanto contestato, ma riteniamo che simili episodi colpiscano l’essenza stessa di ciò per cui Anffas è nata”. Da qui la scelta, annunciata nel comunicato diffuso insieme ad Anffas Nazionale, di prendere “la più netta distanza” dai comportamenti contestati, definiti “radicalmente incompatibili con i valori, i principi e la mission associativa di Anffas”. L’associazione ha già avviato le procedure per far decadere da ogni incarico associativo e da qualsiasi rapporto con Anffas le persone coinvolte nell’indagine e si riserva di costituirsi parte civile nell’eventuale processo.

“Non bastano le sanzioni, serve un sistema che punti davvero sulla qualità”

Per il presidente di Anffas Sicilia, però, limitarsi alla condanna dei fatti non è sufficiente. Occorre interrogarsi su come rendere il sistema dei servizi sempre più sicuro e qualificato. “La Sicilia ha bisogno di una rete di servizi sempre più strutturata e qualificata. La maggior parte delle realtà lavora bene, ma esistono situazioni che non funzionano e che non dovrebbero mai arrivare a quanto abbiamo letto in questi giorni”. Secondo Costanza, la vera prevenzione nasce dalla qualità. “Una qualità – aggiunge – che deve essere garantita anche dalle Istituzioni. Non possono esistere servizi approssimativi. È fondamentale investire nella formazione degli operatori e continuare a diffondere il modello della qualità della vita che Anffas promuove da anni”. Un concetto che va oltre l’assistenza. “Una persona con disabilità non sta bene soltanto se gode di buona salute, ma se può vivere una vita che percepisce come soddisfacente. È questo il principio su cui si fonda il progetto di vita. Quando i servizi sono costruiti attorno alla persona e ai suoi bisogni, restituiscono fiducia alle famiglie”. Il riferimento è al Decreto legislativo 62 del 2024, che introduce il progetto di vita individuale. “Comuni, Asp ed enti del Terzo settore devono costruire insieme progetti di vita realmente personalizzati. Quando esiste una progettazione individualizzata seria, inevitabilmente si mantengono elevati anche gli standard dei servizi”.

“Le famiglie devono essere parte del sistema”

Tra gli aspetti sui quali Costanza insiste maggiormente c’è la trasparenza. “Le famiglie, ciascuna nel proprio ruolo, devono essere sempre presenti nella vita dei servizi. Quando parliamo di servizi aperti non intendiamo confondere i ruoli, ma creare luoghi trasparenti, accessibili e partecipati. L’inchiesta – aggiunge – deve diventare anche un’occasione di crescita”. Secondo il presidente di Anffas Sicilia è anche necessario interrogarsi sull’effettiva applicazione della riforma: “Bisogna chiedersi quanto il progetto di vita sia stato realmente applicato nei territori, compreso quello di Modica. Sono riflessioni che non spiegano quanto accaduto, ma che diventano indispensabili per migliorare il sistema”.

“Le famiglie non possono diventare vittime due volte”

Oltre alla vicenda giudiziaria, oggi c’è un’emergenza concreta: garantire continuità assistenziale alle persone che frequentavano il centro. “Da quanto emerge finora, non ravvisiamo una responsabilità diretta dell’associazione Anffas Modica, quanto piuttosto delle singole persone coinvolte nelle indagini”. Per questo, spiega Costanza, è stata presa una decisione precisa: “Abbiamo disposto l’immediata decadenza degli organi interessati, così come è stato fatto anche a Modica. Quanto contestato tradisce completamente i valori di Anffas e non rappresenta in alcun modo ciò che siamo”. Allo stesso tempo, però, l’associazione ha deciso di non revocare il marchio Anffas Modica. “Vogliamo stare accanto alle famiglie, che non possono diventare vittime due volte: prima dei fatti contestati e poi della perdita dei servizi”. La richiesta alle istituzioni è chiara. “Il nostro lavoro oggi è ricostruire la situazione sul territorio e chiedere formalmente agli enti competenti di farsi carico delle persone con disabilità e delle loro famiglie, garantendo la continuità dell’assistenza già a partire dal prossimo mese di settembre”. Lo stesso impegno sarà portato avanti direttamente sul territorio. “Nelle prossime settimane sarò personalmente a Modica per incontrare le famiglie e comprendere direttamente quali siano i loro bisogni”.

“Questi fatti infangano il Terzo settore”

Giungendo alle conclusioni dell’intervista Costanza allarga ancora lo sguardo. “In Sicilia troppo spesso le famiglie vengono lasciate sole. Questo non significa che esista un collegamento diretto tra tale situazione e quanto accaduto a Modica, ma è un problema reale che va affrontato”. Secondo il presidente di Anffas Sicilia il Terzo settore continua ogni giorno a svolgere un ruolo fondamentale. “Il Terzo settore, e Anffas in particolare, spesso si fa carico di ciò che le istituzioni non riescono a garantire. Proprio per questo episodi come questi sono doppiamente inaccettabili: danneggiano le persone con disabilità, feriscono le famiglie e compromettono la fiducia verso un mondo che, nella stragrande maggioranza dei casi, lavora ogni giorno con serietà e competenza”. E conclude con un messaggio netto: “Quello che è accaduto è gravissimo e va condannato senza esitazioni, ma non rappresenta il Terzo settore né il lavoro che quotidianamente svolgono migliaia di operatori e associazioni. Sono fatti che sporcano il Terzo settore e, proprio per questo, sono assolutamente intollerabili”.

Fish: “Servono controlli più rigorosi e maggiore vigilanza”

Sulla vicenda è intervenuta anche Fish, che definisce quanto emerso dall’inchiesta “un’ennesima, profonda ferita inflitta ai diritti e alla dignità delle persone con disabilità”. Per la Federazione, il quadro delineato dagli inquirenti è “inaccettabile”, sia per i presunti maltrattamenti sia per il contesto di “complice omertà e pericolosa improvvisazione”, aggravato dalla contestata somministrazione di farmaci da parte di personale non abilitato. Pur ribadendo la piena fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, Fish sostiene che questa vicenda imponga una revisione del sistema dei servizi dedicati alle persone con disabilità, con controlli più efficaci, una verifica rigorosa delle competenze professionali degli operatori e un modello fondato su responsabilità, trasparenza e tutela effettiva dei diritti. La Federazione rende inoltre noto di aver avviato un confronto con Anffas Nazionale, che ha espresso piena vicinanza alle persone coinvolte e alle loro famiglie. Se la riflessione di Fish guarda soprattutto alla necessità di rafforzare il sistema dei controlli, dall’intervista di Antonio Costanza emerge un messaggio complementare: la risposta a quanto accaduto passa anche dalla qualità dei servizi, dall’applicazione del progetto di vita, dalla formazione degli operatori e dal coinvolgimento delle famiglie. “Un percorso che – conclude il presidente di Anffas Sicilia – dovrà consentire di ricostruire quella fiducia che questa vicenda ha inevitabilmente messo a dura prova”.

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