Uno studio dell’Istituto Regina Elena di Roma identifica nella proteina Nrf1 un punto debole del tumore, aprendo la strada a strategie terapeutiche più efficaci e durature
Nel mieloma multiplo, uno dei tumori del sangue più complessi da trattare, il vero nemico non è solo la malattia, ma la sua capacità di adattarsi. Col tempo, infatti, anche le terapie più efficaci perdono forza, lasciando spazio alle ricadute. Ora uno studio italiano apre uno spiraglio importante: individuato un nuovo meccanismo che permette alle cellule tumorali di resistere ai farmaci, ma anche un possibile punto debole da colpire per rendere le cure più durature. La scoperta arriva dall’Istituto nazionale tumori Regina Elena (IRE) di Roma ed è stata pubblicata sulla rivista Blood, una delle più autorevoli nel campo dell’ematologia, accompagnata da un editoriale di commento.
La “centralina” che aiuta il tumore a sopravvivere
I ricercatori hanno identificato un ruolo chiave della proteina Nrf1, utilizzata dalle cellule del mieloma come una sorta di centrale di comando. Quando il tumore viene colpito dai farmaci, Nrf1 entra in azione e consente alle cellule di riorganizzarsi, adattarsi allo stress e continuare a sopravvivere, sviluppando così resistenza alle cure. Il meccanismo è emerso dall’analisi di campioni di pazienti ed è stato poi confermato in modelli sperimentali, dove il blocco di questa via ha portato a una riduzione significativa della massa tumorale e a un aumento della sopravvivenza.
Perché il bortezomib smette di funzionare
Uno dei pilastri della terapia del mieloma è il bortezomib, un farmaco che inibisce il proteasoma, il sistema con cui le cellule eliminano le proteine di scarto. È una strategia efficace, ma non definitiva. “Con il tempo – spiegano i ricercatori – le cellule tumorali imparano ad aggirare questo blocco”. Quando il proteasoma viene inibito, infatti, Nrf1 permette alle cellule di tollerare l’accumulo di proteine e di continuare a vivere nonostante il trattamento. Colpire direttamente Nrf1 con i farmaci tradizionali è difficile. Ma lo studio ha individuato un punto vulnerabile: una specifica sequenza di Dna che funziona come un interruttore e ne regola l’attività. Agendo su questo interruttore con molecole antisenso, già utilizzate in altri ambiti della medicina, i ricercatori sono riusciti a ridurre l’attività di Nrf1, rallentare la crescita del tumore e potenziare l’efficacia del bortezomib.
Un esempio di ricerca traslazionale
Il valore della scoperta non sta solo nel bersaglio molecolare individuato, ma nel metodo. Lo studio è il risultato di un percorso completo di ricerca traslazionale: dai campioni dei pazienti alle analisi genomiche avanzate, dagli esperimenti funzionali alla validazione in modelli animali. Un approccio che dimostra come sia possibile trasformare un’intuizione biologica in una strategia terapeutica concreta, aprendo la strada a nuove opzioni di trattamento per una malattia che, nonostante i progressi, resta ancora oggi cronica e soggetta a recidive. Il mieloma multiplo colpisce le plasmacellule del midollo osseo e in Italia si stimano circa 6mila nuove diagnosi ogni anno. Le terapie disponibili hanno migliorato la sopravvivenza, ma la resistenza ai farmaci rimane uno dei principali ostacoli. Individuare i meccanismi che permettono al tumore di adattarsi significa non solo capire meglio la malattia, ma anche anticiparne le mosse. E questa scoperta rappresenta un passo importante in quella direzione.
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