Dall’Università di Pisa arriva una tecnologia basata su microaghi sottopelle capaci di rilevare biomarcatori e tradurli in un codice QR leggibile da app per intercettare segnali dell’Alzheimer molto prima della comparsa dei sintomi
Un nuovo approccio alla diagnosi delle malattie neurodegenerative nasce dai laboratori del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa. Il gruppo guidato dal docente di ingegneria elettronica Giuseppe Barillaro ha sviluppato microaghi fluorescenti digitali in grado di monitorare parametri biochimici direttamente sotto la pelle. La ricerca, pubblicata su Advanced Materials, rientra nel progetto europeo ALERT, coordinato dall’ateneo pisano insieme a partner accademici e industriali europei, e si concentra sull’identificazione precoce dei biomarcatori associati all’Alzheimer. I test sperimentali mostrano che questi microaghi possono riconoscere concentrazioni soglia di diverse sostanze e trasformarle in segnali binari che, combinati tra loro, generano un codice QR. Questo codice, leggibile tramite una semplice app, restituisce informazioni immediate e multiparametriche sullo stato biochimico, con il vantaggio di ridurre la complessità delle misurazioni e migliorare l’affidabilità rispetto ai sensori tradizionali. La tecnologia è pensata per un monitoraggio continuo e potenzialmente utilizzabile anche in dispositivi indossabili.
Microaghi sottopelle: cosa sono e come funzionano
Si tratta di minuscoli aghi progettati per essere inseriti sotto la pelle in modo minimamente invasivo. Ogni microago è sensibile a una specifica sostanza biologica e viene programmato per attivarsi solo quando la sua concentrazione supera una determinata soglia. In pratica, ogni ago funziona come un interruttore che può essere acceso o spento. Questa impostazione digitale permette di evitare procedure complesse di calibrazione e rende il sistema più stabile nel tempo. I microaghi sono organizzati in una matrice ordinata, dove ciascun elemento contribuisce a formare un pattern complessivo che rappresenta lo stato biochimico dell’organismo.
Dal corpo al codice QR leggibile con lo smartphone
La particolarità della tecnologia sta nella traduzione dei segnali biologici in un formato digitale facilmente interpretabile. Le combinazioni di microaghi attivi e inattivi vengono convertite in un codice QR, che può essere scansionato con un’app per ottenere un’indicazione diretta delle concentrazioni rilevate. Questo approccio consente di trasformare dati complessi in informazioni semplici e accessibili. Secondo i ricercatori, la codifica digitale riduce gli errori di lettura e permette di monitorare più parametri contemporaneamente, come pH, glucosio o specifici biomarcatori proteici.
Le dichiarazioni degli autori dello studio
Gli sviluppatori sottolineano il valore della tecnologia nel contesto della medicina personalizzata. Giuseppe Barillaro spiega che il rilevamento biochimico in tempo reale è fondamentale per una medicina più precisa e mirata, ma evidenzia anche i limiti degli attuali biosensori, che richiedono calibrazioni complesse e spesso misurano un solo parametro alla volta. Farbod Abazar, primo autore dello studio, sottolinea invece che la codifica digitale è più robusta rispetto ai metodi analogici ed è facilmente adattabile a diversi biomarcatori, rendendo la piattaforma flessibile e potenzialmente applicabile a molte condizioni cliniche. Entrambe le affermazioni convergono sull’idea che questo sistema possa rappresentare un’evoluzione significativa nel modo in cui vengono raccolti e interpretati i dati biologici.
Alzheimer e biomarcatori: una finestra di anni prima dei sintomi
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’Alzheimer. Alcuni biomarcatori associati alla malattia possono comparire nell’organismo molti anni prima dei sintomi clinici, anche fino a due decenni. Intercettare questi segnali in fase precoce potrebbe permettere diagnosi anticipate e interventi più efficaci, quando le strategie terapeutiche hanno maggiori possibilità di rallentare la progressione della malattia. Il progetto ALERT nasce proprio con l’obiettivo di sviluppare strumenti in grado di individuare questi indicatori biologici in modo affidabile e minimamente invasivo.
Una tecnologia pensata per il monitoraggio continuo
La possibilità di utilizzare microaghi impiantabili apre scenari per un monitoraggio costante dei parametri biologici. Il sistema potrebbe essere integrato in dispositivi indossabili e collegato a piattaforme digitali, consentendo un controllo continuo dello stato di salute senza ricorrere a esami frequenti in laboratorio. La lettura tramite smartphone rende la tecnologia accessibile e potenzialmente utilizzabile anche al di fuori dell’ambiente clinico, favorendo modelli di assistenza più vicini al paziente e orientati alla prevenzione.
Possibili applicazioni oltre l’Alzheimer
Oltre alle malattie neurodegenerative, questa tecnologia potrebbe essere applicata al monitoraggio di altre condizioni, come infezioni, sepsi o alcune patologie oncologiche. La capacità di rilevare rapidamente specifiche sostanze in modo non invasivo la rende adatta anche ad ambiti non medici, come il controllo ambientale, l’agricoltura di precisione e la sicurezza alimentare. L’integrazione tra microelettronica, biotecnologie e analisi digitale rappresenta quindi una piattaforma versatile, con potenziali sviluppi futuri in diversi settori.