Una grande analisi della UK Biobank su oltre 107mila donne mostra un'associazione tra menopausa precoce e maggiore probabilità di sviluppare ipertensione, aprendo una nuova prospettiva sulla prevenzione cardiovascolare femminile
La menopausa che arriva prima dei 40 anni potrebbe rappresentare un segnale da considerare nella valutazione del rischio cardiovascolare. È quanto emerge da uno studio di coorte condotto utilizzando i dati della UK Biobank e pubblicato sulla rivista Menopause. I ricercatori hanno analizzato 107.836 donne in postmenopausa, arruolate nella UK Biobank tra il 2006 e il 2010 e seguite fino alla fine del 2023, con un follow-up medio di 14,5 anni. L’obiettivo era verificare se l’età alla quale si verifica la menopausa fosse associata al successivo sviluppo di ipertensione. Nel corso del periodo di osservazione sono stati registrati 18.508 nuovi casi di pressione alta, pari al 17,2% del campione. La frequenza è risultata progressivamente maggiore quanto più precoce era stata la menopausa: l’ipertensione ha interessato il 16,6% delle donne con menopausa dopo i 45 anni, il 18,8% di quelle con menopausa tra 40 e 45 anni e il 22,6% di quelle entrate in menopausa prima dei 40 anni. Anche dopo aver considerato numerosi fattori potenzialmente associati alla pressione arteriosa, la menopausa precoce è rimasta associata a un rischio del 12,3% più elevato di sviluppare ipertensione.
La menopausa prima dei 40 anni come possibile indicatore di rischio cardiovascolare
La menopausa precoce, definita nello studio come la cessazione della funzione ovarica prima dei 40 anni, è già stata associata in precedenti ricerche a un maggiore rischio di diverse patologie cardiovascolari. Il nuovo studio aggiunge un elemento specifico: la probabilità di sviluppare ipertensione sembra aumentare al diminuire dell’età alla menopausa. L’interesse clinico nasce dal fatto che la pressione alta rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili per infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari. L’età della menopausa potrebbe quindi fornire ai professionisti sanitari un’informazione aggiuntiva da integrare nella valutazione complessiva del rischio di una donna. Non significa, però, che una donna con menopausa precoce svilupperà necessariamente ipertensione. Lo studio osserva un’associazione nella popolazione e non dimostra che la menopausa precoce sia, da sola, la causa della pressione alta.
Più la menopausa arriva presto, maggiore è l’incidenza dell’ipertensione
Il dato più evidente riguarda la differenza nell’incidenza della pressione alta tra i diversi gruppi. Tra le donne con menopausa considerata normale, cioè dopo i 45 anni, il 16,6% ha sviluppato ipertensione durante il follow-up. La percentuale è salita al 18,8% tra quelle con menopausa tra i 40 e i 45 anni e ha raggiunto il 22,6% tra le donne con menopausa prima dei 40 anni. La differenza non è quindi limitata alla distinzione tra menopausa precoce e non precoce: emerge una progressione associata all’età della menopausa. Nel complesso, dei 107.836 partecipanti, 18.508 hanno sviluppato ipertensione nel corso dei circa 14,5 anni di osservazione.
Il rischio rimane anche considerando peso, stile di vita e altri fattori
Uno degli aspetti più importanti dello studio riguarda l’analisi multivariata. L’associazione tra menopausa prima dei 40 anni e ipertensione è rimasta presente anche dopo l’aggiustamento per numerosi fattori di rischio, tra cui caratteristiche dello stile di vita, peso corporeo, storia familiare e parametri di laboratorio. Questo elemento è importante perché diversi fattori che accompagnano la transizione menopausale possono a loro volta influenzare la pressione arteriosa e il rischio cardiovascolare. I ricercatori hanno quindi cercato di distinguere, per quanto possibile attraverso i dati disponibili, l’associazione legata all’età della menopausa da quella spiegata da altri fattori. Dopo gli aggiustamenti, le donne con menopausa precoce presentavano comunque un 12,3% di rischio in più di sviluppare ipertensione rispetto alle donne con menopausa dopo i 45 anni.
Perché la menopausa può essere rilevante per la salute cardiovascolare
La transizione menopausale comporta importanti cambiamenti ormonali e coincide con una fase della vita nella quale il profilo di rischio cardiovascolare può modificarsi. Il ruolo degli estrogeni, insieme ai cambiamenti metabolici, alla distribuzione del grasso corporeo e ad altri fattori che possono accompagnare l’invecchiamento, è oggetto di numerosi studi. La ricerca precedente aveva già collegato la menopausa precoce a un aumento del rischio di alcune malattie cardiovascolari; una precedente analisi della UK Biobank, per esempio, aveva osservato un’associazione tra menopausa prima dei 40 anni e un maggiore rischio di un insieme di eventi cardiovascolari. Il nuovo lavoro si concentra invece sull’ipertensione come specifico esito cardiovascolare, fornendo un ulteriore elemento da considerare nella prevenzione.
Non tutte le menopausa precoci sono uguali
Lo studio ha preso in considerazione anche la modalità con cui si è verificata la menopausa, distinguendo tra menopausa naturale e chirurgica. L’incidenza dell’ipertensione risultava inizialmente maggiore nelle donne con menopausa chirurgica, ma questa associazione non è rimasta significativa nel modello multivariato. Al contrario, l’effetto della menopausa precoce è rimasto significativo dopo gli aggiustamenti. Questo risultato suggerisce che non sia sufficiente considerare soltanto il fatto che la menopausa sia arrivata prima dei 40 anni: per comprendere il rischio cardiovascolare di una donna possono essere importanti anche le circostanze cliniche che hanno portato alla menopausa e il suo complessivo profilo di rischio.
Cosa significa per le donne con menopausa precoce
Il dato più importante dal punto di vista della prevenzione non è che una donna con menopausa prima dei 40 anni debba aspettarsi necessariamente di diventare ipertesa. Piuttosto, l’età della menopausa può rappresentare un’informazione utile da comunicare al medico nell’ambito della valutazione complessiva della salute cardiovascolare. In presenza di una menopausa precoce, può essere particolarmente importante non trascurare i controlli della pressione arteriosa e degli altri principali fattori di rischio cardiovascolare, insieme a uno stile di vita adeguato. La ricerca non stabilisce però nuovi intervalli di screening né indica che tutte le donne con menopausa precoce debbano seguire uno specifico percorso terapeutico: per queste indicazioni servono ulteriori evidenze e un’integrazione con le raccomandazioni cliniche.
Dalla menopausa alla prevenzione cardiovascolare: cosa può cambiare
Il valore dello studio sta soprattutto nel rafforzare un concetto di medicina cardiovascolare attenta alle specificità femminili. L’età alla quale una donna entra in menopausa è un’informazione che può contribuire a delineare il suo profilo di rischio, insieme a pressione arteriosa, peso, attività fisica, fumo, diabete, livelli lipidici, familiarità e altri fattori. Considerare anche la storia riproduttiva potrebbe consentire una valutazione più completa e favorire una maggiore attenzione alla prevenzione proprio nelle donne che presentano alcuni fattori di rischio precoci. La stessa UK Biobank ha finanziato e ospitato altri progetti dedicati al rapporto tra menopausa precoce, rischio cardiovascolare e malattie metaboliche, a conferma dell’interesse crescente verso questo tema.
Il messaggio per la sanità: riconoscere prima il rischio per prevenire meglio
La menopausa precoce non deve quindi essere considerata soltanto come un evento ginecologico. I risultati suggeriscono che può avere implicazioni anche nella valutazione del rischio cardiovascolare a lungo termine. Per il sistema sanitario questo significa rafforzare un approccio che tenga conto delle caratteristiche specifiche delle donne nelle strategie di prevenzione, senza trasformare un’associazione statistica in una diagnosi individuale. Il dato del 12,3% non indica infatti che una donna con menopausa precoce abbia una probabilità assoluta del 12,3% di diventare ipertesa: indica un aumento relativo del rischio rispetto al gruppo di riferimento, dopo gli aggiustamenti effettuati dai ricercatori. La vera ricaduta pratica della ricerca è quindi soprattutto nella possibilità di riconoscere prima le donne che possono beneficiare di una maggiore attenzione ai fattori di rischio cardiovascolare e di una prevenzione personalizzata.
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