Negli Stati Uniti le prescrizioni della terapia ormonale sostitutiva sono aumentate dell’86% tra il 2021 e il 2025. In Italia, invece, la utilizzano solo il 5% delle donne. Cristina Tomasi, specialista in medicina interna: “Paure e disinformazione continuano a pesare"
Per anni la terapia ormonale sostitutiva è stata guardata con diffidenza, associata soprattutto ai timori emersi all’inizio degli anni Duemila dopo la pubblicazione dello studio Women’s Health Initiative, che aveva acceso l’attenzione sui possibili rischi cardiovascolari e oncologici legati all’uso degli ormoni in menopausa. Oggi però il quadro scientifico è cambiato e, a livello internazionale, cresce il numero delle donne che scelgono questo trattamento. Secondo i dati riportati da Epic Research, negli Stati Uniti le prescrizioni della terapia ormonale sostitutiva (TOS) tra le donne tra i 50 e i 65 anni sono aumentate dell’86% tra il secondo trimestre del 2021 e il terzo trimestre del 2025. Anche nel Regno Unito il ricorso alla TOS continua a crescere: il National Health Service ha registrato nel 2024/2025 circa 14,7 milioni di prescrizioni, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.
In Italia solo il 5% delle donne utilizza la TOS
In Italia, invece, la terapia ormonale sostitutiva continua a essere poco utilizzata. Secondo l’indagine “La menopausa nella vita delle donne”, realizzata da Fondazione Onda Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, solo il 5% delle italiane ricorre alla TOS, facendo del nostro Paese uno dei più bassi utilizzatori in Europa. A pesare sono soprattutto paure sedimentate nel tempo, difficoltà di accesso ai percorsi specialistici e una persistente disinformazione. Lo studio Women’s Health Initiative del 2002 aveva infatti associato la terapia ormonale a un aumento del rischio di tumore al seno e malattie cardiovascolari, influenzando profondamente l’opinione pubblica e la pratica clinica. Negli anni successivi, però, numerosi studi hanno ridimensionato quelle conclusioni, evidenziando come i risultati riguardassero donne con età media superiore ai 63 anni e trattamenti differenti da quelli utilizzati oggi.
“La TOS è uno strumento di medicina preventiva”
Secondo Cristina Tomasi, human metabolist e specialista in medicina interna, oggi la terapia ormonale sostitutiva deve essere letta in una prospettiva molto più ampia rispetto al semplice controllo dei sintomi menopausali. “Non siamo di fronte a una scelta clinica consapevole, ma a un problema culturale: paura, disinformazione e accesso disomogeneo alle cure stanno privando milioni di donne di uno strumento terapeutico efficace – spiega Tomasi -. La TOS non è una terapia estetica o sintomatica. È uno strumento di medicina preventiva, con un impatto reale su metabolismo, cervello, ossa e sistema cardiovascolare”. La terapia agisce compensando il calo fisiologico di estrogeni e progesterone che accompagna la menopausa, migliorando sintomi come vampate, insonnia, alterazioni dell’umore, secchezza vaginale e calo della libido, ma anche contribuendo alla protezione di ossa, apparato cardiovascolare e massa muscolare.
Quando iniziare la terapia
Secondo le linee guida delle principali società scientifiche internazionali e della Società Italiana Menopausa, il periodo più favorevole per iniziare la terapia è entro dieci anni dall’inizio della menopausa e preferibilmente prima dei 60 anni. “Ogni donna è diversa: tipo di ormoni, dosaggio e durata devono essere costruiti sul profilo della singola paziente – sottolinea Tomasi – . La TOS è medicina di precisione, non un protocollo standardizzato”. La terapia, spiegano gli esperti, può essere proseguita anche nel lungo periodo se ben tollerata e monitorata dal medico, in assenza di controindicazioni specifiche.
Gli effetti sulla salute
Tra i benefici più rilevanti associati alla terapia ormonale sostitutiva figura la protezione cardiovascolare. Gli estrogeni contribuiscono infatti a mantenere l’elasticità delle arterie e a regolare i livelli di colesterolo, con possibili effetti favorevoli sul rischio cardiovascolare se la terapia viene avviata nella cosiddetta “finestra temporale” corretta. La TOS è inoltre considerata uno degli strumenti più efficaci per prevenire la perdita di massa ossea e ridurre il rischio di osteoporosi e fratture legate alla fragilità. Accanto a questi aspetti, gli specialisti evidenziano benefici anche sul sonno, sulla qualità della vita, sulla salute genito-urinaria e sul metabolismo. La terapia può aiutare a contrastare l’accumulo di grasso viscerale, migliorare la sensibilità all’insulina e ridurre irritabilità e sbalzi dell’umore legati alle variazioni ormonali. Secondo Tomasi, alcuni effetti positivi potrebbero riguardare anche la salute cognitiva. “Gli ormoni svolgono un’azione neuroprotettiva che potrebbe contribuire a contrastare il cosiddetto brain fog e ridurre il rischio di alcune malattie neurodegenerative”, osserva. Nonostante il crescente numero di evidenze scientifiche, il tema della menopausa continua però a essere accompagnato da tabù e scarsa informazione. Per gli esperti, una maggiore consapevolezza potrebbe aiutare molte donne a vivere questa fase della vita con strumenti terapeutici adeguati e personalizzati. “La menopausa non dovrebbe essere affrontata solo come gestione dei sintomi – conclude Tomasi – . Parliamo di salute a lungo termine, qualità della vita e prevenzione”.
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