L’ADOI accoglie con favore la Legge n. 99/2026 sulla prevenzione del melanoma, ma sottolinea la necessità che i programmi di screening siano organizzati all’interno di percorsi specialistici strutturati, per garantire diagnosi precoce, appropriatezza clinica e pari accesso alle cure su tutto il territorio nazionale
La legge 99/2026 , pubblicata in Gazzetta Ufficiale, introduce per la prima volta un quadro nazionale organico dedicato alla prevenzione del melanoma, con misure che spaziano dalla sensibilizzazione dei cittadini fino all’attivazione di screening mirati per le categorie a rischio. Un impianto che rappresenta un passo avanti nella strategia di sanità pubblica, ma che secondo l’Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica (ADOI) rischia di non essere pienamente efficace senza il coinvolgimento centrale della dermatologia specialistica nei percorsi di diagnosi e presa in carico dei pazienti.
Cosa prevede la Legge 99/2026 sulla prevenzione del melanoma
La Legge 99/2026 istituisce innanzitutto la Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma, fissata al primo sabato di maggio di ogni anno. L’obiettivo è rafforzare la consapevolezza della popolazione sui fattori di rischio e promuovere comportamenti corretti per ridurre l’esposizione ai raggi ultravioletti, principale fattore ambientale associato allo sviluppo della malattia.
Nel corso della giornata, lo Stato, le Regioni, le aziende sanitarie, le istituzioni scolastiche e gli enti del Terzo settore potranno organizzare iniziative di sensibilizzazione e attività di screening dermatologico, con particolare attenzione ai soggetti più esposti al rischio. La legge prevede inoltre la possibilità per il Ministero della Salute di promuovere campagne nazionali di informazione e divulgazione scientifica, anche in collaborazione con associazioni scientifiche e realtà del Terzo settore, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione primaria e secondaria del melanoma.
Prevenzione nelle scuole e educazione ai comportamenti corretti
Un elemento innovativo del provvedimento riguarda il coinvolgimento del sistema educativo. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con il Ministero della Salute, potrà promuovere nelle scuole attività dedicate alla prevenzione, tra cui la diffusione di buone pratiche come l’autoesame della cute e la corretta esposizione solare. L’obiettivo è agire precocemente sulla formazione dei cittadini, riducendo nel lungo periodo i comportamenti a rischio e favorendo una maggiore consapevolezza sui segnali cutanei sospetti.
Screening mirati per i soggetti più a rischio
La normativa introduce la possibilità per Regioni e Aziende sanitarie locali di attivare campagne di screening dermatologico mirato, anche attraverso strumenti di telemedicina e teleconsulto. Le attività saranno rivolte in particolare a categorie considerate più vulnerabili, tra cui:
Un modello che punta a migliorare la capacità del sistema sanitario di intercettare precocemente le lesioni sospette.
ADOI: “Prevenzione efficace solo con il dermatologo al centro dei percorsi”
Per ADOI, la nuova legge rappresenta un passo importante, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di costruire percorsi diagnostici realmente strutturati e affidati a competenze specialistiche.
La diagnosi del melanoma e delle lesioni pigmentate sospette richiede infatti strumenti avanzati, come la dermatoscopia, e un’elevata esperienza clinica per distinguere in modo accurato le lesioni benigne da quelle potenzialmente maligne. Secondo gli specialisti, senza un coinvolgimento chiaro e sistematico dei dermatologi, il rischio è quello di generare percorsi frammentati, disomogenei e con possibili ritardi diagnostici, con conseguenze dirette sulla prognosi dei pazienti.
Il nodo dell’equità: differenze regionali nell’accesso alle cure
Uno dei punti centrali evidenziati da ADOI riguarda l’accesso non uniforme ai servizi di prevenzione e diagnosi precoce. In Italia, tempi di attesa, disponibilità di specialisti e organizzazione dei servizi variano ancora significativamente tra le diverse Regioni. La nuova legge, secondo gli esperti, dovrebbe rappresentare l’occasione per rafforzare una rete nazionale della prevenzione del melanoma, capace di garantire:
Un sistema più strutturato, sottolinea ADOI, è fondamentale per trasformare la prevenzione in un diritto reale e non diseguale a seconda del territorio di residenza.
Dalla norma alla pratica: la sfida dell’organizzazione dei servizi
La Legge 99/2026 segna un avanzamento significativo nella strategia italiana di prevenzione oncologica, ma il suo impatto dipenderà dalla capacità di tradurre i principi in modelli organizzativi concreti e omogenei sul territorio.
Per ADOI, tuttavia, il rischio principale è che le campagne di screening restino iniziative frammentate se non integrate in un sistema strutturato di presa in carico, guidato da competenze specialistiche. La sfida, quindi, è trasformare la prevenzione del melanoma in un percorso stabile, continuo e accessibile, in grado di garantire diagnosi sempre più precoci e migliori esiti clinici.
ADOI ribadisce, infine, che la Legge 99/2026 rappresenta un segnale importante di attenzione alla prevenzione del melanoma, ma che il suo successo dipenderà dalla capacità di mettere al centro del sistema il dermatologo come figura chiave nei percorsi di screening e diagnosi precoce. Solo attraverso un modello organizzato, equo e specialistico sarà possibile garantire ai cittadini una reale tutela della salute e un accesso uniforme alle cure.
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