Salute 6 Agosto 2026 10:12

Maternità sempre più tardiva: in Italia il primo figlio arriva dopo i 32 anni

Il Rapporto CeDAP del Ministero della Salute fotografa un Paese in cui si diventa madri sempre più tardi, si fanno meno figli e persistono profonde differenze territoriali nell'assistenza alla nascita

di I.F.
Maternità sempre più tardiva: in Italia il primo figlio arriva dopo i 32 anni

Diventare madre in Italia significa aspettare sempre più a lungo. Nel 2025 l’età media al parto ha raggiunto 33,4 anni per le donne italiane e 31,4 anni per le cittadine straniere, confermando una tendenza che ormai si consolida di anno in anno. A dirlo è il nuovo Rapporto sull’evento nascita (CeDAP) del Ministero della Salute, che fotografa non solo il progressivo rinvio della maternità, ma anche il calo delle nascite, l’andamento dei parti cesarei e l’organizzazione della rete dei punti nascita nel nostro Paese. Il quadro che emerge racconta un’Italia alle prese con una natalità sempre più bassa, ma anche con alcuni segnali positivi sul fronte dell’assistenza, come la progressiva riduzione del ricorso al taglio cesareo e il crescente numero di parti che avvengono in ospedali pubblici.

Sempre meno nascite e maternità rinviata

Il rapporto conferma il proseguimento del calo demografico. Nel 2025 sono stati registrati 353.240 nati, in diminuzione rispetto ai 370.577 del 2024. Parallelamente continua a crescere l’età in cui si decide di avere un figlio. L’età media al primo parto raggiunge i 32,5 anni tra le italiane, mentre per le donne straniere è pari a 29,4 anni, un dato che negli ultimi anni ha contribuito almeno in parte a compensare il calo della natalità italiana. Il fenomeno si riflette anche sulla fecondità: nel 2025 il numero medio di figli per donna si ferma a 1,14, contro 1,35 registrato dieci anni prima. La Sardegna resta la regione con il valore più basso, mentre il Trentino-Alto Adige mantiene quello più elevato.

Quasi un parto su tre è ancora cesareo

Uno dei temi centrali del Rapporto riguarda il ricorso al taglio cesareo. Nel 2025 i cesarei hanno rappresentato il 29,8% dei parti, una quota che il Ministero continua a definire elevata, pur sottolineando come negli ultimi anni sia in corso una graduale diminuzione, in linea con le indicazioni nazionali volte a promuovere un utilizzo più appropriato di questa procedura. Le differenze territoriali, però, restano marcate. La Campania si conferma la Regione con la maggiore incidenza di parti cesarei (43,7%), seguita da Sicilia e Sardegna (39,2%), Lazio (37,3%) e Calabria (34,8%). All’estremo opposto si colloca la Toscana, dove il ricorso al cesareo si ferma al 16,2%. A colpire è soprattutto la differenza tra pubblico e privato: mentre negli ospedali pubblici il cesareo riguarda il 28,4% dei parti, nelle case di cura accreditate la quota sale al 44,9%, quasi un parto su due.

Più parti negli ospedali pubblici

Il Rapporto evidenzia anche un consolidamento della rete pubblica del percorso nascita. Nel 2025 il 91,3% dei parti è avvenuto negli ospedali pubblici o equiparati, in aumento rispetto al 90,7% dell’anno precedente, mentre l’8,5% si è svolto nelle strutture private accreditate. La maggior parte delle nascite (58,8%) avviene ormai in punti nascita con almeno mille parti l’anno, considerati gli standard di riferimento per garantire maggiore sicurezza. Rimane tuttavia un dato su cui riflettere: oltre il 10% dei parti continua a svolgersi in strutture con meno di 500 nascite annuali.

Madri straniere e controlli in gravidanza

Le donne di cittadinanza non italiana rappresentano ormai il 20,7% delle partorienti, con una presenza particolarmente elevata nelle Regioni del Centro-Nord. Sul fronte dell’assistenza prenatale, il monitoraggio restituisce un quadro nel complesso positivo: il 93,8% delle donne effettua più di quattro visite ostetriche durante la gravidanza e oltre tre ecografie nel 76,9% dei casi. Rimangono tuttavia differenze legate all’età, al livello di istruzione e alla cittadinanza, con un accesso più tardivo alla prima visita tra le donne straniere e tra quelle con minore scolarità.

Sempre più frequente il supporto del partner

Tra i cambiamenti osservati dal Rapporto emerge anche una crescente attenzione all’accompagnamento della donna durante il parto. Nei parti vaginali il 94,7% delle donne ha accanto il padre del bambino, mentre in una quota più ridotta è presente un altro familiare o una persona di fiducia. Il documento segnala inoltre che 4,6 gravidanze ogni 100 sono ottenute grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, confermando il ruolo sempre più rilevante della PMA nel percorso riproduttivo delle coppie italiane.

Natimortalità stabile

Nel 2025 sono stati registrati 784 nati morti, pari a un tasso di 2,20 ogni 1.000 nati, un indicatore che continua a essere monitorato attraverso il sistema CeDAP insieme alle informazioni epidemiologiche e assistenziali relative alla gravidanza e al parto. Nel complesso, il Rapporto del Ministero della Salute restituisce l’immagine di un sistema che continua a migliorare alcuni aspetti dell’assistenza alla nascita, ma che deve ancora fare i conti con due sfide di fondo: il progressivo rinvio della maternità e il persistente ricorso al taglio cesareo, soprattutto in alcune aree del Paese e nelle strutture private accreditate.

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