Salute 25 Settembre 2026 15:20

MASLD, diagnosi precoce e nuove terapie cambiano la gestione della malattia del fegato

La Survey AISF condotta nei centri epatologici italiani mostra che tra le persone già prese in carico il 35-40% presenta una fibrosi significativa F2-F3 e circa il 20% una cirrosi

di Redazione
MASLD, diagnosi precoce e nuove terapie cambiano la gestione della malattia del fegato

La MASLD, la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, non riguarda soltanto il fegato. È strettamente collegata a obesità, diabete, malattie cardiovascolari e renali e richiede quindi un approccio capace di guardare alla persona nel suo complesso. È questo uno dei messaggi al centro della conferenza monotematica “MASLD 2026: Redefining Metabolic Liver Disease”, organizzata dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF) il 24 e 25 settembre a Palermo. Due giornate dedicate alla diagnosi precoce, alla stratificazione del rischio, agli stili di vita, alle complicanze e alle nuove strategie terapeutiche.

MASLD, il problema non è solo il grasso nel fegato

La MASLD interessa circa un terzo della popolazione generale, ma la presenza di steatosi non significa che tutte le persone abbiano lo stesso rischio di sviluppare complicanze. La sfida per gli specialisti è soprattutto capire chi è destinato a progredire verso una fibrosi significativa, la cirrosi o il carcinoma epatocellulare. Per farlo è necessario individuare precocemente i profili a maggiore rischio e indirizzarli verso percorsi specialistici appropriati. Una fotografia della situazione italiana arriva dalla Survey AISF sulla gestione della MASLD/MASH, presentata durante la conferenza e realizzata nei centri epatologici italiani. La nuova Survey si inserisce nel percorso avviato dall’AISF con il Libro Bianco 2024, dedicato alla crescente rilevanza della MASLD/MASH nel nostro Paese. Secondo i dati riportati, nei 41 ospedali coinvolti, attraverso 43 Unità operative, vengono seguite mediamente circa 300 persone, con circa 50 nuove prese in carico ogni anno. La quota mediana con fibrosi F2-F3 è intorno al 35-40%, mentre circa una persona su cinque presenta già una cirrosi. Obesità e diabete interessano rispettivamente circa il 50% e il 40% delle persone seguite. “Il punto centrale è riuscire a individuare precocemente le persone che presentano una fibrosi significativa o che hanno maggiore probabilità di progressione”, sottolinea Salvatore Petta (nella foto a destra), professore ordinario di Gastroenterologia all’Università di Palermo. L’obiettivo è duplice: evitare che la malattia venga scoperta quando è già avanzata e, allo stesso tempo, evitare di concentrare risorse specialistiche su persone con un rischio basso.

Dalla biopsia alla diagnosi non invasiva

Anche il percorso diagnostico sta cambiando. La biopsia epatica mantiene un ruolo in situazioni selezionate, ma oggi esistono strumenti non invasivi che possono aiutare a identificare le persone che necessitano di ulteriori approfondimenti. Tra questi c’è l’elastografia, che consente di valutare la rigidità del fegato e contribuisce alla stratificazione del rischio. Il tema è particolarmente importante per una patologia così diffusa: l’obiettivo non è sottoporre tutte le persone con steatosi a procedure invasive, ma costruire un percorso a più livelli, capace di distinguere rapidamente chi può essere seguito nell’ambito delle cure primarie da chi necessita di una valutazione epatologica.

L’intelligenza artificiale entra nella valutazione del rischio

È proprio nella capacità di analizzare e integrare informazioni diverse che si apre uno spazio anche per l’intelligenza artificiale. Il programma scientifico della conferenza AISF prevede infatti una sessione dedicata all’utilizzo dell’AI per la valutazione non invasiva della fibrosi. Le applicazioni allo studio riguardano, tra l’altro, la possibilità di analizzare grandi quantità di dati clinici, identificare più rapidamente le persone con maggiore probabilità di malattia avanzata e supportare l’interpretazione diagnostica. L’AI, quindi, non come sostituto dello specialista, ma come possibile strumento di supporto alla stratificazione del rischio e alla medicina personalizzata.

Alimentazione e attività fisica restano centrali

L’innovazione tecnologica e farmacologica non cambia un punto fermo della gestione della MASLD: lo stile di vita rimane fondamentale. Alimentazione equilibrata, attività fisica, riduzione del peso nelle persone con sovrappeso od obesità e controllo del diabete e degli altri fattori di rischio metabolico rappresentano componenti essenziali del percorso. Nel programma della conferenza trovano spazio anche il consumo di alcol, il fumo, l’inquinamento ambientale e la nutraceutica, con l’obiettivo di distinguere le strategie sostenute da evidenze scientifiche dalle informazioni prive di adeguato supporto. Allo stesso tempo, il panorama terapeutico sta cambiando. L’AISF ha pubblicato nel 2026 un aggiornamento delle proprie indicazioni sulla terapia farmacologica della MASLD/MASH, mentre la conferenza di Palermo affronta le evidenze più recenti sui trattamenti e il rapporto tra farmacoterapia dell’obesità, diabete e malattia epatica.

Obesità, diabete e fegato: serve una squadra

C’è però un elemento che rischia di rallentare questa trasformazione: l’organizzazione della presa in carico. La MASLD si sviluppa infatti all’interno di un quadro metabolico complesso. Obesità, diabete e rischio cardiovascolare non possono essere considerati problemi separati dal fegato. La Survey AISF mostra che un centro dedicato all’obesità è presente nell’86% delle strutture coinvolte. Tuttavia, l’epatologo è stabilmente inserito nel team multidisciplinare soltanto nel 23% dei casi. Nel 33% viene coinvolto per persone selezionate, mentre nel 44% non fa parte del team. Numeri che indicano quanto sia ancora necessario costruire una reale integrazione tra le diverse competenze. “La MASLD ci impone di superare una gestione per compartimenti”, sottolinea Giacomo Germani (nella foto a sinistra), segretario AISF. “Non possiamo pensare che una patologia così strettamente legata a obesità, diabete e rischio cardiovascolare venga affrontata da un singolo specialista”.

Intercettare prima, trattare meglio

La trasformazione della gestione della MASLD passa quindi attraverso più elementi: diagnosi precoce, strumenti non invasivi, stratificazione del rischio, tecnologie digitali e AI, interventi sugli stili di vita e nuove terapie. Ma nessuno di questi elementi, preso singolarmente, è sufficiente. La direzione indicata dagli specialisti riuniti a Palermo è quella di una presa in carico più integrata, capace di riconoscere precocemente le persone maggiormente esposte alla progressione e di accompagnarle lungo un percorso personalizzato. Perché nella malattia metabolica del fegato la sfida non è soltanto curare quando il danno è già presente. È soprattutto riuscire a intercettare prima il rischio e intervenire prima che la malattia progredisca.

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