Salute 20 Aprile 2026 12:42

Malattie reumatologiche, Sir: “3,5 milioni di italiane convivono con patologie croniche spesso sottovalutate”

Si tratta di patologie croniche che spesso insorgono in età giovane e incidono su salute, lavoro, maternità e qualità di vita. La Sir richiama l’attenzione su diagnosi precoce, presa in carico specialistica e informazione, in occasione della Giornata nazionale della salute della donna

di Redazione
Malattie reumatologiche, Sir: “3,5 milioni di italiane convivono con patologie croniche spesso sottovalutate”

Le malattie reumatologiche non sono soltanto una condizione clinica cronica. Per molte donne rappresentano una presenza costante che si inserisce in una fase delicata della vita: quella in cui si costruiscono il percorso di studi, l’ingresso nel mondo del lavoro, le relazioni affettive e la progettualità familiare. Una diagnosi che arriva spesso tra i 20 e i 40 anni e che può accompagnare per decenni, con dolore, affaticamento, disabilità variabile e un impatto significativo sulla quotidianità.

Il peso della differenza di genere

La Società Italiana di Reumatologia (SIR) evidenzia come la dimensione di genere sia centrale nella comprensione di queste patologie. “Il divario tra uomini e donne è particolarmente marcato nelle malattie autoimmuni sistemiche”, sottolinea Andrea Doria, presidente SIR e professore di Reumatologia all’Università di Padova. Patologie come il lupus eritematoso sistemico colpiscono le donne con un rapporto di circa 9 a 1 rispetto agli uomini. Nella sindrome di Sjögren il rapporto supera anche 10 a 1, mentre nella sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi è intorno a 5 a 1. Anche l’osteoporosi mostra una netta prevalenza femminile. Un quadro che, secondo gli specialisti, richiede percorsi diagnostici e terapeutici sempre più attenti alle differenze di genere, pur in presenza di terapie oggi più efficaci e in grado di migliorare la prognosi.

Gravidanza possibile, ma da programmare

Uno dei nodi più delicati riguarda la fertilità e la maternità. Molte malattie reumatologiche esordiscono proprio in età fertile, ponendo interrogativi complessi sulle scelte riproduttive. “Oggi, nella maggior parte dei casi, la gravidanza è possibile, ma deve essere pianificata con attenzione e seguita in modo specialistico e multidisciplinare”, spiega Chiara Tani, coordinatrice del gruppo di studio SIR sulla medicina di genere. Le criticità non mancano: rischio di riacutizzazione della malattia, possibili complicanze ostetriche e gestione complessa delle terapie farmacologiche durante gravidanza e allattamento. Un punto centrale è il counseling preconcezionale, che dovrebbe coinvolgere non solo la donna ma anche il partner. Sospendere autonomamente le terapie, avvertono gli esperti, può essere più rischioso della malattia stessa: oggi esistono farmaci compatibili con la gravidanza, mentre un’infiammazione non controllata può compromettere l’andamento della gestazione.

Lavoro e studio: la malattia che ridisegna le traiettorie di vita

L’impatto delle malattie reumatologiche non si limita alla sfera clinica. Incide anche sulle opportunità di studio e di lavoro, modificando spesso i percorsi professionali. Dolore cronico, stanchezza persistente, rigidità articolare e necessità di controlli frequenti possono costringere a ridurre l’attività lavorativa o a rinunciare a determinati incarichi. In alcune patologie, come il lupus eritematoso sistemico, i tassi di assenteismo e disabilità lavorativa risultano significativamente più elevati rispetto alla popolazione generale, con effetti che possono arrivare a lungo termine fino alla perdita dell’autonomia professionale.

Menopausa e rischio cardiovascolare: una fase di fragilità aggiuntiva

Con l’avanzare dell’età, e in particolare con la menopausa, i sintomi possono intensificarsi e aumentano alcune complicanze. Tra queste, l’osteoporosi e il rischio cardiovascolare, che nelle donne con malattie reumatologiche risulta più elevato rispetto alla popolazione generale. L’infiammazione cronica tipica di queste patologie accelera infatti i processi aterosclerotici, sommando il rischio legato alla malattia a quello legato alla riduzione della protezione ormonale. Un intreccio che rende più complessa la gestione clinica, anche per la possibile sovrapposizione tra sintomi reumatologici e sintomi tipici della menopausa.

Diagnosi precoce e informazione: il punto decisivo

Per la SIR, il nodo centrale resta la tempestività diagnostica. Riconoscere precocemente segnali spesso sfumati come stanchezza persistente, dolori articolari, perdita di capelli o secchezza delle mucose può fare la differenza nel prevenire danni irreversibili e migliorare la qualità di vita. “Parlarne è essenziale – sottolinea Andrea Doria -. Una maggiore consapevolezza permette alle donne di affrontare la malattia senza isolamento e con strumenti adeguati”. L’obiettivo è duplice: intercettare prima la malattia e garantire una presa in carico specialistica continuativa, capace di accompagnare le pazienti nelle diverse fasi della vita.

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