I risultati mostrano un aumento significativo del rischio di tumore, soprattutto nel primo anno dalla diagnosi, con implicazioni per la sorveglianza clinica e la medicina personalizzata
Le malattie infiammatorie immuno-mediate (Imid) sono associate a un aumento significativo del rischio di tumore. A evidenziarlo è il primo studio italiano su scala nazionale, pubblicato sulla rivista Cancers e promosso dal Gruppo di Onco-Reumatologia del Collegio Reumatologi Italiani (CReI). La ricerca ha analizzato i dati di 356.022 pazienti italiani, ricoverati nel 2018 e seguiti per cinque anni, fino al 2023. Tra questi, 54.896 pazienti con Imid – tra cui artrite reumatoide e malattie diffuse del tessuto connettivo come lupus e sindrome di Sjögren – sono stati confrontati con oltre 300mila soggetti non affetti da queste patologie.
Rischio oncologico più alto, soprattutto nel primo anno
I risultati mostrano che i pazienti con Imid presentano un rischio aumentato di sviluppare tumori del 32% rispetto alla popolazione di confronto. Il dato è particolarmente rilevante nel primo anno dalla diagnosi, quando il rischio risulta quasi raddoppiato, per poi ridursi progressivamente nel tempo. L’associazione più significativa è stata osservata per alcune neoplasie specifiche: tumore del polmone, leucemie e linfomi, tumore della vescica e melanoma. Un elemento di rilievo riguarda le differenze tra patologie: i pazienti con malattie diffuse del tessuto connettivo mostrano un rischio più elevato rispetto a quelli con artrite reumatoide.
Il ruolo dell’infiammazione
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’andamento nel tempo del rischio oncologico. La sua riduzione progressiva suggerisce che l’infiammazione, più che i trattamenti farmacologici, possa essere il principale fattore alla base dello sviluppo tumorale. Questo dato apre a nuove ipotesi sul legame tra sistema immunitario e cancro, rafforzando l’importanza di un controllo precoce e mirato dell’infiammazione. Secondo gli autori, i risultati indicano la necessità di rafforzare i protocolli di sorveglianza oncologica nei pazienti con Imid, in particolare nel primo anno dalla diagnosi, fase in cui il rischio appare più elevato. La ricerca sottolinea anche l’urgenza di identificare biomarcatori infiammatori predittivi, che possano guidare strategie di prevenzione e trattamento sempre più personalizzate.
Nuove prospettive per l’onco-reumatologia
Lo studio rappresenta una base epidemiologica importante per lo sviluppo di linee guida cliniche dedicate e per l’evoluzione della medicina personalizzata in un ambito emergente come l’onco-reumatologia. Un passo avanti che contribuisce a chiarire il legame tra malattie immuno-mediate e tumori, con l’obiettivo di migliorare gli esiti e la qualità di vita dei pazienti.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato