Prevenzione 30 Settembre 2025 09:41

Malattie gravi del fegato, un semplice test ne predice il rischio entro dieci anni

Età, sesso e tre comuni esami del sangue: sono i fattori su cui si basa “Core”, nuovo strumento sviluppato dal Karolinska Institutet per individuare con largo anticipo chi è a rischio di cirrosi e tumore epatico
Malattie gravi del fegato, un semplice test ne predice il rischio entro dieci anni

Un algoritmo costruito su cinque elementi facilmente disponibili – età, sesso e i valori di tre enzimi epatici (Ast, Alt e Ggt) – potrebbe rivoluzionare la diagnosi precoce delle patologie del fegato. Il modello, battezzato Core, è stato messo a punto dai ricercatori del Karolinska Institutet e validato su dati raccolti a Stoccolma su oltre 480mila persone, seguite fino a trent’anni.  Lo studio, pubblicato sul Bmj, mostra un’accuratezza predittiva dell’88%. L’obiettivo è portare la prevenzione direttamente nelle cure primarie, dove i pazienti si rivolgono per primi.

Cirrosi e tumore epatico, il vantaggio della diagnosi precoce

Secondo gli autori, il test può predire entro dieci anni la probabilità di sviluppare cirrosi o carcinoma epatocellulare. “Si tratta di malattie sempre più diffuse e con prognosi sfavorevole se diagnosticate tardi”, sottolinea Rickard Strandberg, uno dei ricercatori coinvolti. Il calcolatore online è già accessibile a medici e infermieri, con l’obiettivo di facilitare l’identificazione dei pazienti a rischio già in medicina generale.

Risultati promettenti

Il modello Core si è dimostrato in grado di distinguere nell’88% dei casi chi avrebbe sviluppato la malattia da chi non l’avrebbe sviluppata. Una performance superiore rispetto al Fib-4, metodo attualmente raccomandato ma meno adatto alla popolazione generale. Lo strumento è stato testato anche in Finlandia e nel Regno Unito, confermando un’elevata accuratezza predittiva.

Prospettive e sfide

Gli studiosi evidenziano la necessità di ulteriori validazioni, in particolare su gruppi a rischio elevato come persone con diabete di tipo 2 o obesità. Per favorirne la diffusione, sarà inoltre essenziale integrare il modello nelle cartelle cliniche elettroniche. “Questo passo – spiega Hannes Hagström, ricercatore principale – può aprire la strada a uno screening precoce delle malattie epatiche nelle cure primarie, in un momento in cui sono disponibili terapie farmacologiche per chi è ad alto rischio”.
Lo studio è frutto della collaborazione tra Karolinska Institutet, ospedale universitario e università di Helsinki, e l’Istituto finlandese per la salute e il welfare. È stato sostenuto dal Consiglio svedese per la ricerca, dalla Regione di Stoccolma (Cimed) e dalla Società svedese per la lotta al cancro.

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