Advocacy e Associazioni 6 Luglio 2026 10:55

Malattie croniche e lavoro, al Gemelli un progetto per accompagnare i pazienti oltre la cura

Il progetto finanziato prevede lo sviluppo di un modello integrato di presa in carico che unisca assistenza clinica, qualità della vita e reinserimento lavorativo delle persone con malattie croniche non trasmissibili

di Redazione
Malattie croniche e lavoro, al Gemelli un progetto per accompagnare i pazienti oltre la cura

La guarigione non coincide sempre con la fine delle cure. Per molte persone che convivono con una malattia cronica, il ritorno alla quotidianità e al lavoro rappresenta una delle sfide più difficili da affrontare. Da questa consapevolezza nasce il progetto “Valutazione e Gestione integrata Clinico-occupazionale per la tutela globale della salute dei lavoratori con Malattie Croniche Non Trasmissibili”, promosso dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e vincitore del bando BRIC 2025 dell’INAIL. L’obiettivo è accompagnare i pazienti “oltre l’ospedale”, costruendo percorsi di cura che integrino assistenza sanitaria, benessere, qualità della vita e reinserimento lavorativo.

Una sfida di salute pubblica

Le malattie croniche non trasmissibili rappresentano oggi una delle principali emergenze sanitarie a livello globale. Sono responsabili di circa il 75% dei decessi nel mondo, pari a quasi 40 milioni di morti ogni anno, e interessano sempre più persone in età lavorativa. Oltre all’impatto sulla mortalità, determinano limitazioni funzionali, disabilità e difficoltà nel mantenimento dell’attività professionale, un fenomeno destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione. “È il momento di andare oltre un approccio basato solo sulla cura clinica – spiega Ivo Iavicoli, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della UOC di Medicina del Lavoro del Policlinico Gemelli e principal investigator del progetto – La salute riguarda anche il benessere della persona e la possibilità di tornare alla propria vita sociale e lavorativa. Serve un modello integrato capace di mettere in relazione medicina, lavoro e qualità della vita”.

Coinvolti pazienti con MICI e tumore al seno

Il progetto coinvolgerà almeno 200 pazienti: cento persone con Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) seguite presso il Centro Malattie Apparato Digerente (CEMAD) e cento donne in cura per tumore della mammella presso la Chirurgia Senologica del Gemelli. All’iniziativa partecipano anche la Sezione di Medicina del Lavoro del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II di Napoli e il Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale (DIMEILA) dell’INAIL. Secondo Iavicoli, le MICI e il tumore della mammella rappresentano due esempi emblematici di patologie croniche nelle quali diventa indispensabile integrare gli aspetti clinici con quelli sociali e occupazionali.

Percorsi personalizzati per il ritorno al lavoro

Il progetto prenderà avvio con un’analisi dell’impatto della malattia sulla qualità della vita e sull’attività lavorativa, considerando dimensioni cliniche, psicologiche, sociali e professionali. Da questa valutazione nasceranno strumenti multidisciplinari, percorsi personalizzati di reinserimento e mantenimento lavorativo e nuovi modelli di gestione clinico-occupazionale, capaci di mettere in dialogo la medicina specialistica con la medicina del lavoro. “Nel mio lavoro vedo ogni giorno quanto la guarigione non coincida automaticamente con il ritorno alla vita di prima – osserva Gianluca Franceschini, ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica e direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia del Gemelli – La vera sfida oggi non è soltanto curare la malattia, ma accompagnare le persone in un percorso di ripresa completo che tenga insieme salute, lavoro e dignità. Restituire la possibilità di sentirsi nuovamente parte attiva della propria vita personale e professionale è un obiettivo fondamentale”.

L’impatto delle malattie “invisibili”

Per Franco Scaldaferri, docente di Gastroenterologia e Medicina Interna all’Università Cattolica e responsabile della UOS MICI del CEMAD, il progetto consentirà di rafforzare la presa in carico globale dei pazienti: “Lo studio permetterà di completare il percorso assistenziale delle persone con MICI attraverso una valutazione multidimensionale che includa anche gli aspetti occupazionali”, spiega. “Inoltre offrirà l’opportunità di analizzare in modo strutturato un elemento spesso trascurato negli studi clinici: l’impatto che una malattia cosiddetta ‘invisibile’ può avere sulla vita quotidiana e lavorativa”.

Linee guida e nuove evidenze scientifiche

Tra i risultati attesi figurano strumenti multidisciplinari per la valutazione del benessere e della capacità lavorativa, modelli personalizzati di gestione del rischio, linee guida operative rivolte a medici, aziende e servizi di prevenzione, oltre alla produzione di nuove evidenze scientifiche. “L’obiettivo più ambizioso – conclude Iavicoli – è lasciare un impatto concreto sulla vita delle persone, favorendo un ritorno al lavoro sostenibile, migliorando il benessere e promuovendo percorsi realmente inclusivi costruiti sui bisogni dei pazienti”. La finalità del progetto è trasformare una condizione di fragilità in un’opportunità di inclusione e partecipazione, rafforzando il legame tra salute, lavoro e qualità della vita. Perché, accanto alla cura della malattia, anche il recupero della propria autonomia rappresenta una parte essenziale del percorso di guarigione.

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