Lo studio mostra che anifrolumab, somministrato per via sottocutanea, riduce significativamente l’attività di malattia nei pazienti con LES e l’uso di corticosteroidi orali
Anifrolumab, somministrato per via sottocutanea, ha portato a una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante dell’attività di malattia rispetto al placebo nei pazienti con lupus eritematoso sistemico (LES). È quanto emerge dallo studio di fase III TULIP-SC, i cui risultati sono stati pubblicati da Arthritis & Rheumatology.
Anifrolumab è un anticorpo monoclonale completamente umanizzato che si lega alla sottounità 1 del recettore dell’interferone di tipo I, bloccando l’attività di tutti gli interferoni di tipo I.
Le evidenze dello studio
Nell’analisi completa dello studio TULIP-SC, il 56,2% dei pazienti trattati con anifrolumab ha ottenuto una riduzione dell’attività di malattia alla settimana 52, rispetto al 37,1% dei pazienti nel gruppo placebo. La misura utilizzata è stata la scala British Isles Lupus Assessment Group based Composite Lupus Assessment (BICLA) (differenza [CI 95%] = 19,1% [9,0–29,2%]; p = 0,0002).
Il profilo di sicurezza osservato nello studio TULIP-SC è risultato simile a quello già noto per anifrolumab somministrato per via endovenosa (IV). I risultati completi hanno confermato i dati dell’analisi ad interim, che erano già risultati statisticamente significativi.
I pazienti con LES presentano un rischio più elevato di morte precoce e si stima che il 50% di essi sviluppi un danno d’organo irreversibile entro cinque anni dalla diagnosi, a causa dell’attività della malattia e dell’uso cronico di corticosteroidi orali (OCS). Ridurre l’attività di malattia e, al contempo, l’uso di corticosteroidi orali riduce il rischio di danno d’organo a lungo termine e aiuta i pazienti a evitare gli effetti debilitanti della patologia.
Le raccomandazioni terapeutiche per il LES, recentemente aggiornate, sottolineano ora il raggiungimento della remissione secondo i criteri DORIS (Definition of Remission in SLE) come obiettivo primario di cura e incoraggiano fortemente la riduzione graduale del dosaggio di corticosteroidi orali fino all’interruzione, per minimizzarne l’esposizione a lungo termine.
Nello studio TULIP-SC, anifrolumab ha dimostrato effetti clinicamente significativi su diversi outcome, tra cui la riduzione dell’attività di malattia durante la riduzione graduale di corticosteroidi orali fino al raggiungimento di un basso dosaggio (=7,5 mg/die).
Inoltre, un numero maggiore di pazienti ha raggiunto una risposta sulla scala BICLA più rapidamente e ha registrato un tempo numericamente più lungo alla prima riacutizzazione.
Negli endpoint secondari ed esplorativi pre-specificati, il 29,0% dei pazienti trattati con anifrolumab ha raggiunto la remissione DORIS, e il 40,1% ha ottenuto un basso livello di attività di malattia, misurato secondo il Low-Level Disease Activity Score (LLDAS).
Anifrolumab somministrato per via sottocutanea è risultato ben tollerato, e la frequenza di eventi avversi globali è stata equilibrata tra i gruppi anifrolumab e placebo
I commenti
“I risultati dello Studio TULIP-SC, che mostrano una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante dell’attività di malattia, rappresentano un importante passo avanti nella gestione del lupus eritematoso sistemico, una patologia complessa e altamente impattante sulla qualità di vita dei pazienti – spiega Marta Mosca, Ordinario di Reumatologia presso l’Università degli Studi di Pisa, Direttore della Unità Operativa di Reumatologia e Responsabile della Lupus Clinic – Lo studio conferma l’efficacia di anifrolumab già dimostrata con la formulazione con somministrazione per via endovenosa, rafforzando l’importanza di puntare al raggiungimento della remissione di malattia come traguardo fondamentale per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti. L’autosomministrazione per via sottocutanea di anifrolumab rappresenta una nuova opportunità, in aggiunta alla somministrazione per via endovenosa già disponibile, particolarmente significativa per pazienti spesso fragili e con bisogni assistenziali complessi. I dati pubblicati confermano inoltre il profilo di efficacia, sicurezza e tollerabilità di anifrolumab nel trattamento dei pazienti con LES”.
“Questi risultati significativi dello studio TULIP-SC forniscono fiducia che l’efficacia e i tassi di remissione definiti secondo i criteri DORIS che abbiamo osservato con anifrolumab possano essere raggiunti con la nuova somministrazione per via sottocutanea, consentendo a un numero ancora maggiore di pazienti di beneficiare di questo trattamento efficace – aggiunge Susan Manzi, Chair of the Allegheny Health Network (AHN) Medicine Institute, direttore del Lupus Center of Excellence all’AHN Autoimmunity Institute e principal investigator dello studio TULIP-SC – I risultati sono in linea con gli importanti cambiamenti nelle raccomandazioni terapeutiche globali per il trattamento del lupus, che ora evidenziano come l’intervento precoce con farmaci biologici, favorendo la remissione e riducendo l’utilizzo di corticosteroidi orali rappresentino gli obiettivi principali del trattamento.”
“Questi risultati rafforzano l’approccio unico di anifrolumab, che mira al recettore dell’interferone di tipo 1 per ridurre l’attività di malattia, con l’ulteriore vantaggio dell’autosomministrazione per via sottocutanea – conclude Sharon Barr, EVP BioPharmaceuticals R&D, AstraZeneca – I risultati dello studio TULIP-SC si basano sulle solide evidenze scientifiche di anifrolumab, che ha aiutato i pazienti a raggiungere la remissione e a ridurre significativamente la dipendenza dai corticosteroidi orali, rafforzando ulteriormente la nostra ambizione di trasformare il trattamento del lupus eritematoso sistemico.”