La proposta pubblicata su Nature Health punta a creare biobanche, condividere dati sanitari e sviluppare nuovi biomarcatori per comprendere come alimentazione, sonno e microbioma influenzino l'invecchiamento.
La medicina della longevità punta a far vivere le persone più a lungo e, soprattutto, in buona salute. Ma un gruppo internazionale di ricercatori ritiene che per ottenere risultati concreti sia necessario intervenire molto prima dell’età adulta, addirittura prima della nascita. In una corrispondenza pubblicata sulla rivista Nature Health, gli autori propongono la creazione del consorzio globale PROSPER (Pregestational and Pediatric Research for Optimal Healthspan and Early-life Resilience).
L’obiettivo non è sviluppare nuove terapie, bensì comprendere meglio come si costruisce l’invecchiamento biologico fin dalle primissime fasi della vita. Secondo gli studiosi, la salute futura è influenzata da fattori che agiscono già prima del concepimento e nei primi anni di crescita, rendendo questo periodo una fase decisiva per promuovere una maggiore resilienza dell’organismo.
Dalla gravidanza all’infanzia, i fattori che plasmano la salute futura
Gli autori sottolineano che il nostro organismo non parte da una condizione neutrale al momento della nascita. Al contrario, la salute dei genitori prima del concepimento, il decorso della gravidanza e le esperienze dei primi anni di vita lasciano un’impronta biologica destinata a influenzare il rischio di sviluppare malattie croniche e il modo in cui il corpo invecchierà negli anni successivi.
Alimentazione, qualità del sonno, microbioma intestinale, metabolismo e ambiente in cui cresce il bambino sono tutti elementi che potrebbero determinare la velocità dell’invecchiamento biologico. Per questo motivo i ricercatori ritengono che l’infanzia non debba essere considerata esclusivamente una fase di sviluppo, ma una finestra di opportunità durante la quale costruire le basi della salute futura. Intervenire precocemente significherebbe aumentare la capacità dell’organismo di mantenersi in equilibrio nel corso della vita e ridurre il rischio di patologie legate all’età.
Le basi scientifiche per le future scoperte
La proposta del consorzio PROSPER non riguarda l’introduzione immediata di nuovi trattamenti, ma la costruzione di una solida infrastruttura di ricerca. Gli scienziati chiedono di integrare i dati sanitari raccolti nei diversi Paesi, così da poter analizzare l’evoluzione della salute nel lungo periodo su popolazioni molto ampie. Parallelamente, propongono la creazione di biobanche condivise che raccolgano campioni biologici utili a identificare biomarcatori specifici per bambini e adolescenti. Una volta disponibili questi strumenti, sarà possibile avviare grandi studi internazionali per verificare se migliorare alimentazione, sonno, microbioma e salute metabolica durante l’infanzia possa modificare le traiettorie dell’invecchiamento biologico.
Una sanità integrata lungo tutto l’arco della vita
Per trasformare questa visione in realtà, secondo gli autori è necessario ripensare l’organizzazione dei sistemi sanitari. Oggi assistenza alla maternità, pediatria e medicina dell’adulto operano spesso come compartimenti separati, con una limitata continuità delle informazioni e dei percorsi di cura. Inoltre, gli strumenti oggi utilizzati per misurare l’invecchiamento biologico sono stati sviluppati per gli adulti e risultano poco adatti a descrivere i rapidi cambiamenti fisiologici dell’età evolutiva. “L’assenza di strutture predefinite per monitorare e modulare i fattori determinanti dell’invecchiamento nelle prime fasi della vita rappresenta quindi una lacuna sostanziale nella medicina tradizionale”, scrivono i ricercatori. Per colmare questa lacuna propongono un percorso assistenziale continuo che accompagni ogni individuo lungo tutto l’arco della vita, integrando controlli preventivi nelle visite di routine. L’attenzione partirebbe fino a un anno prima della gravidanza, promuovendo stili di vita salutari nei futuri genitori, proseguirebbe con il monitoraggio di sonno e alimentazione nei neonati e continuerebbe durante infanzia e adolescenza valutando crescita, forma fisica e salute mentale, con l’obiettivo di favorire un invecchiamento più sano già dalle sue origini.
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