Uno studio svedese su oltre 1,2 milioni di persone mostra che il long Covid aumenta significativamente il rischio di eventi cardiovascolari, con differenze tra uomini e donne. Le aritmie cardiache e le coronaropatie sono le patologie più frequenti
II long Covid rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare importante anche in persone che non sono state ricoverate durante la fase acuta dell’infezione. Lo dimostra un nuovo studio guidato da Pia Lindberg del Karolinska Institutet, pubblicato su eClinicalMedicine. L’analisi ha coinvolto oltre 1,2 milioni di individui, tra cui circa 9mila con diagnosi di long Covid. I ricercatori hanno confrontato la frequenza di eventi cardiovascolari nei pazienti con long Covid e in soggetti senza la condizione, escludendo chi aveva già malattie cardiache o era stato ospedalizzato per Covid acuto.
I dati: donne più a rischio
Durante un follow-up di circa quattro anni, il 18,2% delle donne e il 20,6% degli uomini con long Covid hanno avuto almeno un evento cardiovascolare, contro rispettivamente l’8,4% e l’11,1% nei gruppi di controllo. Anche dopo aver corretto i dati per età, condizioni socioeconomiche e altri fattori di rischio noti, il rischio resta elevato: nelle donne con long Covid più che raddoppiato, negli uomini aumentato di circa un terzo. Le condizioni cardiovascolari più comuni nei pazienti con long Covid sono aritmie cardiache e coronaropatie, presenti in entrambi i sessi. Nelle donne si osserva anche una maggiore incidenza di insufficienza cardiaca e malattie vascolari periferiche, mentre non emerge un aumento significativo del rischio di ictus.
Le implicazioni cliniche
“Abbiamo rilevato che alcune patologie cardiovascolari sono più frequenti nei pazienti con long Covid, anche in individui relativamente giovani e precedentemente sani”, spiega Pia Lindberg. Molti pazienti con Covid prolungato non sono mai stati ospedalizzati, con il rischio che eventuali complicanze non vengano identificate tempestivamente. I ricercatori sottolineano quindi la necessità di un monitoraggio più sistematico e strutturato, con particolare attenzione alle differenze di genere. Il lavoro, realizzato in collaborazione con l’Università di Uppsala e l’Ospedale universitario Karolinska, conferma che il long Covid deve essere considerato un possibile fattore di rischio cardiovascolare a lungo termine, con importanti implicazioni per la gestione clinica e la prevenzione.
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