Un’indagine dell’Ohio State University College of Medicine fornisce i primi dati oggettivi sulle ampie disfunzioni sensoriali nei pazienti con Long Covid
I pazienti con Long Covid riferiscono spesso sintomi persistenti che vanno ben oltre la fatica o i problemi respiratori: olfatto e gusto alterati, vertigini, problemi di equilibrio, difficoltà uditive e quella che viene comunemente definita “brain fog”, una nebbia mentale che compromette attenzione e memoria. Fino a oggi, la maggior parte delle evidenze si basava su segnalazioni soggettive, rendendo difficile comprendere l’entità reale dei disturbi. A colmare questa lacuna ci ha pensato il team dell’Ohio State University College of Medicine, guidato da ricercatori esperti nella valutazione multisensoriale. Lo studio, pubblicato su BMC Medicine il 6 marzo 2026, ha coinvolto 60 pazienti con Long Covid di età compresa tra 27 e 78 anni, con sintomi persistenti da 4 a 50 mesi dopo l’infezione iniziale. Solo otto pazienti avevano avuto necessità di ricovero ospedaliero durante la fase acuta.
Metodologia rigorosa e risultati sorprendenti
I ricercatori hanno condotto test standardizzati su olfatto, gusto, chimestesi (sensazioni come piccante o mentolo), udito, equilibrio e funzioni cognitive. I dati hanno confermato l’ampiezza delle disfunzioni:
I risultati mostrano anche associazioni significative tra deficit uditivi e vestibolari e tra nebbia mentale e problemi di equilibrio e udito, suggerendo un coinvolgimento del sistema nervoso centrale. I pazienti con infezioni iniziali più gravi avevano maggiori probabilità di presentare un numero più ampio di disfunzioni. “Il Long Covid non colpisce solo singoli organi o sistemi – spiegano gli autori -. Gli effetti sono multisensoriali, con impatto sia periferico che centrale, e variano notevolmente tra i pazienti”.
Età, gravità iniziale e funzioni cognitive: fattori chiave
Lo studio ha evidenziato come alcuni fattori influenzino la severità dei sintomi:
Interessante il dato secondo cui i sintomi soggettivi riportati dai pazienti non sempre corrispondono ai deficit misurati, sottolineando la necessità di valutazioni oggettive per una corretta presa in carico.
Implicazioni cliniche e prossimi passi
I ricercatori sottolineano l’urgenza di ulteriori studi per comprendere perché i sintomi sensoriali e cognitivi variano così tanto tra individui, con l’obiettivo di sviluppare trattamenti mirati e strategie di supporto personalizzate. In particolare, sarà fondamentale chiarire l’impatto del Long Covid sul sistema nervoso centrale e individuare protocolli di valutazione e riabilitazione multisensoriale. “Questa è la prima analisi oggettiva e completa delle disfunzioni sensoriali nel Long Covid – afferma Amy Blondeau, coautrice dello studio -. I dati ci permettono di pianificare interventi mirati e migliorare la qualità della vita dei pazienti”. Lo studio dell’Ohio State University conferma che il Long Covid può avere effetti estesi e duraturi sui sensi e sulle funzioni cognitive. La consapevolezza di queste manifestazioni è fondamentale per medici, specialisti e pazienti, e apre la strada a interventi personalizzati per affrontare una delle sfide più complesse della pandemia: gli effetti a lungo termine dell’infezione da Sars-CoV-2.
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