Identificata l’interazione molecolare che porta il sistema immunitario a colpire la mielina, causando danni neurologici e sintomi invalidanti.
L’origine della sclerosi multipla è stata a lungo un enigma per la medicina, ma oggi sappiamo che non è riconducibile a un unico colpevole. Secondo lo studio condotto dall’Università di Zurigo e pubblicato su Cell, la patologia emerge solo quando un’infezione virale estremamente diffusa, quella del virus di Epstein-Barr (EBV), incontra una specifica configurazione genetica nota come aplotipo HLA-DR15. Questo significa che il virus, pur essendo presente in oltre il 90% della popolazione mondiale, rimane innocuo nella maggior parte dei casi.
Tuttavia, nelle persone che possiedono la variante HLA-DR15, il virus agisce come un catalizzatore biologico, innescando una reazione a catena che porta il sistema immunitario a perdere la propria capacità di distinguere tra “sé” e “altro”.
Questa scoperta è fondamentale perché sposta l’attenzione dalla ricerca di una causa isolata all’analisi di una precisa interazione molecolare, spiegando finalmente perché solo una piccola percentuale di persone infette dal virus finisca per sviluppare la malattia.
Il meccanismo dell’autoaggressione molecolare
Il processo attraverso cui il corpo inizia ad attaccare se stesso è un sofisticato quanto tragico errore di identificazione. Il virus di Epstein-Barr, una volta penetrato nell’organismo, altera il comportamento genetico delle cellule B infette, costringendole a sintetizzare frammenti di mielina, la sostanza grassa che riveste e protegge i nostri neuroni.
Qui entra in gioco la predisposizione genetica: la molecola HLA-DR15 funge da “vassoio” che espone questi frammenti sulla superficie delle cellule, presentandoli ai linfociti T.
Questi ultimi, addestrati per distruggere gli agenti patogeni, riconoscono erroneamente la mielina come un componente del virus e lanciano un attacco massiccio contro il sistema nervoso centrale. La distruzione della guaina mielinica agisce come un cortocircuito sui cavi elettrici: la trasmissione dei segnali nervosi rallenta o si interrompe bruscamente, dando origine a sintomi invalidanti come la perdita di coordinazione motoria, disturbi visivi acuti e una stanchezza cronica profondamente debilitante.
Strategie preventive e nuovi orizzonti terapeutici
Identificare con precisione il punto di rottura del sistema immunitario permette di immaginare un futuro in cui la sclerosi multipla potrebbe essere prevenuta o trattata alla radice. Poiché l’infezione da EBV è il prerequisito necessario, lo sviluppo di vaccini mirati contro questo virus diventa una priorità assoluta per la ricerca globale: bloccare il virus all’origine significherebbe, di fatto, impedire l’innesco della malattia nei soggetti geneticamente vulnerabili.
Oltre alla prevenzione, la comprensione del ruolo delle cellule B e dei linfociti T in questo specifico contesto apre la porta a terapie immunomodulanti di nuova generazione, capaci di “riprogrammare” le difese dell’organismo senza compromettere la sua capacità generale di rispondere ad altre infezioni. La strada è segnata verso una medicina sempre più personalizzata, dove lo screening genetico per l’aplotipo HLA-DR15 e il monitoraggio della carica virale potrebbero diventare strumenti standard per prevenire la disabilità neurologica.