Lavoro 27 Maggio 2020

Covid-19, Giuliano (UGL): «Scudo penale e stop precariato, è giunta l’ora di ringraziare medici e professionisti sanitari»

Il segretario dell’Unione Generale del Lavoro Gianluca Giuliano contesta il ricorso a contratti a tempo determinato e di collaborazione continuativa nel corso dell’emergenza: «Perché non hanno attinto dalle graduatorie pubbliche?». E sulla sanità privata invoca la firma del contratto: «Si proceda o il 18 giugno sarà sciopero»

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«Durante questa emergenza Covid-19 gli operatori sanitari sono stati davvero degli eroi: ben 220 hanno perso la vita sul campo, una enormità. Nel picco della pandemia ci sono stati oltre ventimila contagiati, e ciò vuol dire che non si è stati in grado di metterli al riparo dai rischi. Ora la possibilità che siano oggetto di cause risarcitorie dal punto di vista civile o penale per me è intollerabile». Non usa mezzi termini Gianluca Giuliano, 41 anni, dal 2019 segretario nazionale della UGL Sanità, nel ricordare come ad oggi, in mancanza di uno scudo penale, migliaia di operatori siano a rischio contenzioso nonostante l’estrema difficoltà in cui hanno operato nel corso della pandemia.

Uno scudo che – per Giuliano – non va esteso però ai manager della sanità. «Questo provvedimento non deve riguardare chi doveva prendere decisioni o attuare politiche di prevenzione che magari non ha preso. Su quello non siamo d’accordo e lo abbiamo ribadito anche al ministero della Salute quando siamo stati convocati. Forse qualcuno vuole lo scudo per salvaguardare il sistema, ma noi non ci stiamo».

Marzo e aprile sono stati mesi difficili per i lavoratori della sanità, soprattutto per quelli che hanno operato sul fronte più colpito, quello del nord. Anche il telefono di Giuliano non ha smesso di squillare in quei giorni. «Nella prima fase dell’emergenza quello che gli iscritti ci hanno rappresentato maggiormente era la carenza o assenza di dispositivi di protezione. L’altra problematica è stata il rispetto dei protocolli di sicurezza che all’inizio non c’erano. Abbiamo offerto supporto psicologico a 360 gradi perché comunque si percepiva proprio il fatto che non eravamo preparati, che non è stata predisposta una prevenzione adeguata: basti pensare al Piano pandemico fermo al 2006».

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Passata la tempesta, però, è giusto offrire il corretto riconoscimento a medici, infermieri e operatori sanitari. Cosa che al momento, per Giuliano, non sta avvenendo. A cominciare dal precariato, che rischia di aumentare con i provvedimenti emergenziali fin qui attuati. L’UGL ha fatto notare come anche per l’istituzione della figura dell’infermiere di famiglia o di comunità si faccia ricorso nuovamente a personale precario con forme di lavoro autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa dal 15 maggio al 31 dicembre 2020: saranno immessi nel Sistema sanitario 9600 ‘nuovi precari’.

«ll Sistema era già al collasso perché veniva da anni di tagli di posti letto e blocco del turnover con carenze di organico strutturali – spiega Giuliano -. Per affrontare l’emergenza è stato inevitabile immettere nuovo personale. Tuttavia non sono state date le giuste garanzie a chi è entrato a far parte del SSN: hanno continuato a prediligere forme di collaborazione continuativa, lavoro autonomo o comunque rapporti subordinati a tempo determinato e in minima parte si sono utilizzate le graduatorie in essere dei concorsi. Nel Lazio abbiamo, ad esempio, il concorso del Sant’Andrea che ha prodotto 7mila idonei ma la graduatoria è stata utilizzata fino al posto numero 1486. E c’è stato anche il ricorso alle esternalizzazioni tramite cooperative. Il ringraziamento più grande per questi professionisti sarebbe stato dar loro le adeguate garanzie, ma al momento non è così».

Un ragionamento che può essere esteso anche ai lavoratori della sanità privata, che scontano anche la beffa del mancato rinnovo del contratto quando nei mesi scorsi sembrava imminente. L’UGL, che è firmatario dei contratti Aiop–Aris sia per la parte dell’ospedalità privata che del settore socio-sanitario, ha proclamato lo stato di agitazione e, se non ci saranno novità, sarà sciopero nella giornata del 18 giugno. «Il tentativo di conciliazione ha avuto esito negativo perché non abbiamo avuto le adeguate garanzie da Aiop–Aris relativamente alla possibilità di rinnovo – spiega il segretario di UGL Sanità -. Il contratto dell’ospedalità privata è fermo da 14 anni, mentre manca da 8 anni quello delle Rsa. Lo scorso settembre avevamo già proclamato lo sciopero, poi revocato perché era intervenuto il ministro Speranza e ci erano state date ampie garanzie: nell’ultima finanziaria, attraverso il collegato fiscale, è stata approvata una norma che autorizza le regioni a revisionare il budget consentendo ai privati di avere le coperture per il rinnovo. Ora però loro temono che non tutte le regioni mantengano gli impegni presi. Questo però non possiamo accettarlo: la stesura del contratto era stata quasi completata, sia dal punto di vista normativo che economico. Per noi ci sono tutte le condizioni per rinnovare. Ognuno fa le sue valutazioni, ma sicuramente non si può più aspettare, anche perché in questo periodo di emergenza i lavoratori della sanità privata e soprattutto delle Rsa hanno dato, e continuano a farlo, un enorme contributo di dedizione e professionalità».

 

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