Non solo ospedali: verde, mobilità, servizi e comunità influenzano il benessere dei cittadini. Lo studio fotografa bisogni e criticità delle città italiane.
Gli italiani si dichiarano complessivamente soddisfatti del luogo in cui vivono (61%), anche se solo uno su quattro si considera molto soddisfatto (25%). A determinare il benessere incidono soprattutto la tranquillità, il senso di comunità, la qualità ambientale e la presenza di aree verdi, insieme alla percezione di sicurezza e a un costo della vita sostenibile. Importanti anche l’efficienza dei servizi e le opportunità di socializzazione. Quando questi elementi vengono meno emergono criticità legate principalmente a servizi pubblici, trasporti, lavoro e sicurezza. È quanto emerge dal 3° Rapporto One Health “Il valore sociale delle città. Periferie vitali: la nuova frontiera del vivere urbano”, realizzato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma con l’Istituto Piepoli e presentato alla Camera dei Deputati.
Lo studio integra le valutazioni di sedici opinion leader con quelle di mille cittadini italiani, offrendo una fotografia aggiornata delle città e del rapporto con le periferie, interpretate come nuova frontiera del vivere urbano secondo l’approccio One Health, che unisce salute umana, ambiente e dimensione sociale.
Salute, ambiente e comunità: il paradigma One Health
Il Rapporto ribadisce la stretta interconnessione tra salute delle persone, qualità ambientale e relazioni sociali. L’approccio One Health propone il passaggio da un modello centro-centrico a una città policentrica composta da quartieri autonomi ma interconnessi, ciascuno con servizi, identità e funzioni proprie.
La salute non viene più interpretata solo come assistenza sanitaria, ma come risultato della qualità degli spazi urbani, della presenza di verde accessibile, della prossimità dei servizi e della coesione sociale. In questa prospettiva progettare le città significa prendersi cura del benessere collettivo. Guardando al futuro, il 38% degli italiani ritiene che i piccoli centri diventeranno più vivibili delle grandi città, mentre quasi la metà non condivide l’idea che la qualità della vita sia necessariamente migliore nei centri urbani rispetto alle periferie.
Periferie e nuovi modelli di sviluppo urbano
Il Rapporto evidenzia come le periferie rappresentino oggi una leva strategica per il futuro delle città: non più spazi marginali, ma luoghi centrali per modelli urbani sostenibili e inclusivi. Negli ultimi decenni si è passati da una crescita urbana rapida e spesso disordinata a una maggiore attenzione alla qualità della vita.
Le periferie non costituiscono una realtà omogenea: esistono quartieri storici caratterizzati da forte radicamento sociale, aree ad alta immigrazione definite “fabbriche di cittadinanza”, nuove periferie economicamente forti ma prive di identità e zone rigenerate attraverso progetti integrati, come il caso di Trigoria a Roma. Qui l’alleanza tra istituzioni e Campus Bio-Medico mostra come il rischio di marginalità possa trasformarsi in opportunità di sviluppo, servizi e coesione sociale.
Rigenerazione urbana e valore dell’abitare
Gli esperti propongono di superare la semplice riqualificazione urbana per puntare sulla rigenerazione, capace di intervenire anche sul tessuto sociale, economico ed ecologico dei quartieri. Se i centri storici offrono opportunità e servizi ma soffrono costi elevati e congestione, le periferie risultano più vivibili grazie a spazi verdi e minore inquinamento, pur risentendo di isolamento e carenze infrastrutturali.
Le priorità indicate dai cittadini riguardano il miglioramento del trasporto pubblico (40%), la sicurezza (34%), le opportunità di lavoro (34%), i servizi socio-assistenziali (33%) e la qualità ambientale (30%). Il 30% degli italiani sceglierebbe di vivere in una periferia ben servita, mentre il centro storico attrae solo il 16%.
La casa continua a essere percepita come rifugio, ma strettamente legato al contesto: quartieri tranquilli e salubri (53%), abitazioni adeguate (49%), servizi essenziali vicini (47%) e buoni collegamenti pubblici (45%) rappresentano i principali fattori di qualità dell’abitare.
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