One Health 23 Giugno 2026 00:21

La crisi climatica altera gli ecosistemi degli insetti: più zanzare e parassiti, meno impollinatori

Un report del WWF evidenzia come il riscaldamento globale stia riducendo insetti e invertebrati essenziali per gli ecosistemi e favorisca invece specie invasive e vettori di malattie. A rischio biodiversità, agricoltura, qualità dell'acqua e salute umana

di Isabella Faggiano
La crisi climatica altera gli ecosistemi degli insetti: più zanzare e parassiti, meno impollinatori

La crisi climatica non sta modificando soltanto temperature e precipitazioni. Sta cambiando profondamente anche il mondo degli insetti e degli altri invertebrati, con conseguenze che riguardano direttamente la salute delle persone, la sicurezza alimentare e la qualità degli ecosistemi. A lanciare l’allarme è il WWF nel report “Insetti e persone: chi vince e chi perde nel clima che cambia?”, che analizza le evidenze scientifiche sugli effetti del riscaldamento globale sulle popolazioni di invertebrati. Secondo il rapporto, l’aumento delle temperature medie, le variazioni dell’umidità e delle precipitazioni e la crescente frequenza degli eventi meteorologici estremi stanno favorendo alcune specie particolarmente resistenti, spesso invasive o dannose, mentre molte altre, fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi, sono in declino. Il fenomeno si inserisce in una crisi più ampia. A livello globale, l’abbondanza degli invertebrati è diminuita del 45% dal 1970. Gli scienziati parlano di una vera e propria “morte per mille tagli”, determinata dall’azione combinata di cambiamento climatico, perdita e frammentazione degli habitat, urbanizzazione, inquinamento, specie invasive e uso dei pesticidi.

Impollinatori a rischio, minacciata anche la produzione alimentare

Tra le specie più vulnerabili figurano gli impollinatori, indispensabili per la biodiversità e per la produzione agricola. Circa il 90% delle piante da fiore selvatiche e il 75% delle colture alimentari dipendono infatti dall’impollinazione operata dagli insetti. Il WWF ricorda che questo servizio ecosistemico ha un valore economico stimato in circa 26 miliardi di dollari in Europa e circa 3 miliardi in Italia. Eppure l’ultimo aggiornamento della Lista Rossa europea segnala che il 10% delle specie di apoidei è minacciato di estinzione. Ancora più preoccupante la situazione delle farfalle: le specie europee a rischio sono passate dal 9% al 15% negli ultimi quindici anni e, includendo quelle prossime alla minaccia, la quota raggiunge il 28%. Particolarmente colpite risultano le specie montane, costrette a spostarsi verso quote sempre più elevate per inseguire condizioni climatiche favorevoli, con una conseguente riduzione e frammentazione degli habitat disponibili.

Le città diventano più ostili agli insetti utili

Il cambiamento climatico si fa sentire anche nei contesti urbani. L’espansione delle città e la riduzione delle aree verdi stanno alimentando il fenomeno delle “isole di calore urbane“, che in alcune città italiane possono determinare temperature fino a 6 gradi superiori rispetto alle aree rurali circostanti. Queste condizioni mettono sotto stress soprattutto le api selvatiche, in particolare le specie di piccole dimensioni e quelle più specializzate, che hanno maggiori difficoltà ad adattarsi alle modifiche dell’ambiente e alla perdita delle risorse alimentari. La riduzione degli impollinatori rappresenta non solo un danno ambientale, ma anche una perdita di servizi ecosistemici essenziali per il benessere delle popolazioni urbane.

Acque più vulnerabili senza gli invertebrati

Il declino interessa anche gli invertebrati che vivono nei corsi d’acqua, nei laghi e nelle zone umide. Questi organismi svolgono un ruolo fondamentale nella depurazione naturale delle acque e nel mantenimento degli equilibri ecologici. La loro diminuzione compromette la capacità dei fiumi di processare la materia organica e di autodepurarsi, con possibili effetti sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano e all’agricoltura. Il report cita il caso del Ticino, dove la riduzione delle portate e i prelievi idrici hanno alterato profondamente le comunità biologiche presenti sul fondale.

Più specie invasive e danni all’agricoltura

Mentre gli insetti utili arretrano, altre specie trovano condizioni sempre più favorevoli per proliferare. Tra queste il bostrico tipografo, responsabile di gravi danni alle foreste alpine, ma anche il coleottero giapponese e la cimice asiatica, due specie invasive che minacciano coltivazioni, frutteti e vigneti. Secondo il WWF, inverni più miti e primavere anticipate consentono a questi insetti di completare più cicli riproduttivi ogni anno e di espandersi in nuovi territori. Nel caso del coleottero giapponese, i danni possono arrivare a costare fino a 2.700 euro per ettaro nella sola viticoltura. Anche la mosca dell’olivo, specie autoctona, sta beneficiando delle nuove condizioni climatiche. Il riscaldamento favorisce infatti infestazioni più intense e può compromettere sia la quantità sia la qualità della produzione olearia.

Zanzare e zecche, una minaccia crescente per la salute pubblica

Uno degli aspetti più rilevanti dal punto di vista sanitario riguarda l’espansione degli artropodi vettori di malattie. Inverni più miti e stagioni calde più lunghe favoriscono infatti la sopravvivenza e la diffusione di diverse specie di zanzare e zecche. In Europa la zecca Ixodes ricinus, vettore della malattia di Lyme e dell’encefalite da zecche, sta ampliando il proprio areale verso quote e latitudini più elevate. Il risultato è un prolungamento della stagione di esposizione e un aumento del rischio di infezione. Secondo i dati riportati dal WWF, tra il 2015 e il 2023 in Europa si sono registrati in media circa 130 mila casi di malattia di Lyme ogni anno. Anche le zanzare beneficiano delle nuove condizioni climatiche. Temperature più elevate accelerano non solo il loro ciclo vitale, ma anche quello dei virus che trasportano. Il report ricorda che specie invasive come la zanzara tigre si sono ormai stabilizzate in numerosi Paesi europei, Italia compresa, favorendo la possibile diffusione di malattie come dengue, Zika e Chikungunya. Particolarmente preoccupante è anche il West Nile Virus. Nel 2024 in Italia sono stati registrati 460 casi, di cui 272 nella forma neuro-invasiva. Secondo alcune stime citate nel rapporto, il rischio di diffusione del virus in Europa potrebbe aumentare fino a cinque volte entro il 2060 in funzione degli scenari climatici.

Le strategie per invertire la rotta

Per il WWF la situazione è grave ma non irreversibile. Le soluzioni individuate passano innanzitutto dalla riduzione delle emissioni climalteranti, indispensabile per contenere il riscaldamento globale entro gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Tra le priorità indicate figurano anche l’attuazione della Nature Restoration Law e della Strategia europea per la biodiversità 2030, il ripristino degli habitat degradati e la tutela degli ecosistemi acquatici. Sul fronte agricolo, il report sottolinea l’importanza della transizione agroecologica, con una riduzione dell’uso dei pesticidi, il rafforzamento della lotta integrata e il recupero di elementi naturali del paesaggio come siepi e aree incolte. Per contrastare la diffusione degli insetti vettori di malattie viene infine richiamato l’approccio One Health, che considera salute umana, animale e ambientale come strettamente interconnesse. Per il WWF, solo un’azione coordinata tra istituzioni, ricerca, mondo produttivo e cittadini potrà evitare che la vera perdente della crisi climatica sia la specie umana stessa.

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