L’Oms segnala gli effetti degli incendi petroliferi in Iran: fumi tossici e rifugi affollati aumentano i rischi sanitari per centinaia di migliaia di persone
L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un allarme globale per i pericoli ambientali e sanitari legati agli incendi di impianti petroliferi in Iran provocati dal conflitto in Medio Oriente. In una nota ufficiale, l’Oms ha analizzato le condizioni di centinaia di migliaia di persone esposte a fumi tossici, acqua contaminata e condizioni igieniche precarie nei rifugi collettivi, con impatti diretti su infezioni respiratorie e altre malattie trasmissibili. Nel dettaglio del rapporto pubblicato dall’agenzia Onu, la situazione ambientale si intreccia con quella della salute pubblica: dagli incendi nelle infrastrutture petrolifere, che rilasciano sostanze chimiche pericolose, alle piogge contaminate note come “pioggia nera”, fino alle conseguenze per le comunità sfollate e costrette a vivere in condizioni che favoriscono la diffusione di patologie acute e croniche.
Emergenza fumi petroliferi: cosa succede nell’aria
La combustione di grandi quantità di petrolio nelle raffinerie e nei depositi colpiti dal conflitto ha generato fumi densi di idrocarburi, ossidi di zolfo e composti dell’azoto, sostanze riconosciute come potenzialmente tossiche per l’apparato respiratorio. Secondo l’Oms, questo mix di inquinanti può causare irritazioni agli occhi, alla pelle e difficoltà respiratorie, e la formazione di pioggia nera indica la presenza di particelle di combustione in atmosfera. Gli esperti avvertono che l’esposizione prolungata possa anche aumentare il rischio di malattie croniche, compresi alcuni tumori, soprattutto per gruppi vulnerabili come bambini, anziani e persone con patologie preesistenti.
Pioggia nera e contaminazione delle risorse
Il fenomeno della cosiddetta “pioggia nera” — precipitazioni contaminate da particelle di petrolio e altri inquinanti — è stato documentato in diverse aree urbane, incluso il capoluogo Teheran. Queste piogge, generate dall’interazione tra fumo denso e condizioni meteorologiche, possono depositare sul suolo e nelle risorse idriche sostanze chimiche che contaminano acqua e cibo, aggiungendo un ulteriore livello di rischio sanitario. L’Oms e le autorità locali hanno raccomandato alla popolazione di restare al chiuso e adottare misure di protezione individuale, come l’uso di mascherine e la copertura di pelle e occhi quando si è all’esterno.
Sfollati e condizioni di vita: un rischio sanitario collaterale
Oltre all’inquinamento atmosferico, il conflitto ha determinato spostamenti massicci di popolazione all’interno dell’Iran. Secondo l’Oms, più di 100mila persone si sono trasferite in altre aree del paese per sfuggire all’insicurezza, mentre centinaia di migliaia vivono in rifugi collettivi affollati, spesso con accesso limitato ad acqua potabile, servizi igienici e condizioni igieniche adeguate. Queste condizioni favoreggiano la diffusione di infezioni respiratorie, malattie diarroiche e altre patologie trasmissibili, aggravando una crisi sanitaria già sotto pressione a causa del conflitto.
Oms: risposta urgente e monitoraggio continuo
L’Organizzazione mondiale della sanità chiede interventi coordinati per mitigare i rischi ambientali e sanitari: monitoraggio della qualità dell’aria e delle risorse idriche, accesso a servizi sanitari essenziali, potenziamento dell’assistenza nei rifugi e campagne informative per la popolazione. L’allarme dell’Oms sottolinea che le conseguenze della crisi vanno oltre i confini del conflitto, trasformandosi in una sfida di salute pubblica e ambientale a lungo termine.