Prevenzione 14 Aprile 2026 14:41

Insonnia cronica, la malattia invisibile dai costi sociali ed economici altissimi

Un policy paper elaborato dal Gruppo di Lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno accende i riflettori su una condizione diffusa e sottovalutata: milioni di italiani coinvolti, gravi conseguenze sanitarie e un impatto economico enorme

di Viviana Franzellitti
Insonnia cronica, la malattia invisibile dai costi sociali ed economici altissimi

Non è più solo una difficoltà a dormire. L’insonnia cronica si configura sempre più come una emergenza sanitaria e sociale, capace di incidere sulla qualità della vita di chi ne soffre, sulla sicurezza e sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale.

A delinearne i contorni è il policy paper presentato oggi al Centro Studi Americani di Roma, durante un evento promosso dall’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer con il contributo di Idorsia. Il documento nasce dal lavoro del Comitato Scientifico del Gruppo di Lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno e restituisce un quadro articolato della patologia, tra numeri, criticità e proposte operative. In Italia, infatti, si stimano fino a 13,4 milioni di persone coinvolte, con un costo complessivo per il SSN di circa 14 miliardi di euro l’anno.

Un comitato multidisciplinare per ridefinire la patologia

Alla base del documento c’è il contributo di un Comitato Scientifico ampio e trasversale, che riunisce competenze diverse per affrontare una condizione complessa. Ne fanno parte psichiatri, neurologi, medici di medicina generale ed esperti di medicina del sonno.

Tra i componenti figurano Andrea Fiorillo, presidente della European Psychiatric Association, Gianmarco Marrocco per la Federazione Italiana Medici di Famiglia, Claudio Mencacci della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e Francesca Merzagora della Fondazione Onda.

A questi si affiancano Lino Nobili, presidente dell’Accademia Italiana di Medicina del Sonno, Giuseppe Plazzi per l’associazione narcolessia, Marco Rolandi per i pazienti con sindrome delle gambe senza riposo, Alessandro Rossi per la medicina generale, insieme agli psichiatri Guido Di Sciascio e Antonio Vita e al neurologo Mario Zappia. Una composizione che riflette la natura multifattoriale dell’insonnia cronica, a cavallo tra salute mentale, neurologia e medicina territoriale.

Una patologia diffusa e ancora troppo sottovalutata

L’insonnia cronica si manifesta con difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno per almeno tre notti a settimana per oltre tre mesi, con ripercussioni diurne importanti. Nonostante l’ampia diffusione, continua a essere percepita come un disturbo secondario. Le stime indicano una prevalenza tra il 6% e il 15% della popolazione adulta, con una maggiore incidenza tra le donne, che rappresentano circa il 60-70% dei casi. Le fasce più colpite sono quelle tra i 45 e i 54 anni e gli over 65, ma cresce anche il numero di giovani coinvolti, spesso in relazione all’uso eccessivo di dispositivi digitali.

Le conseguenze si riflettono sulla quotidianità: stanchezza persistente, irritabilità, difficoltà di concentrazione. Non a caso, oltre il 60% dei pazienti riferisce un impatto significativo sul benessere psicologico e il 43% una riduzione della qualità della vita sociale.

Dalla salute mentale alle malattie croniche

Il policy paper sottolinea con forza come l’insonnia cronica rappresenti un fattore di rischio rilevante. Non si tratta solo di una condizione notturna, ma di un problema che amplifica vulnerabilità già esistenti.

Chi ne soffre presenta più frequentemente disturbi psichiatrici, come depressione e ansia, con un aumento del rischio di sviluppare forme più gravi, incluse psicosi e comportamenti suicidari. A questo si aggiungono correlazioni con patologie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. Anche le funzioni cognitive risultano compromesse: il deficit di concentrazione e i problemi di memoria, segnalati rispettivamente dal 62% e dal 57% dei pazienti, incidono direttamente sulla capacità di lavorare e relazionarsi.

Un impatto economico e sociale enorme

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il peso economico della patologia. L’insonnia cronica genera un costo stimato in circa 14 miliardi di euro l’anno, una cifra paragonabile a una manovra finanziaria. E non si tratta solo di spese sanitarie. Il peso maggiore deriva dai costi indiretti, legati alla perdita di produttività, all’assenteismo e al cosiddetto “presenteismo”, ovvero la ridotta efficienza sul lavoro. Circa l’82% dei pazienti segnala un peggioramento della performance professionale, con una perdita media di circa 5.500 euro pro capite.

A questo si aggiunge il tema della sicurezza: la deprivazione di sonno aumenta il rischio di incidenti stradali e domestici. Studi citati nel documento indicano un rischio 1,8 volte superiore di incidenti tra chi soffre di insonnia.

Diagnosi e cure: un gap ancora ampio

Nonostante i numeri, l’insonnia cronica resta largamente sottodiagnosticata e sottotrattata. Solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi e appena il 21% accede a un trattamento adeguato. Questo significa che milioni di persone convivono con la patologia senza un percorso terapeutico strutturato. In molti casi, si ricorre a soluzioni farmacologiche prolungate nel tempo, spesso senza un adeguato monitoraggio clinico, con possibili effetti negativi su attenzione, vigilanza e sicurezza.

La spinta istituzionale verso il riconoscimento

Il lavoro scientifico si inserisce in un contesto politico in evoluzione. La deputata Annarita Patriarca ha presentato una proposta di legge per riconoscere l’insonnia cronica come patologia autonoma e invalidante, prevedendo la sua integrazione nei LEA e nel Piano nazionale della cronicità, oltre all’istituzione di un osservatorio dedicato. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha evidenziato come il disturbo sia stato a lungo sottovalutato, nonostante il suo impatto evidente sulla salute pubblica. Anche Beatrice Lorenzin ha richiamato l’importanza di inserire il tema del sonno nelle politiche di prevenzione, soprattutto in relazione alla sicurezza.

Verso un cambio di paradigma

Le raccomandazioni del policy paper convergono su un punto centrale: è necessario cambiare approccio. Riconoscere l’insonnia cronica come patologia autonoma, rafforzare la diagnosi precoce, migliorare l’accesso alle cure e promuovere una maggiore consapevolezza nella popolazione.

Il passaggio chiave è culturale oltre che sanitario. Considerare il sonno un determinante fondamentale di salute significa intervenire non solo sul singolo paziente, ma sull’intero sistema sociale ed economico.

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