Advocacy e Associazioni 10 Giugno 2026 13:49

Infanzia a rischio, Fondazione CESVI: “La povertà relazionale alimenta il maltrattamento”

Il nuovo rapporto della Fondazione CESVI lancia l'allarme sulla "generazione sola": isolamento, fragilità dei legami e carenza di reti di supporto aumentano il rischio di maltrattamento infantile

di Isabella Faggiano
Infanzia a rischio, Fondazione CESVI: “La povertà relazionale alimenta il maltrattamento”

Non è solo la mancanza di risorse economiche a mettere a rischio il benessere di bambini e adolescenti. Sempre più spesso a pesare è anche la cosiddetta “povertà relazionale”: l’assenza di adulti di riferimento, legami significativi, comunità accoglienti e spazi sicuri in cui crescere. È questo il principale campanello d’allarme che emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, realizzato dalla Fondazione CESVI e presentato oggi a Roma. Il rapporto, che analizza la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento infantile attraverso 65 indicatori statistici, fotografa un fenomeno complesso in cui difficoltà economiche, disagio psicologico e isolamento sociale finiscono per intrecciarsi, aumentando la vulnerabilità dei più piccoli.

La “generazione sola”

Il focus dell’edizione 2026, significativamente intitolato “Generazione sola”, accende i riflettori sul legame tra povertà relazionale e maltrattamento. Secondo l’analisi, la solitudine può assumere forme diverse: la mancanza di ascolto, l’assenza di amicizie solide, relazioni familiari fragili, episodi di bullismo o la difficoltà di trovare adulti capaci di riconoscere e intercettare il disagio. Dai focus group condotti da CESVI con bambini tra i 9 e i 12 anni emerge come il benessere dei minori dipenda profondamente dalla qualità delle relazioni che li circondano. La famiglia continua a rappresentare il primo spazio di protezione emotiva, ma tensioni economiche, conflitti familiari e carichi di lavoro sempre più gravosi possono ridurre la presenza degli adulti, alimentando sentimenti di tristezza, insicurezza e abbandono. Anche le relazioni tra coetanei giocano un ruolo determinante. Il bullismo, spesso associato a body shaming, razzismo e omofobia, può generare isolamento, perdita di autostima e sofferenza psicologica, soprattutto quando mancano figure adulte in grado di intervenire tempestivamente.

Nord e Sud sempre più distanti

L’Indice conferma inoltre la presenza di profonde differenze territoriali. Le regioni del Nord mostrano una maggiore capacità di risposta grazie a reti sociali più solide e a una migliore disponibilità di servizi, mentre nel Mezzogiorno persistono condizioni di maggiore fragilità. Particolarmente evidente il divario nell’accesso ai servizi di sostegno alla genitorialità. A livello nazionale questi servizi raggiungono oltre 144mila utenti, ma la copertura risulta molto più elevata nelle regioni settentrionali rispetto al Centro e al Sud. Nel Mezzogiorno, infatti, il numero di famiglie raggiunte è inferiore a un terzo rispetto a quello registrato nel Nord Italia.

Emilia-Romagna prima, Campania tra le più critiche

Tra le regioni italiane, l’Emilia-Romagna si conferma quella con la migliore capacità complessiva di contrastare il maltrattamento all’infanzia, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. All’estremo opposto della classifica si collocano Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, territori nei quali fattori di rischio elevati si accompagnano a una minore disponibilità di servizi di prevenzione e cura. Secondo il rapporto, le situazioni più critiche si registrano laddove vulnerabilità socioeconomiche, fragilità relazionali e carenza di servizi si sommano, creando condizioni particolarmente sfavorevoli per la crescita e la tutela dei minori.

“Il maltrattamento è un problema di salute pubblica

“Il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale e di salute pubblica, che non può essere letto solo come una questione individuale o familiare – sottolinea Stefano Piziali, direttore generale della Fondazione CESVI -. L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. Preoccupa in particolare la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento”. Per Piziali è necessario rafforzare quelle che definisce vere e proprie “antenne sociali”, come pediatri, insegnanti e operatori sociali, capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento.

Le Case del Sorriso contro isolamento e disagio

Per contrastare il fenomeno, la Fondazione CESVI ha sviluppato il programma “Case del Sorriso”, attivo a Bari, Napoli, Siracusa e Milano. Si tratta di spazi educativi e di sostegno dedicati a bambini e famiglie che vivono in contesti caratterizzati da fragilità economica, dispersione scolastica e carenza di opportunità sociali. Le strutture offrono supporto psicologico, sostegno alla genitorialità, attività sportive e laboratori educativi, con l’obiettivo di ricostruire quelle reti di relazioni che rappresentano uno dei principali fattori di protezione per l’infanzia. Secondo gli esperti, dunque, per prevenire il maltrattamento non basta intervenire sulle difficoltà economiche. Occorre investire nella qualità dei legami, sostenere le famiglie e costruire comunità capaci di accogliere, ascoltare e proteggere i più piccoli. Perché la sicurezza di un bambino passa anche dalla presenza di una rete di relazioni solide attorno a lui.


Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato