Salute 13 Gennaio 2026 12:49

Imaging avanzato e astrociti: la “firma” molecolare del cervello

Un’innovativa tecnica di imaging permette di distinguere astrociti sani e malati senza alterare le cellule. Lo studio Italia-USA apre nuove prospettive per la diagnosi precoce delle malattie neurologiche

di Redazione
Imaging avanzato e astrociti: la “firma” molecolare del cervello

Una sorta di impronta digitale del cervello, invisibile fino a oggi, diventa finalmente leggibile. È il risultato di uno studio internazionale che ha identificato una “firma proteica” capace di distinguere gli astrociti sani da quelli alterati, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere l’origine di patologie neurologiche complesse.

La ricerca, pubblicata su Advanced Science, nasce dalla collaborazione tra il Cnr-Isof di Bologna e la Boston University, all’interno di un progetto che unisce neuroscienze, nanomateriali e ottica avanzata. Al centro dello studio ci sono gli astrociti, cellule gliali fondamentali per il corretto funzionamento del cervello, spesso coinvolte in processi patologici ancora poco decifrati.

Una tecnologia che osserva senza disturbare

Il cuore della scoperta è una tecnica di microscopia fototermica multispettrale a infrarossi, capace di analizzare la struttura delle proteine in modo non invasivo. Questo approccio consente di osservare le cellule nel loro stato fisiologico naturale, superando uno dei principali limiti delle metodologie tradizionali, che spesso alterano il campione durante l’analisi.

Grazie a questa tecnologia, i ricercatori hanno individuato schemi molecolari ricorrenti, vere e proprie firme proteiche che riflettono il grado di maturazione e lo stato di salute degli astrociti.

Microdomini sotto la lente

L’analisi si è concentrata sui microdomini astrocitari, sottilissime estensioni cellulari attraverso cui gli astrociti regolano l’equilibrio di acqua, ioni e biomolecole nel cervello, dialogando con neuroni e vasi sanguigni. Alterazioni della loro struttura e composizione chimica sono associate a malattie croniche come Alzheimer e gliomi.

Lo studio dimostra che la morfologia e l’architettura proteica di questi microdomini cambiano in modo misurabile, offrendo un indicatore precoce di disfunzione cellulare.

Nanomateriali e resistenza cellulare

Un altro risultato rilevante riguarda il confronto tra astrociti cresciuti su nanomateriali e quelli coltivati su substrati tradizionali. I primi mostrano una maggiore resistenza termica e caratteristiche strutturali più vicine a quelle osservate in vivo, suggerendo modelli cellulari più affidabili per la ricerca preclinica.

Questi dati rafforzano il legame diretto tra struttura proteica e funzione, in particolare nei processi di diffusione che regolano il volume cellulare e l’equilibrio idrico del cervello.

Verso una medicina neurologica predittiva

L’identificazione di firme proteiche specifiche apre scenari concreti per la medicina predittiva, permettendo di intercettare alterazioni cellulari prima della comparsa dei sintomi clinici. Un approccio che potrebbe migliorare la comprensione delle malattie neurodegenerative e ridurre il ricorso ai modelli animali nella fase preclinica.

Finanziata da enti italiani e statunitensi, la ricerca si inserisce nella cooperazione scientifica Italia-USA e rappresenta un passo avanti decisivo nello studio della glia e del suo ruolo nella salute e nella malattia del cervello.

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