Il recente World diabetes day (14 novembre 2023) è stato anche l’occasione per fare il punto sulla diffusione del diabete in Italia, che continua a crescere -come, d’altra parte, nel resto del mondo- e richiede un rafforzamento delle strategie per contrastarlo e contenerlo.
Secondo le stime ufficiali, oggi il diabete in Italia riguarda circa 3,9 milioni di persone, cioè il 6% della popolazione, ma, come i nostri lettori sanno, c’è un’ampia fascia di italiani che ha la patologia, ma non è stata ancora diagnosticata (vedi sul nostro sito qui).
Come ricorda “Motore Sanità”, attingendo al data base nazionale “Health Search”, che raccoglie 1.200.000 cartelle cliniche relative ai medici di medicina generale, quella percentuale è sottostimata: il diabete di tipo 2 interessa in realtà il 7,6% della popolazione adulta.
Tra gli altri dati richiamati da Motore Sanità (che ha promosso diversi webinar dedicati al tema diabete), va ricordato che l’aspettativa di vita nella persona con diabete in cattivo controllo glicemico si riduce di sette-otto anni, che il 60% della mortalità per malattie cardiovascolari è associata al diabete, che il 38% delle persone con diabete soffre di insufficienza renale, che il 22% ha una retinopatia e il 3% ha problemi agli arti inferiori e ai piedi.
Inoltre, il 32% dei diabetici è in età lavorativa (tra i 20 e i 64 anni) con una prevalenza del 10% fra le persone di 50-69 anni.
Il diabete, per il sistema sanitario, è anche un problema di costi, visto che l’8% del budget del Ssn è assorbito dal diabete, con oltre 9,25 miliardi di euro (costi diretti, a cui vanno aggiunti altri 11 di spese indirette). Per ogni paziente diabetico la spesa sanitaria annua è di 2.800 euro, il doppio rispetto a un paziente non diabetico.
L’aspetto importante da sottolineare è che c’è una enorme differenza tra i costi per il trattamento delle complicanze del diabete e delle malattie associate, con i frequenti e spesso non brevi ricoveri, e quelli per la gestione della patologia (farmaci e presidi medici): quasi il 90% contro circa il 10%. Il che significa che la buona gestione del diabete -con corretti stili di vita e terapie ben calibrate- non soltanto fa stare bene le persone, tenendo lontane le più gravi complicazioni di salute, ma fa risparmiare tutto il sistema sanitario riducendo complicanze e ospedalizzazioni.
Che cosa si può e si deve fare di più di quanto si faccia oggi? Ci sta lavorando l’European Diabetes Forum Italia-Eudf Italia, braccio italiano, nato da pochi mesi, dell’European Diabetes Forum costituito dall’Easd-European Association for the Study of Diabetes e attualmente presieduto dal diabetologo Stefano Del Prato, già presidente della Sid).
Eudf Italia (coordinatore l’ex presidente Sid Agostino Consoli, executive director e general manager Federico Serra) intende essere “non un’altra società o associazione, ma un network indipendente di discussione e proposta che opera in stretta collaborazione con le parti interessate del mondo del diabete e delle malattie metaboliche in Italia (società scientifiche, associazioni di pazienti e di cittadini, operatori sanitari, amministratori, politici, industrie del farmaco eccetera), per garantire la traduzione della ricerca in azioni politiche per una migliore cura del diabete a livello nazionale”.
Secondo Eudf Itala, “l’aumento di malattie croniche come il diabete, con pazienti caratterizzati da marcata vulnerabilità e fragilità, ha reso evidente la necessità di ripensare il rapporto tra assistito e territorio al fine di renderlo più sinergico con i servizi attualmente offerti dai centri diabetologici multiprofessionali e di garantire maggiore integrazione tra le strutture diabetologiche e la medicina del territorio”.
Le soluzioni proposte da Eudf per i problemi dell’assistenza e cura sono riassunte nel “Manifesto per il diabete in Italia”. Vediamole in sintesi.
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