Salute 23 Luglio 2026 14:45

Il grembo invisibile: come microbiota ed ecosistema influenzano la gravidanza

Dalla revisione sistematica della SIFES-MR, pubblicata sulla prestigiosa rivista RBMO emerge che non esistono “diete miracolose”, la chiave è la nutrizione di precisione per riequilibrare microbiota e infiammazione

di Redazione
Il grembo invisibile: come microbiota ed ecosistema influenzano la gravidanza

Non soltanto l’età e l’orologio biologico: anche la dieta e le abitudini alimentari possono influire sulla salute riproduttiva e sulle possibilità di concepimento. A confermarlo è la prima revisione sistematica della letteratura scientifica internazionale su dieta e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) coordinata dalla Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione (SIFES-MR) e pubblicata sulla rivista scientifica più importante del settore, Reproductive BioMedicine Online (RBMO). Il messaggio che emerge è chiaro: la salute riproduttiva è strettamente legata alla salute generale. Lo ribadisce un altro recente studio – realizzato dalla Dott.ssa Gemma Fabozzi, coordinatrice del gruppo di interesse speciale nutrizione e riproduzione della SIFES-MR e responsabile dell’unità di Salute riproduttiva di IVIRMA Italia*,  in collaborazione con la Prof.ssa Laura Di Renzo, ordinaria di Nutrizione clinica e Nutrigenomica all’Università di Roma Tor Vergata, e pubblicato sulla rivista Microorganisms – che ha rilevato differenze nel microbiota intestinale tra donne con ripetuti fallimenti di impianto e donne fertili. I risultati sono ancora preliminari e non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma suggeriscono che l’equilibrio dei microrganismi intestinali, attraverso i suoi legami con il metabolismo, il sistema immunitario e i processi infiammatori, possa avere un ruolo anche nella salute riproduttiva. Un’ulteriore indicazione della necessità di considerare la paziente nel suo insieme.

Attenzione alle diete “di eliminazione”

Ma attenzione alle soluzioni facili: lo studio promosso da SIFES (su RBMO) boccia le diete di eliminazione a tappeto (come il fai-da-te senza glutine o le diete iper-restrittive): “Non esiste una dieta della fertilità, e nessun alimento può garantire una gravidanza o cancellare l’effetto dell’età. L’alimentazione può aiutare, ma va personalizzata e basata su prove scientifiche solide, non su mode passeggere”, spiega Gemma Fabozzi, che è prima autrice della review scientifica. “Dalla nostra analisi su oltre 15.000 studi emerge chiaramente che non ha senso escludere totalmente i carboidrati, ad esempio, o glutine e lattosio senza una diagnosi. La svolta sta nella nutrizione di precisione: interventi personalizzati su coppia, microbiota e salute metabolica”.

L’analisi nel dettaglio

L’analisi condotta dal gruppo di ricerca SIFES evidenzia come l’adesione a modelli sani (come la Dieta Mediterranea o la Pro-Fertility Diet) migliori i tassi di successo dei trattamenti, mentre  regimi ricchi di cibi ultra-processati e zuccheri semplici inneschino processi infiammatori dannosi. Tra i dati messi in evidenza nello studio:

?      L’importanza dei cereali integrali e del pesce: L’assunzione costante di cereali integrali e l’apporto di omega-3 da fonti ittiche mostrano una correlazione positiva con la ricettività endometriale e la qualità embrionale.

?      Integrazione di precisione: L’uso mirato di probiotici e micronutrienti specifici per trattare la disbiosi intestinale sostituisce l’efficacia delle diete restrittive.

L’ambiente e l’approccio One Health

Le recenti raccomandazioni della SIFES, in allineamento con le linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), chiedono ai medici di affiancare alle cure per la fertilità anche consigli concreti (e a basso costo) sugli stili di vita come parte integrante della cura: dal consiglio per le donne over 37 con forme di obesità grave, che dovranno lavorare prima sul calo di peso e solo dopo potranno accedere al transfer embrionale in caso di fecondazione assistita; fino al “minuto anti-fumo”, secondo il quale ogni operatore dovrebbe dedicare dai 30 secondi ai 3 minuti di tempo, durante ogni visita, nell’aiutare attivamente il paziente a smettere di fumare. Un intervento minimo nei tempi, ma ad alta efficacia clinica, dato che il fumo è tra i fattori più dannosi per la riserva ovarica nella donna e la qualità degli spermatozoi nell’uomo. C’è poi un fattore silenzioso ma pervasivo: gli interferenti endocrini, sostanze presenti in alcune plastiche, pesticidi, cosmetici e contaminanti industriali, capaci di interferire con la regolazione ormonale e con diversi processi metabolici. Una review pubblicata su Cells da Gemma Fabozzi e colleghi ha descritto una possibile triade tra interferenti endocrini, microbiota intestinale e infertilità. Secondo gli autori, l’esposizione a questi contaminanti può alterare la composizione e la funzionalità del microbiota, favorendo disbiosi, permeabilità intestinale e infiammazione cronica di basso grado: condizioni associate anche a disturbi metabolici e riproduttivi femminili e maschili. “Serve un approccio One Health: la salute riproduttiva è legata a doppio filo alla salute generale della persona e alla qualità dell’ambiente in cui vive”, conclude Fabozzi. “Informare significa dare alle nuove generazioni gli strumenti per capire il legame tra salute metabolica, ambiente e capacità generativa. La nutrizione clinica deve entrare a far parte della prevenzione riproduttiva fin da giovani, non essere considerata solo dopo una diagnosi di infertilità”.

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