Una revisione pubblicata su Acta Psychologica mette ordine in 20 anni di studi: i videogiochi potrebbero favorire memoria, abilità spaziali e attenzione visiva, ma gli effetti restano contenuti.
I videogiochi potrebbero essere associati a piccoli ma significativi benefici per la memoria e per altre abilità cognitive. È quanto emerge da una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Acta Psychologica, che ha raccolto e analizzato vent’anni di ricerche sul rapporto tra videogiochi e funzioni cognitive. Lo studio ha incluso lavori pubblicati tra gennaio 2005 e agosto 2025, con l’obiettivo di offrire una lettura più unitaria di un campo segnato finora da risultati spesso contrastanti. In totale, i ricercatori hanno preso in esame 133 studi, per un campione complessivo di 14.245 partecipanti. La qualità metodologica degli studi è stata valutata attraverso la checklist del Joanna Briggs Institute: il 69,93% è stato classificato di livello medio, il 25,56% di livello alto e il 4,51% di livello basso. I risultati indicano che l’uso dei videogiochi è collegato a vantaggi cognitivi complessivi modesti, ma statisticamente significativi, con un’associazione particolarmente evidente per la memoria.
Un dibattito aperto tra benefici, dubbi e risultati contrastanti
Il rapporto tra videogiochi e salute del cervello è da anni al centro di un confronto scientifico acceso. Da un lato, i videogiochi sono spesso percepiti come una forma di intrattenimento potenzialmente passiva o problematica, non troppo distante da altre abitudini digitali considerate poco salutari, come lo scorrimento continuo dei social media o il consumo prolungato di contenuti televisivi. Dall’altro lato, però, molti videogiochi richiedono attenzione, rapidità decisionale, coordinazione, memoria di lavoro, pianificazione e capacità di adattarsi a situazioni complesse.
Proprio questa natura interattiva ha portato diversi ricercatori a considerarli possibili strumenti di allenamento cognitivo. Alcuni studi hanno suggerito che determinati giochi, in particolare quelli d’azione, possano migliorare abilità percettive e attentive. Altri, invece, hanno rilevato effetti limitati, poco trasferibili alla vita quotidiana o difficili da distinguere da differenze preesistenti tra giocatori e non giocatori.
Uno dei nodi principali riguarda il cosiddetto “trasferimento”. Alcuni ricercatori sostengono che i videogiochi producano soprattutto effetti di “trasferimento vicino”: il giocatore migliora nel gioco stesso o in compiti molto simili, ma non necessariamente in abilità cognitive più generali. Le prove sul “trasferimento lontano”, cioè su benefici applicabili ad attività quotidiane o a contesti molto diversi dal videogioco, restano più deboli e discusse.
Tre meta-analisi per mettere ordine nelle evidenze
Per chiarire meglio il quadro, gli autori hanno condotto tre diverse meta-analisi: una su studi correlazionali, una su confronti tra giocatori e non giocatori e una su studi controllati di allenamento cognitivo. I risultati cognitivi sono stati raggruppati in cinque ambiti principali: memoria, abilità spaziale, attenzione visiva, controllo cognitivo e intelligenza.
Nel complesso, l’associazione tra videogiochi e prestazioni cognitive è risultata positiva, ma debole. Gli studi correlazionali hanno mostrato che una maggiore durata del gioco può essere collegata a punteggi cognitivi più alti, soprattutto nei compiti legati alla memoria. I confronti tra giocatori e non giocatori hanno invece evidenziato piccoli vantaggi per chi gioca, in particolare nelle abilità spaziali, nell’attenzione visiva, nel controllo cognitivo e nell’intelligenza.
La memoria emerge come l’ambito più solido
Tra i diversi domini analizzati, la memoria è quello che ha mostrato l’associazione più coerente. Secondo gli autori, una possibile spiegazione è che molti videogiochi richiedano un uso frequente e prolungato di processi mnemonici: ricordare mappe, regole, obiettivi, sequenze, strategie, posizioni degli oggetti o comportamenti dei nemici. Questo impegno ripetuto potrebbe contribuire a rafforzare alcune abilità legate alla memoria.
Negli studi controllati, che offrono indicazioni più vicine a un rapporto causale, gli effetti complessivi sono risultati ancora più modesti, ma la memoria è rimasta l’unico ambito con un miglioramento chiaramente significativo. È un dato importante, perché suggerisce che il potenziale beneficio non riguarda indistintamente tutte le funzioni cognitive, ma potrebbe concentrarsi su specifiche abilità sollecitate dal tipo di attività richiesta dal gioco. I ricercatori hanno anche valutato il possibile ruolo di fattori come genere, fascia d’età, cultura, stato di salute, durata dell’intervento e tipo di gioco. Le analisi non hanno trovato prove forti che questi elementi modifichino in modo decisivo i risultati, anche se servono ulteriori studi per capire meglio quali videogiochi possano essere più utili.
Benefici promettenti, ma servono studi più lunghi e mirati
Gli autori invitano alla cautela: la revisione offre una sintesi ampia e aggiornata, ma non chiude definitivamente il dibattito. Le ricerche incluse presentano differenze importanti nei protocolli, nei campioni, nelle misure utilizzate e nelle definizioni di videogioco. In alcuni casi, inoltre, le informazioni sull’esposizione al gioco si basano su autovalutazioni dei partecipanti, con il rischio di imprecisioni. Alcuni domini cognitivi sono rappresentati da un numero limitato di studi o di dimensioni dell’effetto, rendendo meno solide alcune conclusioni.
Un’altra limitazione riguarda la mancanza di dati di follow-up a lungo termine. Non è ancora chiaro se i benefici osservati persistano nel tempo, se dipendano dalla continuità dell’attività o se scompaiano una volta interrotto il gioco. Inoltre, resta da chiarire la direzione della causalità: le persone con migliori abilità cognitive potrebbero essere più attratte dai videogiochi, oppure i videogiochi potrebbero contribuire a potenziare alcune capacità. Per questo, i ricercatori indicano la necessità di studi longitudinali più ampi e controllati, capaci di seguire i partecipanti nel tempo e di distinguere meglio tra associazione e causa. Sarà importante anche identificare quali meccaniche di gioco siano realmente responsabili dei benefici: esplorazione spaziale, memoria di lavoro, velocità decisionale, gestione di più obiettivi o risoluzione di problemi.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato