Uno studio mostra che adolescenti e giovani adulti guariti presentano un’età biologica superiore a quella anagrafica, con possibili effetti su memoria, attenzione e risultati scolastici.
I giovani che sopravvivono al cancro potrebbero pagare un prezzo inatteso: un invecchiamento biologico accelerato e un rischio più alto di declino cognitivo precoce. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications e condotto dal Wilmot Cancer Institute insieme al St. Jude Children’s Research Hospital. I ricercatori hanno osservato che adolescenti e giovani adulti guariti mostrano cellule e funzioni cerebrali tipiche di persone più anziane, con effetti su memoria, attenzione e capacità di concentrazione.
Cosa accade nel corpo e nel cervello
Lo studio ha coinvolto circa 1.400 sopravvissuti trattati almeno cinque anni prima presso il St. Jude, molti dei quali avevano affrontato una leucemia linfoblastica acuta o un linfoma di Hodgkin. I dati mostrano che l’età biologica (misurata attraverso marcatori cellulari) risulta spesso superiore a quella anagrafica. Il fenomeno compare indipendentemente dal tipo di terapia ricevuta, ma è la chemioterapia a risultare maggiormente associata all’accelerazione dell’invecchiamento. Questo perché può alterare il DNA e provocare danni cellulari diffusi, lasciando una traccia a lungo termine nei tessuti.
L’aspetto più delicato riguarda il cervello: chi presenta un’età biologica più avanzata tende ad avere performance peggiori nei test di memoria, attenzione ed elaborazione delle informazioni. Per ragazzi e giovani adulti che stanno costruendo il proprio futuro (studi universitari, ingresso nel mondo del lavoro, autonomia economica) queste difficoltà possono tradursi in ostacoli concreti, con ripercussioni scolastiche e professionali rispetto ai coetanei.
Il rischio di declino precoce e la “tempesta perfetta”
Secondo i ricercatori, l’invecchiamento accelerato crea una sorta di “tempesta perfetta”: il corpo mostra segni precoci di usura mentre la vita richiede massima energia e lucidità mentale. In alcuni casi, questo potrebbe aprire la strada a un declino cognitivo anticipato rispetto alla popolazione generale. Gli scienziati stanno cercando di capire quando inizi esattamente il processo: durante le cure o anni dopo? Studi pilota che confrontano campioni biologici pre e post trattamento puntano a chiarire questo passaggio cruciale, così da intervenire prima che il danno diventi strutturale.
Le strategie per invertire la rotta
I ricercatori sottolineano che l’invecchiamento biologico potrebbe essere almeno in parte modificabile. Smettere di fumare, migliorare l’alimentazione e praticare esercizio fisico regolare sembrano strumenti concreti per rallentare o persino invertire alcuni segni cellulari dell’invecchiamento. L’obiettivo non è soltanto far vivere più a lungo questi giovani, ma garantire loro una qualità di vita adeguata ai decenni che hanno davanti.
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