Salute 20 Maggio 2026 17:15

HIV in Italia: oltre 2.300 nuovi casi l’anno e 150.000 persone convivono con il virus

Un aggiornamento epidemiologico dell’ISS, presentato in vista del congresso ICAR di Catania, fotografa la situazione dell’HIV in Italia tra nuove diagnosi stabili, diagnosi tardive in aumento e sfide ancora aperte su prevenzione e test

di Viviana Franzellitti
HIV in Italia: oltre 2.300 nuovi casi l’anno e 150.000 persone convivono con il virus

Un quadro aggiornato sull’HIV in Italia mostra una situazione ancora stabile nelle nuove diagnosi ma con segnali critici sulla prevenzione e sulle diagnosi tardive. I dati del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, presentati in vista del congresso ICAR 2026 a Catania, evidenziano circa 2.379 nuove infezioni nel 2024, un numero sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Le persone che vivono con l’infezione nel Paese sono stimate in circa 150.000, mentre una quota rilevante non sa di essere positiva. Al centro del dibattito tra specialisti, ricercatori e società scientifiche, la necessità di rilanciare prevenzione, test e accesso alle terapie innovative per ridurre la circolazione del virus.

Italia: nuove diagnosi stabili ma rischio ancora alto e infezioni sommerse

Secondo le ultime rilevazioni del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, le nuove diagnosi di HIV in Italia non mostrano più il calo registrato fino al 2020. Nel 2024 sono stati notificati 2.379 nuovi casi, con un’incidenza di circa 4 infezioni ogni 100.000 abitanti, un valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Il dato più critico riguarda la quota di infezioni non diagnosticate: si stima che tra 8.000 e 10.000 persone nel Paese siano inconsapevoli della propria condizione, contribuendo così alla trasmissione non controllata del virus. A preoccupare gli esperti è anche l’aumento delle diagnosi tardive, che oggi riguardano quasi il 60% dei casi, con una parte dei pazienti che arriva alla scoperta dell’infezione già in fase avanzata di malattia.

Trasmissione e giovani: il ruolo della disinformazione nella diffusione del virus

Quasi la metà delle nuove infezioni, pari al 46%, è legata a trasmissione eterosessuale, segnalando una diffusione del virus non confinata a gruppi specifici ma estesa alla popolazione generale. Particolarmente delicata la situazione tra i più giovani, dove emergono ancora lacune informative su prevenzione e modalità di trasmissione. Gli specialisti sottolineano come la percezione del rischio si sia ridotta nel tempo, anche grazie ai progressi terapeutici che hanno trasformato l’HIV in una patologia cronica controllabile. Questo cambiamento, però, ha contribuito anche a un abbassamento dell’attenzione, con conseguente minore ricorso al test e minore adozione di comportamenti preventivi.

Terapie sempre più efficaci: il virus è controllabile ma non guaribile

Negli ultimi quarant’anni la gestione dell’HIV ha subito una trasformazione radicale. Le terapie antiretrovirali hanno ridotto la mortalità da quasi totale a condizione cronica controllabile. Oggi circa il 98% delle persone in trattamento raggiunge una soppressione stabile del virus, con livelli non rilevabili nel sangue. Tuttavia, gli esperti ribadiscono che non esiste ancora una guarigione definitiva, salvo rarissimi casi ottenuti attraverso trapianti di midollo eseguiti per altre patologie. L’infezione resta quindi persistente nell’organismo e può riattivarsi in caso di sospensione della terapia.

Il grande ostacolo del vaccino e la variabilità del virus

Uno dei principali limiti nella lotta all’HIV è l’assenza di un vaccino efficace. Il virus presenta infatti un’elevata capacità di mutazione, che gli consente di eludere la risposta immunitaria. Questo rende estremamente complesso sviluppare una protezione duratura, a differenza di altre infezioni virali oggi prevenibili o addirittura eradicabili. Gli specialisti evidenziano come la continua evoluzione del virus rappresenti una delle sfide più difficili per la ricerca biomedica moderna e renda necessaria l’esplorazione di strategie terapeutiche completamente nuove.

Nuove terapie e long acting: verso una gestione più personalizzata

Le terapie antiretrovirali continuano a evolversi verso forme sempre più personalizzate e meno invasive. Accanto ai trattamenti orali tradizionali, si stanno affermando le strategie long acting, che prevedono somministrazioni a lunga durata e migliorano l’aderenza terapeutica. Una delle innovazioni più recenti è rappresentata da una formulazione intramuscolare approvata in Italia, somministrabile ogni due mesi, che potrebbe facilitare ulteriormente la gestione della terapia. L’obiettivo della ricerca non è più solo il controllo della replicazione virale, ma anche lo studio di approcci per l’eventuale riduzione del reservoir virale, con l’ambizione di avvicinarsi a scenari futuri di possibile eradicazione.

Prevenzione e PrEP: la sfida decisiva per ridurre i nuovi contagi

Nonostante i progressi terapeutici, la priorità resta la prevenzione. L’uso della PrEP (profilassi pre-esposizione) è considerato uno degli strumenti più efficaci per ridurre le nuove infezioni, ma il suo impiego in Italia è ancora inferiore al potenziale. Gli esperti sottolineano la necessità di ampliare l’accesso ai test, rafforzare l’educazione sessuale e promuovere diagnosi più precoci. La prevenzione viene paragonata ai controlli di routine di altre condizioni croniche, come il colesterolo, per normalizzare l’accesso al test HIV e ridurre lo stigma ancora presente.

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