Nel Lazio, tra le regioni con la più alta incidenza di nuove diagnosi, nascono percorsi organizzativi dedicati per integrare ospedale e territorio
La gestione dell’HIV in Italia sta entrando in una nuova fase. Con circa 150mila persone che convivono con l’infezione, la sfida principale resta mantenere l’aderenza terapeutica, soprattutto nei pazienti più fragili o con difficoltà a seguire la terapia quotidiana. Nel Lazio, regione tra le più colpite da nuove diagnosi secondo i dati del Centro Operativo AIDS dell’ISS, i trattamenti iniettabili long acting stanno ridisegnando il modello di cura, introducendo una somministrazione periodica controllata dal centro clinico e liberando i pazienti dalla routine della compressa giornaliera.
Una nuova prospettiva per chi ha difficoltà di aderenza
Lo studio internazionaleLATITUDE, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che il trattamento mensile con cabotegravir e rilpivirina riduce il rischio di fallimento terapeutico rispetto alla terapia orale standard nelle persone con persistente viremia: 22,8% contro 41,2% a 48 settimane. “Questo studio mostra come i long acting possano garantire controllo virologico in pazienti tradizionalmente difficili da trattare, con un impatto clinico ed epidemiologico significativo”, sottolinea il Prof. Massimo Andreoni (nella foto), membro del Consiglio Superiore di Sanità.
Lazio: percorsi organizzativi dedicati
L’adozione dei long acting richiede un ripensamento del modello assistenziale. Non si tratta solo di un farmaco, ma di un nuovo approccio: percorsi personalizzati, agende dedicate, personale formato e integrazione stretta tra ospedale e territorio. “Per la prima volta si supera la terapia quotidiana a domicilio, introducendo un modello programmato dal centro clinico – spiega il Prof. Andrea Antinori, INMI Spallanzani –. L’innovazione farmacologica diventa leva per percorsi più inclusivi e strutturati, capaci di garantire continuità e qualità della vita”.
Prevenzione e consapevolezza: l’impegno della Regione
Nel Lazio, le istituzioni hanno avviato strategie mirate a intercettare precocemente le persone a rischio, rafforzando screening, prevenzione e presa in carico dei pazienti difficili da raggiungere. “È fondamentale rilanciare una cultura della consapevolezza e della prevenzione – afferma Fabio De Lillo, Direttore Ufficio Sanità del Presidente Rocca –. L’HIV continua a circolare, soprattutto tra i giovani, e l’innovazione terapeutica deve essere accompagnata da organizzazione, formazione e comunicazione efficace”. Il World AIDS Day e gli incontri scientifici-istituzionali confermano che, oltre al progresso farmacologico, la vera sfida resta costruire modelli assistenziali integrati, capaci di garantire aderenza, equità e sicurezza per tutte le persone con HIV.
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