Dalla Redazione 25 Giugno 2026 05:00

Guerre, UNICEF: “Nel 2025 oltre 38mila violazioni contro i bambini”

Quasi il 70% delle vittime è stato colpito da armi esplosive. Con un nuovo Report, l'UNICEF lancia un appello alla comunità internazionale: "I bambini non iniziano le guerre e non hanno il potere di fermarle"

Dietro ogni numero c’è un volto. Un bambino ucciso o mutilato. Una bambina rapita e vittima di violenze sessuali. Un adolescente reclutato da un gruppo armato. Una scuola distrutta, un ospedale bombardato, un convoglio umanitario fermato prima di raggiungere chi aveva bisogno di cure. È il quadro drammatico che emerge dall’ultimo rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati, commentato dall’UNICEF attraverso un appello della direttrice generale Catherine Russell. Nel 2025 sono state accertate 38.558 gravi violazioni contro i minori nelle aree di conflitto. Un dato che, sottolinea l’UNICEF, rappresenta solo una parte della realtà, perché molte violazioni non vengono documentate a causa dell’insicurezza, della difficoltà di accesso alle zone di guerra e del timore di ritorsioni.

Armi esplosive, il nemico numero uno dei bambini

A colpire è soprattutto il ruolo delle armi esplosive. Nel 2025 quasi il 70% delle vittime infantili è stato causato da questo tipo di armamenti. I numeri più elevati sono stati registrati in Ucraina, Afghanistan, Myanmar, Israele, nello Stato di Palestina e in Libano. Non si tratta soltanto delle conseguenze immediate delle esplosioni. Bombe e ordigni distruggono scuole, ospedali, reti idriche, infrastrutture elettriche e servizi essenziali per la sopravvivenza delle comunità. Inoltre, gli ordigni inesplosi continuano a rappresentare una minaccia anche molti anni dopo la fine dei combattimenti, causando nuove vittime tra i bambini. Per questo l’UNICEF ribadisce la necessità che le parti in conflitto evitino l’impiego di armi esplosive nelle aree popolate e che gli Stati rafforzino, anziché indebolire, gli strumenti del diritto internazionale destinati alla protezione dei civili.

Sempre più bambini vittime di violenze multiple

Il rapporto evidenzia anche un’altra tendenza particolarmente allarmante. Nel 2025 oltre 3.100 bambini hanno subito più di una grave violazione dei propri diritti. Significa che uno stesso minore può essere rapito, reclutato da un gruppo armato e contemporaneamente subire violenze sessuali, torture o altre forme di abuso. Per molte bambine il rapimento rappresenta soltanto l’inizio di un lungo percorso di sfruttamento, violenze e stigmatizzazione sociale che continua anche dopo la liberazione. Per i sopravvissuti, sottolinea l’UNICEF, non basta mettere fine alla violenza. Servono protezione, sostegno psicologico, reinserimento sociale e familiare e percorsi di giustizia.

Aiuti umanitari sempre più ostacolati

Un altro dato preoccupante riguarda il crescente numero di ostacoli alle operazioni umanitarie. Nel 2025 le Nazioni Unite hanno verificato oltre 8.000 episodi di restrizione dell’accesso agli aiuti, attacchi contro operatori umanitari o interferenze nella distribuzione dell’assistenza. Le situazioni più critiche sono state registrate in Israele e nello Stato di Palestina, in Libia e in Ucraina. Quando gli aiuti non riescono a raggiungere le popolazioni, osserva l’UNICEF, i bambini vengono privati di cure mediche, alimentazione, istruzione e protezione, proprio nei momenti in cui ne avrebbero maggiore bisogno. A pagare il prezzo sono anche gli operatori umanitari, sempre più spesso vittime di attacchi. Nella maggior parte dei casi si tratta di personale locale impegnato ad assistere le proprie comunità.

Aumentano le preoccupazioni per droni e intelligenza artificiale

Il rapporto richiama l’attenzione anche sull’evoluzione delle tecnologie militari. Il crescente impiego di droni, sistemi autonomi e strumenti di individuazione degli obiettivi supportati dall’intelligenza artificiale apre nuovi interrogativi sulla protezione dei civili. Oltre al rischio diretto di morte o ferimento, la presenza costante dei droni modifica profondamente la quotidianità dei bambini. Frequentare la scuola, giocare all’aperto o semplicemente dormire può trasformarsi in un’esperienza segnata dalla paura continua.

Un dato che lascia spazio alla speranza

Accanto ai numeri drammatici emerge anche un segnale positivo. Nel corso del 2025 oltre 13.000 bambini sono stati liberati dalle forze armate o dai gruppi armati e hanno potuto accedere, grazie all’UNICEF e ai partner umanitari, a programmi di protezione e reinserimento. Secondo l’organizzazione, questo dimostra che la cooperazione internazionale può produrre risultati concreti quando governi, organizzazioni internazionali e, in alcuni contesti, anche gruppi armati collaborano per il rilascio dei minori e la prevenzione di nuove violazioni.

L’appello dell’UNICEF

Nelle sue conclusioni Catherine Russell rivolge un appello alla comunità internazionale affinché venga garantito il rispetto del diritto internazionale umanitario, siano protette scuole e ospedali, venga assicurato un accesso umanitario sicuro e siano rafforzati i meccanismi di monitoraggio e protezione dei bambini. Un appello che arriva in un momento in cui, avverte l’UNICEF, i tagli ai finanziamenti rischiano di compromettere proprio quei programmi che consentono ai minori sopravvissuti alla guerra di ricevere assistenza psicologica, ricongiungersi con le famiglie, tornare a scuola e ricostruire la propria vita. “I bambini non iniziano le guerre e non hanno il potere di fermarle – ricorda Russell -. Muoiono, soffrono e portano le cicatrici dei conflitti per decenni. Dobbiamo loro molto di più. Dobbiamo loro un mondo in cui la guerra sia affare di chi combatte e i bambini possano crescere, imparare e sognare in pace”.

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