Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie lancia l'allarme sulla diffusione di ceppi di Neisseria gonorrhoeae resistenti al principale antibiotico utilizzato
La gonorrea resistente agli antibiotici sta diventando una minaccia crescente anche in Europa. A lanciare l’allarme è il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che in una nuova valutazione del rischio segnala un aumento dei casi causati da ceppi di Neisseria gonorrhoeae resistenti al ceftriaxone, il principale antibiotico raccomandato per il trattamento dell’infezione. Sebbene il rischio per la popolazione generale rimanga attualmente basso, gli esperti invitano a non sottovalutare un dato in particolare: negli ultimi due anni sono emerse prove della trasmissione locale di questi ceppi resistenti in diversi Paesi europei. Un fenomeno che potrebbe compromettere, nel tempo, l’efficacia delle terapie oggi disponibili.
La trasmissione locale preoccupa gli esperti
La valutazione dell’ECDC si basa sui dati raccolti in 11 Paesi europei – Austria, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito – e mostra come il numero dei casi di gonorrea resistente al ceftriaxone sia in aumento dal 2022. “La trasmissione locale della gonorrea resistente al ceftriaxone in Europa è un segnale di allarme che non dobbiamo ignorare”, afferma Csaba Ködmön, esperto di microbiologia dell’ECDC. “Anche se il rischio per la popolazione generale è ancora basso, l’aumento della resistenza riduce l’efficacia delle terapie su cui facciamo affidamento. Se questi ceppi altamente resistenti dovessero stabilizzarsi e diffondersi ulteriormente, le opzioni terapeutiche potrebbero diventare sempre più limitate”. Per questo motivo, sottolinea il Centro europeo, è fondamentale rafforzare la prevenzione, ampliare i test di sensibilità agli antibiotici e favorire una diagnosi tempestiva, così da identificare precocemente i ceppi resistenti e limitarne la diffusione.
Oltre 106 mila casi nel 2024
La gonorrea è una delle infezioni sessualmente trasmesse di origine batterica più diffuse al mondo, con una stima di 82 milioni di nuovi casi ogni anno. Nel 2024, nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sono stati notificati oltre 106 mila casi confermati, il numero più elevato dall’avvio della sorveglianza europea nel 2009. Se non trattata, l’infezione può causare complicanze anche serie, tra cui malattia infiammatoria pelvica, infertilità e gravidanza ectopica, con possibili conseguenze permanenti sulla salute riproduttiva.
Un batterio che continua a sfuggire agli antibiotici
A rendere particolarmente complessa la gestione della gonorrea è la straordinaria capacità di Neisseria gonorrhoeae di sviluppare resistenza ai farmaci. Negli ultimi vent’anni il batterio ha progressivamente acquisito resistenza nei confronti di penicilline, fluorochinoloni, macrolidi e cefalosporine ad ampio spettro, riducendo progressivamente il numero di antibiotici efficaci. La comparsa di ceppi resistenti anche al ceftriaxone, che rappresenta oggi il cardine della terapia, rischia quindi di restringere ulteriormente le possibilità di trattamento e rende ancora più urgente il monitoraggio della diffusione dell’infezione.
Chi è più esposto
Secondo l’ECDC, il rischio di contrarre ceppi resistenti è maggiore nelle persone che hanno rapporti sessuali senza preservativo o altri metodi di barriera con partner nuovi o occasionali, in chi ha partner multipli o frequentemente diversi, tra i sex worker e i loro clienti e nelle persone che viaggiano in aree del mondo dove la circolazione dei ceppi resistenti è più elevata. In particolare, il Sud-Est asiatico continua a rappresentare la principale fonte di introduzione in Europa dei ceppi resistenti al ceftriaxone, anche se la recente comparsa di focolai autoctoni indica che il batterio sta iniziando a circolare anche all’interno del continente.
Prevenzione e diagnosi precoce
Per contenere la diffusione della gonorrea resistente, l’ECDC raccomanda di rafforzare la sorveglianza microbiologica, aumentare i test di sensibilità agli antibiotici sui ceppi isolati e garantire una gestione clinica appropriata dei pazienti. Per la popolazione le indicazioni restano quelle consolidate: utilizzare correttamente e con continuità il preservativo durante i rapporti sessuali, sottoporsi a controlli periodici soprattutto dopo rapporti con partner nuovi o occasionali e ricorrere tempestivamente al test diagnostico in presenza di sintomi o dopo una possibile esposizione. Secondo gli esperti, individuare precocemente i casi resistenti rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per contenere la diffusione di ceppi che potrebbero compromettere, in futuro, le possibilità di cura di una delle infezioni sessualmente trasmesse più comuni al mondo.
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