Prevenzione 11 Marzo 2026 12:42

Glaucoma: tre molecole rilanciano l’energia del nervo ottico

In occasione della Settimana Mondiale del Glaucoma nuove ricerche indicano che tre molecole potrebbero sostenere l’energia delle cellule del nervo ottico e contribuire a proteggerle dalla degenerazione nel glaucoma

di Viviana Franzellitti
Glaucoma: tre molecole rilanciano l’energia del nervo ottico

Il glaucoma è una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo e continua a rappresentare una sfida clinica complessa. In Italia colpisce circa il 2,5-3% della popolazione, ma si stima che fino alla metà delle persone affette non sappia di averlo, perché nelle fasi iniziali la malattia non provoca sintomi evidenti. In occasione della Settimana Mondiale del Glaucoma, che si svolge dall’8 al 14 marzo 2026, nuove evidenze scientifiche riportano l’attenzione su un aspetto chiave della malattia: la sofferenza energetica delle cellule del nervo ottico. I dati, presentati dal professor Luca Agnifili dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara al congresso dell’Associazione Italiana per lo Studio del Glaucoma (AISG), indicano che l’associazione di nicotinamide, piruvato e coenzima Q10 potrebbe sostenere la funzione energetica dei neuroni della vista e ridurre i processi di degenerazione cellulare.

Cos’è il glaucoma e perché spesso viene diagnosticato tardi

Il glaucoma è una malattia cronica che danneggia progressivamente il nervo ottico, la struttura che trasmette al cervello le informazioni visive raccolte dalla retina. La perdita di queste fibre nervose comporta un restringimento graduale del campo visivo, che nelle fasi avanzate può portare alla cecità irreversibile.

Il principale fattore di rischio è l’aumento della pressione intraoculare, ma la malattia può svilupparsi anche con valori di pressione apparentemente normali. Proprio la natura lenta e silenziosa del glaucoma rende la diagnosi difficile: nelle prime fasi i pazienti non avvertono disturbi evidenti e la perdita visiva inizia dalla periferia, spesso senza essere percepita.

I sintomi diventano più evidenti solo quando il danno al nervo ottico è già significativo. Per questo motivo gli specialisti raccomandano controlli oculistici periodici, soprattutto dopo i 40 anni e in presenza di familiarità.

Il glaucoma sempre più considerato una malattia neurodegenerativa

Negli ultimi anni la ricerca ha ampliato la comprensione dei meccanismi che portano alla perdita delle cellule nervose della retina. Sempre più evidenze indicano che il glaucoma non è soltanto una patologia legata alla pressione oculare, ma presenta caratteristiche tipiche delle malattie neurodegenerative.

Le cellule ganglionari della retina, che formano il nervo ottico, sono infatti neuroni altamente specializzati e molto esigenti dal punto di vista energetico. Quando queste cellule iniziano a soffrire, il segnale visivo che raggiunge il cervello diventa progressivamente più debole fino alla perdita definitiva della funzione.

Proprio per questa ragione il glaucoma viene oggi spesso accostato, dal punto di vista biologico, a patologie come Alzheimer e Parkinson, nelle quali la degenerazione neuronale è il processo centrale.

La crisi energetica delle cellule della retina

Uno dei meccanismi più studiati negli ultimi anni riguarda la disfunzione dei mitocondri, gli organelli cellulari responsabili della produzione di energia.

Le cellule ganglionari della retina possiedono un numero molto elevato di mitocondri, perché devono sostenere un’intensa attività metabolica per trasmettere le informazioni visive lungo il nervo ottico. Nel glaucoma, tuttavia, diversi fattori – tra cui stress ossidativo, infiammazione e aumento della pressione intraoculare – possono compromettere il funzionamento di queste “centrali energetiche”.

Quando la produzione di energia diminuisce, le cellule diventano più vulnerabili ai danni e più esposte ai processi di morte cellulare. Questo deficit energetico rappresenta oggi uno dei possibili motori della progressione della malattia.

Nicotinamide, piruvato e coenzima Q10: il possibile ruolo del supporto metabolico

In questo contesto si inserisce la linea di ricerca dedicata al supporto bioenergetico mitocondriale. Studi preclinici pubblicati negli ultimi anni su riviste scientifiche internazionali come Science e PNAS hanno già mostrato che alcune molecole coinvolte nel metabolismo energetico possono rafforzare la resistenza delle cellule del nervo ottico agli stress tipici del glaucoma.

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata su tre sostanze con funzioni complementari:

  • Nicotinamide, una forma della vitamina B3 coinvolta nei processi di produzione energetica cellulare
  • Piruvato, molecola chiave nel metabolismo che alimenta la produzione di energia nei mitocondri
  • Coenzima Q10, componente fondamentale della catena respiratoria mitocondriale

Secondo i ricercatori, queste sostanze agiscono proprio sui meccanismi che permettono alle cellule di produrre e utilizzare energia in modo efficiente.

La combinazione delle tre molecole aumenta la protezione cellulare

I risultati più recenti, presentati al congresso AISG, derivano da studi sperimentali condotti su colture di cellule neuronali, utilizzate per simulare le condizioni di stress tipiche del glaucoma.

Le analisi indicano che l’associazione di nicotinamide, piruvato e coenzima Q10 produce effetti più marcati rispetto all’utilizzo delle singole molecole. In particolare si osservano:

  • riduzione dei processi di morte cellulare
  • diminuzione della neuro-infiammazione
  • miglioramento dell’attività energetica dei mitocondri

Questo suggerisce che il sostegno metabolico potrebbe contribuire a rafforzare la capacità di sopravvivenza delle cellule ganglionari della retina, rallentando i processi di degenerazione.

Un approccio complementare alle terapie contro la pressione oculare

Nonostante l’interesse scientifico crescente, gli esperti sottolineano che questi approcci non sostituiscono le terapie tradizionali per il glaucoma.

La riduzione della pressione intraoculare rimane il pilastro del trattamento e viene ottenuta attraverso colliri specifici, procedure laser o interventi chirurgici. Tuttavia, la ricerca sta cercando strategie aggiuntive che possano proteggere direttamente le cellule del nervo ottico.

Il supporto alla funzione mitocondriale potrebbe quindi rappresentare un’integrazione alla terapia tradizionale, con l’obiettivo di preservare nel tempo la salute dei neuroni della vista e rallentare la progressione della malattia.

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