Nel 2025 oltre un terzo delle richieste di aiuto ricevute da Telefono Azzurro riguarda il disagio psicologico. Il dossier presentato in occasione della Giornata nazionale dell’ascolto dei minori evidenzia un aumento della complessità dei bisogni, tra salute mentale, relazioni e rischi digitali
Il disagio psicologico rappresenta oggi una componente sempre più rilevante nelle richieste di aiuto dei più giovani, spesso associato ad altre forme di fragilità. I dati del Servizio di ascolto “1.96.96” di Telefono Azzurro restituiscono un quadro che non può essere ignorato, soprattutto in un momento storico in cui la dimensione digitale amplifica vulnerabilità già esistenti. Secondo il dossier relativo al 2025, oltre un terzo dei casi seguiti riguarda la salute mentale (35,3%). A questo si aggiungono le difficoltà relazionali (28,5%), le situazioni di abuso e violenza (18,2%) e i rischi legati a Internet (6,1%). Quattro ambiti che, insieme, rappresentano quasi l’88% delle richieste di aiuto. A colpire è soprattutto la crescente complessità dei casi: uno su cinque presenta più forme di disagio contemporaneamente, in cui sofferenza psicologica, fragilità nelle relazioni e vulnerabilità online si sovrappongono e si alimentano a vicenda.
Nuove fragilità nell’era digitale
Tra gli elementi emergenti, il dossier segnala il ruolo sempre più rilevante delle tecnologie digitali e, in particolare, dell’intelligenza artificiale generativa. Tra i rischi individuati, la creazione di immagini o video realistici a scopo di umiliazione e l’utilizzo di strumenti di IA come surrogati relazionali o supporti emotivi. Un cambiamento che ridefinisce i confini del disagio giovanile, rendendo più difficile intercettarlo e affrontarlo con strumenti tradizionali. “Ascoltare non è mai un atto neutro: è il momento in cui il silenzio diventa parola e il disagio può finalmente emergere – afferma Ernesto Caffo, presidente della Fondazione Telefono Azzurro -. Riconoscere bambini e adolescenti come soggetti di diritto e di ascolto significa offrire loro uno spazio reale in cui essere compresi prima che la sofferenza si radicalizzi”. Un messaggio che richiama la necessità di rafforzare i luoghi e gli strumenti dell’ascolto, considerati sempre più centrali nella prevenzione e nella tutela della salute mentale dei più giovani.
Un impegno condiviso tra istituzioni e società
Il tema è stato al centro della seconda Giornata nazionale dell’ascolto dei minori, che ha coinvolto istituzioni, esperti e studenti in diverse città italiane. A Roma, presso il Cnel, si è svolto l’evento principale, affiancato da iniziative a Milano e Palermo. “È fondamentale costruire una società capace di ascoltare e valorizzare la parola dei più giovani”, ha sottolineato Renato Brunetta, presidente del Cnel, evidenziando il ruolo dell’ascolto come parte integrante del processo democratico. Anche dai vertici istituzionali è arrivato un richiamo forte. L’ascolto, è stato ribadito, rappresenta un presupposto essenziale per intercettare tempestivamente segnali di disagio e rispondere in modo efficace ai bisogni dei ragazzi.
Scuola e prevenzione: una sfida aperta
Tra le risposte possibili, emerge il ruolo strategico della scuola. In questa direzione si inseriscono le iniziative congiunte tra Ministero dell’Istruzione e Telefono Azzurro, con l’obiettivo di portare percorsi educativi e formativi dedicati ai diritti dei minori e alla cultura dell’ascolto. Un investimento necessario per contrastare isolamento, solitudine e sfiducia, fenomeni sempre più presenti tra le nuove generazioni. Il quadro delineato dal dossier è chiaro: il disagio dei minori è in crescita e richiede risposte integrate, capaci di tenere insieme salute mentale, relazioni e dimensione digitale. In questo scenario, l’ascolto non è solo un gesto, ma uno strumento concreto di prevenzione e cura. Un presidio fondamentale per costruire un futuro in cui nessun ragazzo resti solo di fronte al proprio disagio.
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