Advocacy e Associazioni 20 Ottobre 2026 09:56

Giornata Ictus, ogni minuto conta: riconoscere i sintomi e chiamare il 112 può salvare la vita

In Italia si stimano circa 100mila nuovi casi ogni anno e oltre un milione di persone convive con le conseguenze della malattia. A.L.I.Ce. Italia Odv e ISA-AII rilanciano l'appello a riconoscere i segnali di allarme e ad attivare subito i soccorsi

di Redazione
Giornata Ictus, ogni minuto conta: riconoscere i sintomi e chiamare il 112 può salvare la vita

Un lato del volto che si abbassa improvvisamente, un braccio che non si riesce più a sollevare, parole che diventano incomprensibili. Oppure una perdita improvvisa dell’equilibrio o un disturbo della vista. Sono segnali che possono indicare un ictus cerebrale e che richiedono un intervento immediato. In questi casi, aspettare che i sintomi passino o rimandare la richiesta di aiuto può compromettere le possibilità di recupero. È questo il messaggio al centro della Giornata mondiale dell’ictus del 29 ottobre, promossa dalla World Stroke Organization. In vista dell’appuntamento, A.L.I.Ce. Italia Odv, l’associazione che rappresenta le persone colpite da ictus e i loro caregiver, e ISA-AII, Italian Stroke Association-Associazione Italiana Ictus, invitano i cittadini a imparare a riconoscere i sintomi e a chiamare immediatamente il 112. Il principio è noto: “Il tempo è cervello”. Durante un ictus, infatti, il danno cerebrale può progredire rapidamente. Secondo le stime richiamate dalle due organizzazioni, ogni minuto possono andare perduti circa due milioni di neuroni. Riconoscere tempestivamente i segnali di allarme e attivare il sistema di emergenza è quindi fondamentale per consentire un accesso rapido alle cure più appropriate.

Ictus, in Italia circa 100mila nuovi casi ogni anno

L’ictus continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie. Secondo i dati citati dalla World Stroke Organization, una persona su quattro è destinata a esserne colpita nel corso della vita. In Europa si registrano oltre 1,1 milioni di nuovi casi ogni anno e circa 460mila decessi. In Italia si stimano circa 100mila nuovi ictus all’anno, mentre oltre un milione di persone convive con le conseguenze della malattia. Gli esiti possono comprendere difficoltà motorie, disturbi del linguaggio, deficit cognitivi e alterazioni emotive, fino alla perdita di autonomia nelle attività quotidiane. Nonostante i progressi nella gestione dell’emergenza cerebrovascolare, il ritardo nell’arrivo in ospedale può ridurre le possibilità di ricevere trattamenti efficaci. Per questo, sottolineano A.L.I.Ce. Italia e ISA-AII, l’informazione della popolazione è parte integrante della lotta all’ictus: sapere come comportarsi nei primi minuti può fare la differenza. “Troppi cittadini continuano a sottovalutare i sintomi dell’ictus o a pensare che possano risolversi da soli”, dichiara Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv. “Conoscere i segnali di allarme significa offrire a chi viene colpito una possibilità concreta di arrivare in tempo alle cure. Per questo, A.L.I.Ce. è impegnata ogni giorno nella diffusione della cultura della prevenzione e dell’informazione, nelle scuole, nei territori e tra le famiglie”.

Come riconoscere i sintomi: gli acronimi FAST e BEFAST

Per facilitare il riconoscimento dei segnali di allarme, la campagna internazionale promuove gli acronimi FAST e BEFAST, strumenti semplici da ricordare e utili per individuare alcuni dei sintomi più frequenti.

FAST richiama quattro elementi:

  • Face (volto): un lato della faccia si abbassa o appare asimmetrico;
  • Arms (braccia): un braccio è debole o non si riesce a sollevarlo;
  • Speech (linguaggio): le parole sono confuse, difficili da pronunciare o incomprensibili;
  • Time (tempo): bisogna chiamare immediatamente il 112.

La versione BEFAST aggiunge due segnali che non devono essere trascurati:

  • Balance (equilibrio): perdita improvvisa dell’equilibrio o comparsa di vertigini;
  • Eyes (occhi): alterazioni improvvise della vista.

Anche quando i disturbi scompaiono spontaneamente, non bisogna abbassare la guardia. Potrebbe trattarsi di un attacco ischemico transitorio (TIA), un episodio che può rappresentare un campanello d’allarme e richiede una valutazione medica urgente. La scomparsa dei sintomi, infatti, non esclude un problema cerebrovascolare.

Trombolisi e trombectomia, terapie efficaci se si interviene in tempo

Oggi l’ictus non è più una condizione per la quale non esistono possibilità di trattamento. La trombolisi endovenosa e la trombectomia meccanica hanno modificato la gestione di molti casi, consentendo, quando indicate, di intervenire sull’ostruzione dei vasi sanguigni e limitare il danno cerebrale. La trombolisi utilizza farmaci in grado di sciogliere il coagulo che ostacola il flusso sanguigno. La trombectomia meccanica, invece, permette di rimuovere il coagulo attraverso una procedura endovascolare. La scelta del trattamento dipende dalle caratteristiche del singolo caso, dagli accertamenti diagnostici e dal tempo trascorso dall’esordio dei sintomi. “L’ictus è una patologia tempo-dipendente per definizione”, afferma Paola Santalucia, presidente di ISA-AII. “Riconoscere rapidamente i sintomi, attivare il sistema di emergenza e raggiungere il centro più appropriato rappresentano il primo vero trattamento. Oggi disponiamo di terapie estremamente efficaci, ma funzionano solo se il paziente arriva in tempo. Per questo è fondamentale non mettersi alla guida e non aspettare il parere del medico il giorno successivo: bisogna chiamare immediatamente il 112”. L’indicazione è chiara: in presenza di sintomi compatibili con un ictus, occorre attivare subito i soccorsi, senza attendere un miglioramento spontaneo e senza raggiungere l’ospedale autonomamente.

Prevenzione, anche i bambini possono fare la differenza

Accanto alla sensibilizzazione degli adulti, la Giornata mondiale dell’ictus richiama l’importanza dell’educazione nelle scuole. In questa direzione si inserisce FAST Heroes, progetto educativo internazionale gratuito rivolto alle scuole dell’infanzia e primarie. Attraverso attività didattiche e strumenti ludici, l’iniziativa insegna ai bambini a riconoscere i sintomi dell’ictus e a trasmettere le informazioni ai nonni e agli altri familiari. L’obiettivo è diffondere la conoscenza dei segnali di allarme anche attraverso le relazioni quotidiane, coinvolgendo le nuove generazioni nella cultura della prevenzione. La tempestività dei soccorsi, tuttavia, è soltanto uno degli aspetti della risposta alla malattia. Restano centrali anche la prevenzione, la disponibilità di centri specializzati, l’accesso alle terapie e la riabilitazione dopo l’evento acuto. A.L.I.Ce. Italia Odv e ISA-AII rinnovano quindi l’appello a cittadini e istituzioni: riconoscere i sintomi, chiamare subito il 112 e garantire percorsi di cura adeguati sono passaggi essenziali per ridurre la mortalità e le conseguenze dell’ictus. Perché, quando il cervello è colpito, ogni minuto può influire sulle possibilità di recupero.

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