Ogni anno 1,2 milioni di bambini sviluppano tubercolosi, ma quasi la metà non riceve diagnosi né cure. MSF chiede investimenti urgenti e priorità ai bambini nella risposta globale alla malattia
In occasione della Giornata mondiale della tubercolosi (TB), Médecins Sans Frontières (MSF) lancia un allarme urgente: ogni anno circa 1,2 milioni di bambini e adolescenti sotto i 15 anni si ammalano di tubercolosi, ma quasi la metà non riceve una diagnosi tempestiva né accede alle cure necessarie. Una situazione che persiste nonostante la TB sia una malattia prevenibile e curabile con gli strumenti disponibili. Secondo MSF, la risposta globale alla tubercolosi è da tempo sottofinanziata, e i bambini – uno dei gruppi più fragili – sono quelli che ne stanno pagando il prezzo più alto. “In un contesto già caratterizzato da scarsi finanziamenti, i bambini vengono ulteriormente messi in secondo piano ogni volta che i servizi sanitari vengono interrotti a causa di tagli agli aiuti, conflitti o sfollamenti”, sottolinea la Dott.ssa Cathy Hewison, responsabile del gruppo di lavoro TB di MSF. Gli strumenti per diagnosticare e trattare la tubercolosi nei bambini esistono, anche se non perfetti, ma oggi solo circa la metà dei bambini che sviluppano la malattia riceve diagnosi o cure. Per MSF, questo gap non può più essere ignorato: i bambini devono diventare una priorità fin da subito per qualunque strategia di lotta alla TB.
Il peso dei numeri: un gap drammatico nella diagnosi
I dati più recenti del Global Tuberculosis Report 2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mostrano che nel 2024 1,2 milioni di bambini e adolescenti sotto i 15 anni si sono ammalati di TB nel mondo. Ma il dato più allarmante riguarda l’accesso alle cure: circa il 43% dei bambini malati non è stato diagnosticato e non ha potuto accedere a un percorso terapeutico. La situazione è ancora più critica nei bambini sotto i 5 anni: solo la metà di essi ha ricevuto diagnosi e trattamento. Senza interventi tempestivi, la malattia può evolvere rapidamente in forme più gravi.
Diagnosi precoce: un’opportunità concreta per salvare vite
Una delle sfide principali nella battaglia contro la tubercolosi infantile è la difficoltà di diagnosi precoce. I test di laboratorio tradizionali sono progettati per gli adulti e spesso non funzionano altrettanto bene nei bambini, che possono avere cariche batteriche molto basse o difficoltà a produrre campioni di sputo. Per affrontare questo problema, l’OMS ha raccomandato l’uso di algoritmi diagnostico-terapeutici, sistemi di punteggio clinico che consentono agli operatori sanitari di identificare la TB nei bambini anche in assenza di esami di laboratorio o quando questi risultano negativi. Questi algoritmi, se applicati correttamente, possono quasi raddoppiare il numero di bambini diagnosticati e avviati alle cure salvavita, come dimostrato dalla ricerca operativa condotta da MSF in paesi africani a elevata prevalenza di TB (Guinea, Niger, Nigeria, Sud Sudan e Uganda).
Storie che raccontano ritardi e falle nella diagnosi
In diversi contesti, Msf racconta casi in cui la tubercolosi nei bambini è stata sottovalutata o diagnosticata troppo tardi. Ad esempio, in Mozambico un bambino di 11 anni ha mostrato sintomi per mesi prima che fosse finalmente riconosciuta la TB, ritardando l’inizio delle cure salvavita di molti mesi. Situazioni come questa non sono isolate: ogni diagnosi mancata o ritardata può spingere il bambino verso forme più gravi della malattia e aumentare il rischio di esiti tragici. Per MSF, serve un maggiore impegno politico e finanziario da parte di governi e donatori internazionali. Non basta avere linee guida: occorre tradurle in pratica, adottando gli algoritmi OMS nei protocolli diagnostici nazionali, potenziando la formazione degli operatori sanitari e garantendo l’accesso a strumenti diagnostici e a terapie efficaci per tutti i bambini malati.
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