Al 40° Congresso nazionale della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT) emerge la necessità di ripensare l’assistenza agli anziani attraverso percorsi continui, personalizzati e multidisciplinari
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo e proprio per questo è chiamata a confrontarsi con una sfida crescente: garantire cure appropriate a una popolazione sempre più anziana, spesso caratterizzata da multimorbidità, fragilità, perdita di autonomia e bisogni assistenziali complessi. È il filo conduttore che ha attraversato il 40° Congresso nazionale della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT), dove specialisti, dirigenti sanitari e istituzioni hanno discusso come trasformare un sistema ancora troppo centrato sull’emergenza in una rete capace di intercettare precocemente i bisogni delle persone anziane. Per i geriatri, dunque, la fragilità non può essere considerata una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento, ma una condizione da riconoscere e affrontare tempestivamente per prevenire ricoveri evitabili, perdita di autonomia e peggioramento della qualità di vita.
Lo studio GRACE: riconoscere la fragilità può cambiare la prognosi
A confermare il valore di una valutazione precoce è lo studio GRACE, promosso dalla SIGOT e condotto su 893 pazienti di almeno 65 anni ricoverati presso l’Unità di Geriatria per acuti dell’Azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma. L’analisi ha confrontato diversi strumenti di valutazione multidimensionale con l’obiettivo di prevedere mortalità intraospedaliera, durata della degenza e probabilità di dimissione non a domicilio. I risultati mostrano differenze marcate tra i pazienti meno fragili e quelli ad alto rischio. Nei soggetti più vulnerabili la mortalità intraospedaliera raggiunge il 18,9%, contro lo 0,8% registrato nei pazienti a basso rischio. Oltre la metà degli anziani più fragili non rientra a casa dopo il ricovero, mentre la durata media della degenza aumenta sensibilmente, passando da 11,4 a 17,3 giorni. Secondo il presidente SIGOT Lorenzo Palleschi, la valutazione geriatrica deve andare oltre la singola patologia acuta e considerare contemporaneamente funzionalità, stato nutrizionale, capacità cognitive, comorbidità e contesto sociale. Solo così è possibile individuare precocemente i pazienti più vulnerabili e programmare percorsi assistenziali adeguati.
Dal ricovero alla casa: la continuità assistenziale come obiettivo
La fragilità, però, non si affronta soltanto in ospedale. Uno dei temi più dibattuti al Congresso riguarda infatti l’attuazione del DM77 e la costruzione di una vera sanità territoriale in grado di seguire il paziente lungo tutto il percorso assistenziale. Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali, assistenza domiciliare, infermieri di famiglia e telemedicina rappresentano gli strumenti individuati dalla riforma. La sfida, secondo i geriatri, consiste nel trasformare questi elementi in una rete realmente integrata, capace di intervenire prima che il peggioramento clinico si traduca in un accesso al Pronto Soccorso o in un ricovero ospedaliero. Luca Cipriani, presidente eletto della SIGOT, sottolinea la necessità di una presa in carico proattiva e continuativa ispirata al Chronic Care Model, supportata da telemonitoraggio, teleassistenza e strumenti digitali. L’obiettivo è seguire nel tempo le persone con malattie croniche e intercettare precocemente i segnali di peggioramento. Esperienze già operative mostrano la direzione da seguire. In Toscana, ad esempio, il modello organizzativo integra ospedale, territorio e domicilio, consentendo in alcuni casi di curare direttamente a casa pazienti molto fragili grazie a servizi specialistici mobili e a tecnologie diagnostiche portatili. In Ogliastra, invece, la telemedicina viene utilizzata per monitorare a distanza persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva, riducendo il rischio di riacutizzazioni e ricoveri.
Cure palliative: non solo fine vita
Un altro tema centrale emerso dal Congresso riguarda le cure palliative, ancora troppo spesso associate esclusivamente alla fase terminale della vita. I dati del Palliative Care Day evidenziano invece una realtà diversa: il 57% dei pazienti ricoverati in ospedale e il 46,3% degli anziani residenti nelle RSA presentano bisogni compatibili con un approccio palliativo. Le cure palliative moderne non sostituiscono le terapie attive, ma si affiancano ad esse per controllare dolore, dispnea, sintomi psicologici, perdita di autonomia e sofferenza globale. Possono essere utili nelle demenze, nello scompenso cardiaco, nelle malattie respiratorie croniche, nelle patologie neurologiche degenerative e nelle condizioni di non autosufficienza. Secondo la SIGOT, il problema principale resta il ritardo nell’attivazione di questi percorsi. Nonostante l’obiettivo nazionale di garantire entro il 2028 l’accesso alle cure palliative al 90% delle persone che ne necessitano, persistono forti differenze territoriali e una copertura ancora insufficiente. Particolare attenzione viene riservata anche ai caregiver familiari, spesso impegnati nella gestione quotidiana di terapie, assistenza e decisioni complesse, con importanti ripercussioni sul piano fisico, psicologico ed economico. Per gli specialisti, una reale umanizzazione delle cure deve necessariamente includere supporto, ascolto e formazione delle famiglie.
Telemedicina e intelligenza artificiale per prevenire le riacutizzazioni
Accanto alla riorganizzazione dei servizi, il Congresso ha dedicato ampio spazio alle innovazioni tecnologiche che stanno modificando la gestione delle patologie croniche nell’anziano. Nel campo cardiovascolare, le nuove strategie comprendono il pacing fisiologico, che riproduce più fedelmente il funzionamento naturale del cuore, e i pacemaker leadless, dispositivi miniaturizzati impiantabili senza fili che riducono il rischio di alcune complicanze nei pazienti più fragili. Ma la vera rivoluzione riguarda soprattutto il monitoraggio remoto. Telemedicina, dispositivi indossabili, Fascicolo sanitario elettronico e strumenti di intelligenza artificiale permettono di raccogliere dati clinici in tempo reale e individuare precocemente segnali di instabilità, favorendo interventi tempestivi prima che si renda necessario il ricovero. Secondo gli esperti, però, la tecnologia da sola non basta. Per essere efficace deve inserirsi in percorsi assistenziali strutturati, sostenuti da professionisti formati, dati condivisi e una reale integrazione tra ospedale, territorio, medici di medicina generale e servizi domiciliari.
Dalla cura della malattia alla presa in carico della persona
Dalle evidenze dello studio GRACE alle cure palliative, dalla riforma territoriale alle nuove tecnologie, i messaggi emersi dal Congresso SIGOT converge verso una stessa direzione: la sanità dell’invecchiamento non può più limitarsi a curare singole malattie. Deve imparare a riconoscere precocemente la fragilità, costruire percorsi assistenziali continui e personalizzati, sostenere le famiglie e utilizzare l’innovazione per prevenire il peggioramento clinico prima che diventi emergenza. Una trasformazione che richiede strutture, competenze e nuove modalità organizzative, ma soprattutto un cambio di prospettiva: mettere la persona anziana, con la sua complessità e i suoi bisogni, al centro del sistema di cura.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato