Il forno a microonde è ormai parte della quotidianità, ma continua a sollevare dubbi sulla sicurezza per la salute. L’Istituto Superiore di Sanità fa chiarezza
In cucina come in ufficio, il forno a microonde è diventato un alleato irrinunciabile per pasti rapidi. Nonostante questo, intorno al suo utilizzo continuano a circolare timori e convinzioni errate, soprattutto sul possibile legame con il cancro. A smentirle è l’Istituto Superiore di Sanità: “La cottura nel forno a microonde non altera il cibo e non causa tumori”. Secondo l’ISS, gli alimenti riscaldati o cotti con le microonde conservano lo stesso valore nutritivo di quelli preparati con metodi tradizionali. La differenza principale sta nella modalità di trasmissione dell’energia: le microonde penetrano più in profondità nel cibo e riducono i tempi di cottura, senza modificarne la qualità nutrizionale.
Come funziona davvero il forno a microonde
Il meccanismo è spesso frainteso. Il microonde utilizza onde elettromagnetiche a bassa energia che vengono assorbite dalle molecole di acqua e grasso. La vibrazione di queste molecole genera calore dall’interno verso l’esterno. Un processo che non rende il cibo radioattivo: una volta spento il forno, non resta alcuna energia residua né nell’apparecchio né negli alimenti. Le microonde non penetrano in modo efficace nelle parti più spesse degli alimenti, con il rischio di una cottura non omogenea. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità consiglia di lasciar riposare il cibo per alcuni minuti dopo la cottura, così da permettere al calore di distribuirsi in modo uniforme e contribuire alla riduzione di eventuali microrganismi.
Esposizione ai campi elettromagnetici: rischio minimo
Sul fronte della sicurezza per chi utilizza l’apparecchio, i livelli di esposizione sono considerati irrilevanti. “Il forno a microonde utilizza campi elettromagnetici che rimangono confinati all’interno dell’apparecchio, che è schermato”, spiega Alessandro Polichetti, primo ricercatore del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. All’esterno, aggiunge, “i livelli sono molto bassi”. Campi elettromagnetici simili sono prodotti anche dai telefoni cellulari, oggetto di numerosi studi scientifici. “Non esistono evidenze convincenti di patologie legate all’esposizione ai campi elettromagnetici dei cellulari”, conclude Polichetti. Se si confrontano intensità e durata dell’esposizione, il rischio associato ai forni a microonde risulta ancora più trascurabile.
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