Salute 23 Aprile 2026 16:11

Fibrosi cistica, una terapia genica apre nuove prospettive per i pazienti senza opzioni terapeutiche

La ricerca, pubblicata su Science Translational Medicine, potrebbe cambiare il paradigma terapeutico per una quota di pazienti oggi senza cure e, in prospettiva, ridurre la dipendenza dai farmaci

di Isabella Faggiano
Fibrosi cistica, una terapia genica apre nuove prospettive per i pazienti senza opzioni terapeutiche

La fibrosi cistica è tra le patologie genetiche più studiate e diffuse, con oltre 100mila persone coinvolte nel mondo. Nonostante i progressi degli ultimi anni, una parte dei pazienti resta ancora senza opzioni terapeutiche efficaci. È in questo spazio che si inserisce il lavoro coordinato dall’Università di Trento, che individua una possibile risposta proprio per quei casi legati a mutazioni non trattabili con i farmaci oggi disponibili. Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, si concentra su una specifica alterazione genetica responsabile della malattia in circa il 10% dei pazienti, per i quali finora non esistevano terapie mirate.

Correggere il difetto alla radice

Il cuore della ricerca è una tecnologia di editing genomico basata su RNA messaggero, progettata per intervenire direttamente sul difetto genetico. L’obiettivo è riparare la mutazione all’interno del gene CFTR, responsabile della produzione della proteina che regola il trasporto di ioni nelle cellule dell’epitelio polmonare. Quando questa proteina non funziona correttamente, il muco nelle vie respiratorie diventa più denso e difficile da eliminare, compromettendo la funzionalità polmonare e aumentando il rischio di infezioni.m“Abbiamo sviluppato una strategia capace di correggere in modo mirato la mutazione del DNA, intervenendo su quel singolo elemento difettoso che impedisce la produzione della proteina CFTR”, spiega Anna Cereseto, che ha coordinato lo studio.

Un “editor” genetico di precisione

La tecnologia messa a punto agisce come un editor molecolare: modifica una singola “lettera” del DNA, sostituendo quella alterata con quella corretta. In questo modo viene ripristinata l’informazione genetica necessaria alla sintesi della proteina. La terapia viene somministrata alle cellule sotto forma di RNA messaggero. Una volta effettuata la correzione, il sistema di editing viene eliminato dall’organismo, mentre il cambiamento genetico resta stabile. Si tratta, sottolineano i ricercatori, di un approccio che punta a una correzione definitiva del difetto, superando i limiti delle terapie farmacologiche attuali che agiscono invece sui sintomi o sulla funzione residua della proteina.

I test preclinici e le collaborazioni internazionali

La validazione della strategia è avvenuta in fase preclinica, attraverso modelli biologici derivati da pazienti. Le cellule dell’epitelio polmonare sono state studiate in collaborazione con l’Istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli, mentre gli organoidi intestinali – modelli tridimensionali che replicano il tessuto umano – sono stati sviluppati con la KU Leuven in Belgio. Questi test hanno permesso di verificare non solo la correzione genetica, ma anche il recupero della funzione cellulare.

Verso una possibile terapia definitiva

I risultati aprono uno scenario nuovo, che potrebbe riguardare non solo i pazienti oggi senza alternative terapeutiche, ma anche, in prospettiva, quelli che dipendono da trattamenti farmacologici cronici. Resta però una sfida cruciale: riuscire a trasportare in modo efficace la terapia all’interno dei tessuti polmonari. È questo il passaggio necessario per tradurre i risultati della ricerca in un trattamento clinico.

Il nodo del “delivery” e le prospettive future

La ricerca prosegue proprio su questo fronte, con l’obiettivo di sviluppare sistemi di somministrazione in grado di raggiungere l’epitelio respiratorio, possibilmente attraverso via inalatoria. Un lavoro sostenuto anche dalla Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica, nell’ambito del progetto GenDel-CF, che punta a rendere concretamente applicabili le tecnologie di terapia genica. Se confermata nei passaggi successivi, questa strategia potrebbe segnare un cambiamento significativo nella gestione della fibrosi cistica, spostando l’attenzione dalla cura dei sintomi alla correzione della causa genetica della malattia.

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