Advocacy e Associazioni 6 Luglio 2026 17:04

Farmaci rimborsati, AIFA pubblica il Rapporto 2024-2026: tempi medi di valutazione intorno ai 4 mesi

Il dato sui tempi medi, indicati intorno a quattro mesi, apre un fronte importante per pazienti, associazioni e decisori: rendere più prevedibile, trasparente e misurabile il percorso che porta un medicinale dalla valutazione regolatoria alla reale disponibilità nel Servizio sanitario nazionale.

di Corrado De Rossi Re
Farmaci rimborsati, AIFA pubblica il Rapporto 2024-2026: tempi medi di valutazione intorno ai 4 mesi

L’AIFA ha pubblicato oggi, 6 luglio 2026, il Rapporto sulle tempistiche di prezzo e rimborso 2024-2026, annunciando tempi medi di valutazione ridotti a circa 4 mesi. La notizia compare nella sezione “Prezzi e Rimborso” del sito dell’Agenzia, area in cui AIFA ricorda il proprio ruolo nel governo della spesa farmaceutica attraverso le procedure di negoziazione del prezzo, la gestione del Prontuario farmaceutico nazionale, il monitoraggio dell’appropriatezza d’uso e la revisione delle Note AIFA.

Il dato è rilevante non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello dell’accesso alle cure. Le procedure di prezzo e rimborso sono infatti uno snodo decisivo: un farmaco autorizzato non diventa automaticamente disponibile a carico del Servizio sanitario nazionale. Perché ciò avvenga, deve essere definita la rimborsabilità, stabilito il prezzo e completato l’iter che conduce alla pubblicazione del provvedimento. In questa fase si incrociano valutazione clinica, sostenibilità economica, appropriatezza prescrittiva e impatto sui percorsi assistenziali.

Perché quattro mesi contano

Un tempo medio di valutazione intorno ai quattro mesi rappresenta un indicatore significativo perché riduce l’area grigia tra autorizzazione regolatoria e accesso effettivo. Per i pazienti, soprattutto nelle aree ad alto bisogno terapeutico, ogni mese di attesa può significare rinviare l’ingresso in terapia, affidarsi a percorsi temporanei o dipendere da modalità di accesso non uniformi sul territorio.

Per le associazioni dei pazienti e per il mondo dell’advocacy, il tema non è soltanto “quanto tempo impiega AIFA”, ma quanto è prevedibile l’intero percorso di disponibilità. La riduzione dei tempi di valutazione è utile se si accompagna a maggiore trasparenza sulle fasi procedurali, sugli eventuali blocchi, sulle sospensioni, sulle richieste integrative e sui passaggi successivi alla decisione.

In questa prospettiva, il Rapporto AIFA può diventare uno strumento di accountability: consente di misurare l’efficienza dei processi, identificare le aree di rallentamento e verificare se le riforme organizzative e procedurali producono benefici concreti per i cittadini.

Il contesto: la riforma AIFA e la CSE

Il nuovo Rapporto si inserisce in un percorso già avviato. A gennaio 2025 AIFA aveva comunicato una riduzione rilevante della durata delle procedure di ammissione alla rimborsabilità sottoposte alla valutazione della Commissione scientifica ed economica, la CSE: i tempi dall’apertura della pratica all’esame in Commissione erano passati da circa 262 giorni nelle prime tre sedute della CSE, tra aprile e maggio 2024, a 136 giorni nelle ultime tre sedute considerate, tra novembre 2024 e gennaio 2025. La riduzione indicata era del 48%, con un miglioramento fino al 60% considerando l’ultima seduta.

Quel monitoraggio riguardava un insieme ampio di procedure: nuove entità chimiche e biologiche, farmaci orfani, estensioni di indicazioni terapeutiche, generici, nuovi confezionamenti e rinegoziazioni dei prezzi. È un dettaglio importante, perché il tempo medio complessivo può variare in modo sensibile a seconda della complessità dei dossier. Una nuova terapia innovativa, una estensione di indicazione, un equivalente o una procedura di rinegoziazione non hanno lo stesso peso valutativo né lo stesso impatto negoziale.

Il presidente AIFA Robert Nisticò aveva collegato la riduzione dei tempi al funzionamento della riforma dell’Agenzia e alla velocizzazione dell’accesso ai farmaci innovativi. Il direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo aveva invece sottolineato un trend in miglioramento, con l’obiettivo di favorire un più rapido accesso dei cittadini ai farmaci rimborsati dal SSN.

Trasparenza regolatoria: il punto chiave per l’advocacy

Per chi rappresenta i pazienti, la pubblicazione di un Rapporto sulle tempistiche non è un atto tecnico marginale. È un passaggio politico-istituzionale nel senso più concreto del termine: rende osservabile un processo che spesso, dall’esterno, appare opaco.

La trasparenza regolatoria non significa soltanto pubblicare il risultato finale di una decisione. Significa permettere agli stakeholder di comprendere:

quanto dura mediamente una procedura;

quali categorie di farmaci procedono più rapidamente;

dove si concentrano i ritardi;

quale parte del tempo dipende dall’Agenzia e quale da interlocuzioni con le aziende;

quanto incide la complessità del dossier;

quali passaggi avvengono dopo il parere e prima della disponibilità effettiva.

Questo è particolarmente importante per le associazioni che seguono malattie rare, oncologia, patologie croniche ad alto impatto, terapie avanzate e aree in cui l’innovazione terapeutica può cambiare significativamente la prognosi o la qualità di vita. In questi casi, il monitoraggio dei tempi non è una questione burocratica: è parte integrante del diritto all’accesso.

Accesso tempestivo non significa accesso automatico

Il miglioramento delle tempistiche non elimina la necessità di valutazioni rigorose. La negoziazione di prezzo e rimborso deve continuare a bilanciare tre esigenze: riconoscere il valore terapeutico, garantire sostenibilità al SSN e assicurare appropriatezza d’uso.

AIFA ricorda che la negoziazione tra Agenzia e aziende per rimborsabilità e prezzo è disciplinata dal Decreto del Ministero della Salute del 2 agosto 2019 e riguarda i medicinali idonei all’inserimento in classe A, cioè tra i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, oltre ad altri ambiti specifici come l’elenco della legge 648/1996 e alcune esigenze di salute pubblica. Il decreto definisce anche documentazione ed elementi informativi che il richiedente deve presentare attraverso un dossier.

Questo significa che accelerare non può voler dire semplificare impropriamente il giudizio clinico o rinunciare alla valutazione economica. La sfida è diversa: ridurre i tempi morti, standardizzare le procedure dove possibile, migliorare la qualità dei dossier, digitalizzare i flussi documentali e concentrare l’attenzione della Commissione sui casi che richiedono un reale approfondimento.

Procedure semplificate e fast track

Nel marzo 2026 AIFA ha adottato nuove procedure “semplificate” e “fast track” per la negoziazione dei farmaci, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i tempi dei procedimenti di ammissione alla rimborsabilità, mantenendo la sostenibilità economica per il SSN. L’Agenzia ha spiegato che l’iniziativa mira ad accelerare l’accesso al mercato per specifiche categorie di farmaci e a consentire alla CSE di concentrarsi sui dossier più complessi.

Le procedure semplificate non sono sottoposte alla valutazione della CSE e vengono istruite dall’Ufficio Prezzi e Rimborso prima dell’approvazione da parte del Consiglio di amministrazione e della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le fast track, invece, passano comunque dalla CSE ma seguono una valutazione più rapida.

Per l’advocacy questo passaggio è cruciale: una classificazione più chiara delle procedure può aiutare a capire quali dossier sono davvero complessi e quali, invece, possono essere gestiti con percorsi più standardizzati. In altre parole, la semplificazione può liberare risorse amministrative e valutative per i farmaci a maggiore impatto clinico.

Italia e confronto europeo

Il tema delle tempistiche si lega anche al confronto europeo sull’accesso ai nuovi farmaci. A maggio 2026 AIFA, intervenendo sul rapporto EFPIA, aveva rivendicato che l’Italia si colloca tra i primi Paesi europei per disponibilità di medicinali innovativi: 133 farmaci disponibili su 168 autorizzati dall’EMA nel periodo analizzato, pari al 79%, contro una media UE indicata al 45%. Nella stessa occasione l’Agenzia aveva annunciato la prossima pubblicazione di un rapporto più aggiornato sulle tempistiche di autorizzazione di prezzo e rimborso in Italia.

Questo dato offre una chiave di lettura più equilibrata. Il problema italiano non riguarda solo la disponibilità formale dei farmaci, ma la velocità e l’uniformità con cui l’accesso diventa concretamente esigibile. Un medicinale può risultare disponibile a livello nazionale, ma incontrare differenze regionali, tempi di recepimento variabili, procedure locali, attivazione dei registri, individuazione dei centri prescrittori e vincoli organizzativi.

Per questo la misurazione AIFA dovrebbe essere letta insieme ad altri indicatori: tempi regionali di recepimento, attivazione dei percorsi prescrittivi, disponibilità nei prontuari terapeutici, avvio dei registri di monitoraggio, tempi di dispensazione e presa in carico effettiva.

Dal dato amministrativo al percorso del paziente

La vera domanda, per pazienti e caregiver, è semplice: dopo una decisione positiva, quando il farmaco arriva davvero nella pratica clinica?

Il Rapporto sulle tempistiche di prezzo e rimborso aiuta a rispondere alla prima parte del percorso: quanto impiega la procedura nazionale. Ma per una piena trasparenza dell’accesso servirebbe collegare questo dato alle fasi successive. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rende efficaci le condizioni di rimborsabilità e prezzo, ma l’effettiva disponibilità può dipendere anche dall’organizzazione regionale, dalle procedure di acquisto, dalle gare, dalla logistica, dai centri autorizzati e dai criteri di eleggibilità clinica.

Da qui nasce una possibile agenda di advocacy: trasformare il monitoraggio delle tempistiche in un cruscotto più ampio sull’accesso, capace di seguire il farmaco dalla domanda di prezzo e rimborso fino alla reale disponibilità per il paziente eleggibile.

Una buona notizia, ma non un punto di arrivo

La riduzione dei tempi medi intorno a quattro mesi è una buona notizia per il sistema. Indica che le procedure possono essere rese più rapide senza rinunciare alla funzione pubblica di valutazione. Ma non deve diventare un indicatore autosufficiente.

Per essere davvero utile, il monitoraggio dovrà restare periodico, comparabile e dettagliato per tipologia di procedura. Dovrà distinguere i tempi imputabili all’amministrazione da quelli legati alle interlocuzioni negoziali, alle integrazioni documentali o alle sospensioni. Dovrà inoltre dialogare con i dati sull’accesso reale nei territori.

Per le associazioni dei pazienti, il Rapporto AIFA offre quindi un’occasione importante: usare il dato non solo per registrare un miglioramento, ma per chiedere un sistema sempre più trasparente, misurabile e orientato agli esiti. L’obiettivo finale non è soltanto chiudere più rapidamente una procedura, ma garantire che l’innovazione terapeutica, quando riconosciuta e rimborsata, arrivi in modo tempestivo, equo e tracciabile alle persone che ne hanno bisogno.

In sintesi: il nuovo Rapporto AIFA segna un avanzamento nella capacità del sistema regolatorio italiano di misurare e ridurre i tempi di prezzo e rimborso. Ora la sfida è trasformare questa trasparenza procedurale in trasparenza dell’accesso: dal dossier alla decisione, dalla decisione alla Gazzetta Ufficiale, dalla Gazzetta Ufficiale al letto del paziente.