Il Rapporto OsMed di AIFA fotografa consumi, costi e differenze territoriali. Quasi sette italiani su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione.
Nel 2025 la spesa farmaceutica complessiva in Italia ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. La componente pubblica si è attestata a 28,4 miliardi, mentre quella sostenuta direttamente dai cittadini è salita a 10,7 miliardi di euro, il 7,5% in più rispetto al 2024.
È uno dei principali dati contenuti nel Rapporto OsMed 2025 “L’uso dei Farmaci in Italia”, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Il documento restituisce una fotografia articolata dell’assistenza farmaceutica, mettendo in relazione consumi, invecchiamento della popolazione, innovazione terapeutica, appropriatezza prescrittiva e differenze territoriali.
Quasi sette cittadini su dieci hanno ricevuto almeno un farmaco
Nel corso dell’anno, il 66,9% degli assistiti, circa sette cittadini su dieci, ha ricevuto almeno una prescrizione. In regime di assistenza convenzionata sono state consumate mediamente circa 18 confezioni per abitante e 1.148,2 dosi ogni mille abitanti al giorno, l’1% in più rispetto al 2024.
Considerando l’intera assistenza territoriale, pubblica e privata, le confezioni dispensate sono state circa 1,9 miliardi, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente.
La spesa pubblica, pari al 72,2% del totale, rappresenta il 20% della spesa sanitaria pubblica complessiva. Gli acquisti effettuati dalle strutture sanitarie pubbliche – tra cui ospedali, Asl, Rsa, strutture penitenziarie e canali della distribuzione diretta e per conto – hanno raggiunto 18,9 miliardi di euro, con un incremento del 6,2%.
“Il Rapporto OsMed continua a rappresentare uno strumento straordinario per comprendere l’evoluzione dell’assistenza farmaceutica nel nostro Paese”, afferma il direttore tecnico-scientifico di AIFA, Pierluigi Russo. Secondo Russo, le dinamiche della spesa sono strettamente legate ai cambiamenti demografici, all’arrivo di nuove opzioni terapeutiche, ai modelli prescrittivi e alle differenze regionali nei consumi.
La spesa a carico delle famiglie cresce più di quella pubblica
L’aumento della spesa privata è stato trainato soprattutto dai medicinali di classe A acquistati direttamente dai cittadini, cresciuti del 16,2%, dai farmaci di fascia C con ricetta, aumentati del 7,4%, e dai prodotti di automedicazione, in crescita del 6,5%.
Tra i farmaci di classe A acquistati privatamente, nel 2025 tirzepatide si colloca al primo posto, con 225,5 milioni di euro e un’incidenza del 13% sulla relativa spesa privata. Seguono, a distanza, colecalciferolo, pantoprazolo e ibuprofene, tutti caratterizzati da un aumento della spesa legato alla crescita dei consumi.
Secondo AIFA, il fenomeno riflette una domanda crescente di trattamenti destinati non soltanto alla cura del diabete. L’Agenzia riferisce di monitorarne con attenzione l’evoluzione.
Complessivamente, la spesa per i farmaci antidiabetici ha raggiunto 1,59 miliardi di euro, con un aumento del 34,9%. Per semaglutide la spesa è stata pari a 430 milioni di euro a carico del Servizio sanitario nazionale e a 162,7 milioni in fascia C. Per tirzepatide, oltre alla spesa privata, si registrano 123,4 milioni sostenuti dal Ssn nell’ambito delle condizioni previste dalla Nota 100.
Farmaci equivalenti, il costo della mancata sostituzione
Un altro elemento rilevante per cittadini e famiglie riguarda la compartecipazione pagata per scegliere un medicinale di marca al posto dell’equivalente con prezzo di riferimento.
Nel 2025 questa spesa ha raggiunto 1,04 miliardi di euro, pari a 17,71 euro pro capite. Il peso, tuttavia, non è distribuito in modo uniforme: nelle Regioni del Sud e nelle Isole la quota arriva a 22,35 euro per abitante, contro 19,43 euro al Centro e 13,73 euro al Nord.
Calabria, Sicilia e Campania figurano tra le Regioni nelle quali i cittadini sostengono le cifre più elevate. Secondo AIFA, il dato segnala anche una maggiore resistenza alla sostituzione del farmaco di marca con il generico.
I medicinali a brevetto scaduto rappresentano il 72,9% della spesa e l’88,1% dei consumi nell’assistenza convenzionata di classe A. Gli equivalenti, escludendo i prodotti che hanno goduto di copertura brevettuale, costituiscono però soltanto il 23,5% della spesa e il 32,1% dei consumi, con margini di crescita particolarmente ampi nelle Regioni meridionali.
Diversa la situazione dei biosimilari, per i quali l’Italia conferma il primato tra i dieci Paesi europei analizzati, con il 71,4% dei consumi.
Anziani, quasi sette su dieci assumono almeno cinque farmaci
Età e consumo di medicinali restano strettamente correlati. La popolazione con più di 64 anni assorbe oltre il 60% della spesa farmaceutica e quasi il 70% delle dosi.
Nel 2025 il 97,2% degli ultrasessantacinquenni ha ricevuto almeno una prescrizione. Il 67,7% assume contemporaneamente almeno cinque farmaci, mentre il 27,9% è esposto a una politerapia grave, definita come l’assunzione di almeno dieci medicinali.
La politerapia cronica, cioè l’impiego di cinque diversi farmaci per almeno sei mesi nell’arco dell’anno, interessa il 33,2% degli anziani. Basilicata, Campania e Puglia mostrano livelli di consumo e costi medi per dose giornaliera superiori alla media nazionale.
I dati sulla politerapia evidenziano la rilevanza della gestione farmacologica nella popolazione anziana e forniscono un elemento utile per valutare appropriatezza prescrittiva e complessità assistenziale.
Bambini, cala l’uso degli antibiotici ma aumentano gli psicofarmaci
Nel 2025 il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di bambini e ragazzi, ha assunto almeno un farmaco.
Gli antinfettivi per uso sistemico restano la categoria più utilizzata, ma registrano una diminuzione del 21,9%, interrompendo la crescita osservata negli anni precedenti. Anche i medicinali per l’apparato respiratorio risultano in calo.
Aumenta invece l’uso di farmaci per il sistema nervoso centrale, in particolare antiepilettici e psicofarmaci. La prevalenza d’uso degli psicofarmaci tra i minori di 18 anni ha raggiunto lo 0,64%, con un incremento del 12,1% in un anno e consumi triplicati rispetto al 2016.
Gli aumenti più marcati riguardano il metilfenidato per l’Adhd, cresciuto del 28,9%, l’aripiprazolo del 14,6%, il risperidone del 13,3% e la sertralina del 9,6%.
Nonostante l’aumento, AIFA sottolinea che il consumo di psicofarmaci in età pediatrica in Italia rimane sensibilmente inferiore a quello rilevato nei contesti internazionali richiamati nel Rapporto. Permangono, tuttavia, forti differenze territoriali: nelle Regioni del Centro i tassi superano di oltre il 50% la media nazionale.
Il focus sui medicinali respiratori mostra inoltre una prevalenza d’uso del 17,8% tra i bambini, quasi doppia rispetto alla prevalenza epidemiologica dell’asma, indicata nel 9%. Per AIFA, lo scostamento sembra indicare un ricorso improprio a prescrizioni per infezioni respiratorie acute non asmatiche e segnala la necessità di rafforzare gli interventi formativi rivolti alla pediatria di libera scelta.
Antibiotici, consumi in diminuzione sul territorio
Nel complesso, i consumi di antibatterici per uso sistemico nell’assistenza convenzionata si sono ridotti del 7,9% in termini di dosi e dell’8,6% in termini di spesa.
Negli acquisti delle strutture sanitarie pubbliche si registra invece un lieve incremento, pari al 2,4%.
La riduzione osservata nell’assistenza convenzionata rappresenta un dato significativo nell’andamento dell’uso degli antibiotici sul territorio, mentre resta necessario monitorare l’evoluzione dei consumi nei diversi canali assistenziali.
Terapie avanzate e farmaci orfani
Nel 2025 sono stati erogati 1.195 trattamenti con terapie avanzate, per una spesa complessiva di 222,6 milioni di euro, in aumento del 14,5%.
Di questi, 784 sono stati trattamenti CAR-T, per 149,3 milioni di euro, mentre 411 hanno riguardato altre terapie geniche o tessutali, per una spesa pari a 73,3 milioni.
Due nuove terapie avanzate hanno fatto il loro ingresso sul mercato: tabelecleucel, per la malattia linfoproliferativa post-trapianto positiva al virus di Epstein-Barr, ed etranacogene dezaparvovec, per il trattamento dell’emofilia B.
È aumentata anche la spesa per i farmaci orfani, salita del 7,9% a 2,55 miliardi di euro, pari all’8,6% della spesa farmaceutica sostenuta dal Ssn.
Il confronto con l’Europa
La spesa farmaceutica italiana, pari a 750 euro pro capite considerando assistenza territoriale pubblica e privata e canale ospedaliero, risulta inferiore a quella di Germania e Austria, ma superiore a quella di Spagna, Polonia, Svezia, Portogallo e Gran Bretagna.
Sul canale territoriale, tutti i Paesi europei inclusi nel confronto presentano prezzi medi superiori a quelli italiani. L’Italia continua tuttavia ad avere una bassa incidenza della spesa per farmaci equivalenti, a fronte di una posizione di leadership nell’uso dei biosimilari.
Il Rapporto evidenzia la necessità di governare contemporaneamente l’accesso alle nuove opzioni terapeutiche, la sostenibilità della spesa e l’appropriatezza prescrittiva. Dal punto di vista dei cittadini emergono soprattutto il crescente peso della spesa privata, le differenze territoriali nella compartecipazione, il limitato ricorso ai medicinali equivalenti in alcune aree del Paese e la complessità della gestione farmacologica nella popolazione anziana.