Una ricerca pubblicata su JAMA Network Open analizza il rapporto tra accesso digitale ai risultati, preoccupazione e bisogno di supporto da parte dei professionisti sanitari
Consultare subito i risultati degli esami oppure aspettare che sia il medico a spiegarli? Nell’era della sanità digitale, la possibilità di accedere ai referti attraverso i portali online offre alle persone maggiore autonomia e un accesso più rapido alle informazioni sulla propria salute. Ma non sempre conoscere immediatamente un risultato significa riuscire a interpretarlo senza preoccupazioni, soprattutto quando riguarda esami delicati o potenzialmente associati a una diagnosi importante. A fare il punto è uno studio pubblicato il 20 ottobre 2026 su JAMA Network Open PDF, che ha analizzato i livelli di ansia prima e dopo la consultazione dei risultati degli esami di laboratorio, insieme alle preferenze delle persone rispetto all’accesso ai referti futuri. La ricerca, condotta presso il Vanderbilt University Medical Center di Nashville, negli Stati Uniti, offre indicazioni utili per comprendere come conciliare trasparenza, autonomia e sostegno individuale. Il risultato principale è che la maggior parte delle persone non rinuncerebbe alla possibilità di consultare subito i propri referti. Tuttavia, una parte del campione sperimenta un aumento della preoccupazione, a conferma dell’importanza di accompagnare l’accesso alle informazioni con strumenti di comunicazione adeguati.
Lo studio nasce nel contesto statunitense, dove dall’aprile 2021, con l’entrata in vigore della norma sull’information blocking prevista dal 21st Century Cures Act, i centri medici rendono generalmente disponibili i risultati degli esami attraverso i portali digitali senza attendere una preventiva revisione da parte del professionista sanitario. Anche in Italia è possibile consultare online i risultati degli esami, attraverso il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) e i servizi digitali messi a disposizione dalle strutture sanitarie. Il FSE consente infatti ai cittadini di accedere ai propri documenti clinici, compresi i referti, anche se la disponibilità e le modalità di consultazione possono variare in base ai servizi attivati a livello regionale e dalle singole strutture.
Per valutare l’esperienza delle persone assistite, i ricercatori hanno inserito alcune domande in un questionario sulla qualità dell’assistenza, inviato elettronicamente dopo gli incontri sanitari. La raccolta dei dati si è svolta tra settembre e novembre 2025. Su 234.354 questionari distribuiti, 46.000 sono stati completati. L’analisi ha incluso 13.898 persone per le quali era stata confermata la consultazione dei risultati degli esami nei 45 giorni precedenti. L’età mediana era di 67 anni e il 57,5% dei partecipanti era costituito da donne. Circa due terzi avevano ricevuto almeno un risultato anomalo nei 45 giorni precedenti, mentre l’89,2% aveva consultato almeno un esame classificato come sensibile dal centro medico. Tra i partecipanti, 3.881 persone, pari al 28%, hanno riferito di essersi sentite abbastanza, molto o estremamente preoccupate mentre attendevano di visualizzare i risultati. I livelli più elevati di ansia iniziale erano associati al sesso femminile, a un maggior numero di condizioni concomitanti e, in particolare, alla fascia d’età compresa tra 35 e 49 anni. Non è stata invece rilevata un’associazione significativa tra l’ansia iniziale e la presenza di esami appartenenti alle categorie considerate sensibili.
Il dato più interessante riguarda ciò che accade dopo la consultazione dei referti. Per la maggior parte dei partecipanti, conoscere i risultati è stato associato a una riduzione dell’ansia oppure a nessun cambiamento. Secondo la figura riportata nello studio, il 57,6% ha riferito una diminuzione della preoccupazione, mentre il 37,8% non ha sperimentato variazioni. Il 4,6%, corrispondente a 629 persone, ha invece dichiarato di sentirsi un po’ più o molto più ansioso dopo aver visualizzato gli esami. L’aumento dell’ansia era più frequente tra coloro che avevano già manifestato livelli elevati di preoccupazione prima di consultare i risultati. Non è emersa, invece, un’associazione statisticamente significativa con la presenza di risultati anomali considerata nel suo complesso. Un elemento specifico riguarda gli esami potenzialmente utilizzati per la diagnosi di un tumore. La consultazione di questa categoria di risultati era associata a una maggiore probabilità di riferire un aumento dell’ansia. Il dato suggerisce che il significato attribuito a un esame e le possibili conseguenze delle informazioni ricevute possono essere importanti per l’esperienza individuale. Non dimostra, tuttavia, che la visualizzazione immediata dei referti provochi necessariamente ansia né che tutti i risultati anomali generino la stessa reazione. Anche l’età sembra avere un ruolo: le persone di almeno 80 anni presentavano una probabilità inferiore di riferire un aumento dell’ansia rispetto a quelle di età inferiore ai 35 anni.
Nonostante le preoccupazioni riferite da una parte del campione, la disponibilità immediata dei risultati rimane una preferenza nettamente prevalente. Complessivamente, 12.095 persone, pari all’88,3%, hanno dichiarato di voler continuare a consultare immediatamente i risultati degli esami futuri. Il 5,6% preferirebbe invece aspettare di parlare con un professionista sanitario, mentre il 6,1% non ha espresso una preferenza precisa. La propensione ad attendere un confronto con il medico era associata sia a livelli più elevati di ansia iniziale sia all’aumento della preoccupazione dopo la consultazione dei risultati. Un dato significativo emerge anche tra coloro che avevano riferito un peggioramento dell’ansia: il 79,5% di questo gruppo intendeva comunque continuare a consultare subito i referti futuri. La possibilità di accedere immediatamente alle informazioni sanitarie, quindi, resta importante anche per chi sperimenta preoccupazione. La risposta non sembra essere una rinuncia generalizzata all’accesso digitale, ma la ricerca di un equilibrio tra autonomia informativa e disponibilità di un supporto adeguato.
La pubblicazione immediata dei risultati degli esami rappresenta un cambiamento significativo nel rapporto tra cittadini e sistema sanitario. I portali digitali permettono di consultare rapidamente le informazioni personali e possono ridurre i tempi di attesa per conoscerle. Ma la disponibilità di un referto non coincide necessariamente con la sua comprensione. Un risultato può essere anomalo senza indicare automaticamente una malattia. Allo stesso modo, un dato apparentemente rassicurante deve essere interpretato nel contesto clinico individuale. Senza un adeguato accompagnamento, alcune persone possono attribuire ai risultati un significato diverso da quello effettivo. Gli autori sottolineano quindi la necessità di individuare e sostenere le persone che manifestano ansia in relazione agli esami, prima e durante la pubblicazione dei risultati. La sfida per i servizi sanitari consiste nel garantire la trasparenza senza trascurare le esigenze individuali. Questo significa rendere accessibili le informazioni, ma anche assicurare che le persone possano ricevere spiegazioni comprensibili e confrontarsi con un professionista quando ne hanno bisogno. Non tutti hanno le stesse necessità: per alcuni l’accesso immediato rappresenta uno strumento di autonomia e rassicurazione; per altri può diventare un momento di particolare vulnerabilità. Riconoscere queste differenze è essenziale per costruire servizi digitali realmente centrati sulla persona.
I risultati devono essere interpretati considerando alcuni limiti. L’indagine è stata condotta in un unico centro medico universitario statunitense, su una popolazione prevalentemente assicurata. Inoltre, le misure utilizzate per valutare l’ansia non erano state precedentemente validate e la partecipazione al questionario era volontaria. Anche il momento in cui è stata misurata l’ansia iniziale rappresenta un limite: la valutazione è avvenuta dopo che le persone avevano già consultato i risultati. Questo aspetto può influenzare il ricordo delle emozioni provate durante l’attesa. I dati, pertanto, non possono essere automaticamente generalizzati a tutte le popolazioni né trasferiti senza ulteriori verifiche al contesto italiano. Resta, tuttavia, un’indicazione rilevante per l’organizzazione dei servizi sanitari digitali: garantire l’accesso alle informazioni è fondamentale, ma altrettanto importante è mettere le persone nelle condizioni di comprenderle e affrontarle senza sentirsi sole. In una sanità sempre più orientata alla condivisione digitale dei dati, il valore dell’innovazione non si misura soltanto nella rapidità con cui un risultato diventa disponibile. Conta anche la capacità del sistema di riconoscere le diverse reazioni delle persone e offrire un sostegno proporzionato ai loro bisogni. La trasparenza, in altre parole, funziona davvero quando è accompagnata dalla possibilità di comprendere le informazioni e di ottenere, quando necessario, una spiegazione competente.
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