Salute 28 Aprile 2026 13:00

Epatiti virali, l’Oms lancia l’allarme da Bangkok: “1,34 milioni di morti l’anno e oltre 4.900 nuove infezioni al giorno”

Nel nuovo rapporto “Global hepatitis report 2026” l’Oms conferma progressi nella lotta alle epatiti virali B e C, ma avverte: il ritmo di avanzamento resta insufficiente per raggiungere l’obiettivo di eliminazione entro il 2030

di I.F.
Epatiti virali, l’Oms lancia l’allarme da Bangkok: “1,34 milioni di morti l’anno e oltre 4.900 nuove infezioni al giorno”

Le epatiti virali B e C continuano a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica globale. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Oms, il “Global hepatitis report 2026”, presentato a Bangkok, nel 2024 queste due infezioni sono state responsabili del 95% dei decessi correlati alle epatiti, con 1,34 milioni di morti nel mondo e circa 1,8 milioni di nuove infezioni l’anno. I dati confermano anche una tendenza positiva: rispetto al 2015, i nuovi casi di epatite B sono diminuiti del 32% e i decessi legati all’epatite C del 12%, risultati attribuiti all’espansione della vaccinazione e alla diffusione delle terapie antivirali ad alta efficacia. Come sottolinea il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, “eliminare l’epatite non è un’utopia, ma è possibile con un impegno politico costante e finanziamenti nazionali affidabili”. Tuttavia, avverte, “i progressi sono troppo lenti e disomogenei”.

Un carico globale ancora elevatissimo e diseguale

Nonostante i miglioramenti, il peso della malattia resta enorme. Nel mondo, nel 2024, circa 287 milioni di persone convivevano con un’infezione cronica da epatite B o C. L’impatto maggiore si concentra nelle aree a basso e medio reddito, in particolare nella regione africana e nel Pacifico occidentale. Per l’epatite B si stimano 0,9 milioni di nuovi casi nel 2024, con il 68% delle infezioni registrate in Africa. Nella stessa regione, solo il 17% dei neonati riceve la vaccinazione alla nascita, nonostante il vaccino sia in grado di prevenire oltre il 95% delle infezioni. Per l’epatite C, nello stesso anno si registrano circa 0,9 milioni di nuove infezioni, con un ruolo significativo delle trasmissioni legate all’uso di droghe per via iniettiva, che rappresentano il 44% dei nuovi casi.

Diagnosi e cure: il nodo dell’accesso resta critico

Uno dei punti più critici evidenziati dall’Oms riguarda l’accesso alle cure. Meno del 5% delle persone con epatite B cronica riceve oggi un trattamento antivirale a lungo termine. Per l’epatite C, nonostante terapie in grado di garantire la guarigione in oltre il 95% dei casi in 8–12 settimane, solo il 20% dei pazienti accede effettivamente al trattamento. Secondo l’Oms, questa distanza dagli obiettivi globali si traduce in milioni di diagnosi mancate e infezioni non trattate, che continuano a evolvere verso cirrosi e carcinoma epatocellulare, principali cause di morte correlate alle epatiti. La direttrice del Dipartimento Oms per Hiv, tubercolosi, epatiti e infezioni sessualmente trasmissibili, Tereza Kasaeva, richiama con forza l’urgenza dell’intervento: “ogni diagnosi mancata e ogni infezione non trattata rappresentano una morte prevenibile”.

Le leve per accelerare: prevenzione, test e integrazione dei servizi

L’Oms ribadisce che gli strumenti per eliminare le epatiti virali esistono già: vaccini efficaci, terapie antivirali e percorsi di cura consolidati. Il problema non è la mancanza di soluzioni, ma la loro distribuzione diseguale. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della vaccinazione alla nascita contro l’epatite B, l’ampliamento della diagnosi precoce, l’integrazione dei servizi nei sistemi di assistenza primaria e il potenziamento delle strategie di riduzione del danno per le popolazioni più esposte, in particolare per chi fa uso di droghe per via iniettiva. Il report sottolinea anche la necessità di “maggiore impegno politico e maggiori finanziamenti”, insieme a una più ampia copertura vaccinale e all’estensione della profilassi per prevenire la trasmissione materno-infantile del virus B. Senza un’accelerazione significativa su prevenzione, diagnosi e trattamento, l’obiettivo di eliminare le epatiti virali come minaccia per la salute pubblica entro il 2030 rischia di restare fuori portata, nonostante la disponibilità di strumenti già oggi efficaci.

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