Emerge dai dati della sorveglianza SEIEVA coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, con un focus sul focolaio in Campania e sui principali fattori di rischio
Nel 2025 le epatiti virali in Italia mostrano un andamento non uniforme, con segnali incoraggianti ma anche elementi di attenzione. Da un lato si registra un calo dei casi di epatite B e C, dall’altro emerge un aumento significativo dell’epatite A e, in misura più contenuta, dell’epatite E. A fotografare la situazione è il bollettino del sistema di sorveglianza SEIEVA, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e integrato con la rete PREMAL del Ministero della Salute. Il quadro che ne emerge racconta una realtà in cui la prevenzione resta centrale, ma deve adattarsi a comportamenti e contesti in continua trasformazione.
Epatite A, numeri in crescita e focolai attivi
L’incremento più evidente riguarda l’epatite A. Nel 2025 i casi notificati sono stati 631, in aumento rispetto ai 443 dell’anno precedente. Dopo un picco registrato a settembre, i primi mesi del 2026 mostrano un’ulteriore crescita, con un massimo a marzo. I casi più recenti sono stati registrati prima in Campania e poi nel Lazio. Alla base di questo aumento ci sono soprattutto fattori legati alla trasmissione alimentare. In particolare, il consumo di frutti di mare emerge come elemento ricorrente, segnalato in un numero crescente di casi. Accanto a questo, si osserva anche un aumento dei contagi legati alla trasmissione sessuale tra uomini che fanno sesso con uomini, segno di una diffusione che non si limita a un solo ambito ma coinvolge comportamenti diversi.
Il focus sulla Campania e la risposta sanitaria
Nelle ultime settimane l’attenzione si è concentrata in particolare sulla Campania, dove si è registrato un aumento dei casi di epatite A. Per fronteggiare la situazione è stato attivato un gruppo di lavoro coordinato dal Ministero della Salute, con il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità e dei servizi regionali di prevenzione. L’obiettivo è rafforzare le attività di sorveglianza e contenimento, intervenendo sia sul fronte sanitario sia su quello della sicurezza alimentare, elemento chiave nella diffusione dell’infezione.
Prevenzione: igiene e vaccinazione restano centrali
La prevenzione dell’epatite A passa innanzitutto da comportamenti quotidiani. L’attenzione all’igiene, dalla corretta manipolazione degli alimenti al lavaggio accurato di frutta e verdura, rappresenta una misura fondamentale, così come la cottura adeguata dei cibi, in particolare dei molluschi. A queste si affianca la vaccinazione, che garantisce una protezione efficace e duratura, raccomandata soprattutto per chi viaggia in aree ad alta endemia, per i soggetti con epatopatie croniche e in presenza di comportamenti a rischio.
Epatite B e C in calo, ma non scompaiono i rischi
Segnali positivi arrivano invece dall’epatite B e C. Nel 2025 i casi di epatite B acuta scendono a 148, mentre quelli di epatite C si fermano a 51. Nonostante la diminuzione, restano evidenti alcuni fattori di rischio, in particolare l’esposizione a trattamenti estetici come tatuaggi, piercing e manicure, le cure odontoiatriche e i comportamenti sessuali non protetti. Si tratta di ambiti in cui la prevenzione, attraverso controlli adeguati e maggiore consapevolezza, può fare ancora la differenza.
Epatite E, una crescita che riguarda soprattutto gli anziani
Continua invece il trend in aumento dell’epatite E, con 92 casi registrati nel 2025. L’infezione interessa prevalentemente persone oltre i 55 anni, con una maggiore incidenza tra gli uomini. Tra i fattori di rischio emerge il consumo di carne suina o di cinghiale cruda o poco cotta, confermando ancora una volta il ruolo centrale delle abitudini alimentari nella diffusione delle epatiti virali.
Una prevenzione sempre più mirata
Nel complesso, i dati indicano come la prevenzione delle epatiti virali debba essere sempre più mirata e personalizzata. Se da un lato le strategie vaccinali e di controllo sanitario stanno producendo risultati importanti, dall’altro i cambiamenti nei comportamenti e negli stili di vita richiedono un’attenzione costante. Alimentazione sicura, pratiche igieniche corrette e informazione restano gli strumenti più efficaci per contenere la diffusione delle infezioni e ridurre il rischio per la salute pubblica.
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