Nella Repubblica Democratica del Congo i casi confermati di Ebola da virus Bundibugyo hanno raggiunto quota 515, con 91 decessi. L'Oms segnala una rapida evoluzione dell'epidemia e una diffusione che ha già oltrepassato i confini nazionali coinvolgendo l'Uganda
L’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo continua a destare forte preoccupazione in Africa centrale. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il numero dei contagi nella Repubblica Democratica del Congo è in costante aumento e la diffusione del virus ha ormai interessato anche l’Uganda attraverso casi importati e successivi episodi di trasmissione. Al 6 giugno, nella Repubblica Democratica del Congo sono stati confermati 515 casi e registrati 91 decessi. In Uganda i casi confermati sono 19, ai quali si aggiunge un caso probabile conclusosi con la morte del paziente. Complessivamente, i due Paesi contano 534 infezioni confermate e 93 decessi.
La maggior parte dei casi concentrata nell’Ituri
L’epidemia continua a colpire soprattutto la provincia dell’Ituri, dove si concentra la quasi totalità delle infezioni confermate. Le aree più interessate risultano essere Bunia, Rwampara, Mongbwalu e Nyankunde. L’Oms sottolinea che il tasso di letalità potrebbe essere superiore a quello attualmente rilevato, poiché alcuni decessi avvenuti prima della dichiarazione ufficiale dell’epidemia sono ancora oggetto di approfondimento. Nel frattempo il virus è stato segnalato in 25 zone sanitarie distribuite tra le province dell’Ituri, del Nord Kivu e del Sud Kivu. A preoccupare è anche il coinvolgimento degli operatori sanitari: finora sono stati confermati 16 casi tra personale medico e assistenziale, un elemento che aumenta la pressione sui servizi sanitari locali.
Preoccupa la diffusione oltre confine
L’Uganda continua a rappresentare il principale Paese coinvolto dalla diffusione transfrontaliera del virus. Secondo l’Oms, 14 dei 19 casi confermati sono stati importati dalla Repubblica Democratica del Congo, mentre gli altri riguardano cittadini ugandesi. Al momento non sono stati rilevati focolai di trasmissione comunitaria. I rischi maggiori restano legati ai contatti in ambito sanitario e ai frequenti spostamenti lungo il confine tra i due Paesi. Particolare attenzione è stata dedicata anche a un caso che ha coinvolto un cittadino congolese transitato attraverso l’Uganda e successivamente negli Emirati Arabi Uniti. Le verifiche epidemiologiche condotte finora non hanno individuato casi secondari né segnali di trasmissione locale, portando le autorità sanitarie a classificare come molto basso il rischio associato all’episodio.
Le difficoltà sul campo
Le attività di contenimento dell’epidemia devono fare i conti anche con una situazione di sicurezza complessa. L’Oms segnala un aumento degli incidenti che hanno interessato strutture sanitarie e operatori impegnati nella risposta all’emergenza. Queste condizioni rendono più difficile raggiungere alcune aree colpite, rallentano le attività di sorveglianza e aumentano il rischio che alcuni casi sfuggano all’identificazione. Al momento sono stati individuati oltre 5mila contatti dei pazienti infetti, ma il monitoraggio resta particolarmente impegnativo nelle zone più instabili.
Un piano di risposta da oltre 500 milioni di dollari
Per sostenere i Paesi coinvolti e quelli maggiormente esposti al rischio di diffusione del virus, l’Oms, i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) e altri partner internazionali hanno lanciato un piano continentale di preparazione e risposta. L’iniziativa prevede una richiesta di finanziamento pari a 518 milioni di dollari destinati a rafforzare la capacità di individuare rapidamente i casi, contenere i focolai e sostenere le attività di prevenzione. Nella più recente valutazione del rischio, l’Oms ha confermato un livello “molto alto” per la Repubblica Democratica del Congo, mentre per l’Uganda il rischio resta classificato come “elevato”. Analoga valutazione riguarda i Paesi confinanti, dove la mobilità della popolazione e i collegamenti commerciali possono favorire la diffusione dell’infezione.
Nessuna restrizione ai viaggi
Nonostante la situazione epidemiologica resti delicata, l’Organizzazione mondiale della sanità continua a non raccomandare restrizioni ai viaggi o agli scambi commerciali con la Repubblica Democratica del Congo e con l’Uganda. Per il resto della regione africana e a livello globale il rischio viene attualmente considerato basso. L’Oms assicura comunque un monitoraggio costante dell’evoluzione dell’epidemia e delle eventuali implicazioni internazionali.
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